Export lapideo italiano 2015: perdite in quantità e valore (al netto del favorevole cambio euro/dollaro)

Prendendo spunto dalle prime anticipazioni del XXVII rapporto mondiale sull’andamento del marmo e delle pietre, redatto da dott. Carlo Montani, possiamo mettere in evidenza che la congiuntura del 2015 ha visto una crescita più attenuata rispetto al passato della produzione e dei consumi mondiali, assommando a circa 140 milioni di tonnellate nette, per un aumento di due punti percentuali; all’opposto, l’interscambio mondiale complessivo, dal punto di vista quantitativo, ha ottenuto una diminuzione dell’ordine del meno 7%, in valore assoluto si è trattato di circa 4 milioni di tonnellate.

In questo scenario diventa interessante osservare brevemente l’andamento dell’Italia, il cui consuntivo può essere definito sostanzialmente stazionario, se non addirittura negativo nella disamina delle quantità nell’arco degli ultimi quindici anni.

Andiamo con ordine: le esportazioni italiane in quantità di materiale lapideo grezzo hanno raggiunto la quota di 1.413.841 tonnellate, un risultato inferiore non solo all’annualità precedente, ma addirittura bisogna risalire al 2009, l’anno peggiore per le vendite italiane, per incontrare un dato quantitativo minore. Nell’arco dell’ultimo anno le tonnellate perse sono state più di 94mila e diventano addirittura 150mila se si confrontano con quelle del 2013, l’anno record per quanto riguarda la vendita all’estero da parte delle aziende lapidee italiane di materiale grezzo. In termini percentuali il calo complessivo è stato del -6,3%.

Nel dettaglio delle componenti segnaliamo che i calcarei grezzi, pari ad un export di circa 1.275.964 tonnellate nell’ultimo anno, hanno registrato il peggior risultato dell’ultimo quinquennio, perdendo circa 100mila tonnellate di materiale nell’ultimo periodo, per un calo delle quantità esportate del -7%. All’opposto per i silicei grezzi la quota esportata ha raggiunto le 138mila tonnellate, in crescita del +1,3% nel raffronto con il 2014, nonostante si tratti ancora del secondo peggior risultato degli ultimi quindici anni.

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Se le quantità di materiale grezzo esportate nel 2015 hanno sostanzialmente mostrato dei numeri non soddisfacenti, cambia lievemente il saldo finale se si osserva l’andamento dei lavorati lapidei. In questo caso i lavorati semplici hanno perso il -12% rispetto al’anno precedente toccando con 116mila tonnellate il livello più basso di sempre, mentre la componente di maggior importanza, i lavorati speciali, con 1.475.998 tonnellate, hanno leggermente incrementato la loro quantità nel raffronto con il 2014, un +0,9% che mostra una ripresa, ma che risulta il terzo più sfavorevole trend negli ultimi sei anni.

L’ardesia con 10mila tonnellate esportate è aumentata del +10,7% in un solo anno.

In sostanza il complesso dei materiali lapidei lavorati e usciti dall’Italia nell’ultimo anno assomma a circa 1,6 milioni di tonnellate, una quantità sostanzialmente stabile rispetto all’anno 2014, con un piccolissimo calo quantificabile percentualmente in un -0,1%, sufficiente comunque a rendere il consuntivo 2015 il peggior di sempre.

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Infine è doveroso considerare che la quota totale di materiale lapideo complessivamente esportato, sia lapideo grezzo che lavorato, ha superato di poco i 3 milioni di tonnellate, rappresentando il risultato meno buono degli ultimi quindici anni, con la sola eccezione dell’anno horribilis 2009.

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Giova a questo punto una breve disamina del giro di affari dell’export italiano, considerando che la valuta del dollaro statunitense è quella maggiormente rappresentativa delle reali dinamiche registratesi nell’anno 2015.

Se le valutazioni delle quantità esportate ha segnato il passo, soprattutto in un’analisi più tendenziale delle serie storiche del settore, ancor meno rassicuranti appaiono gli andamenti del valore delle vendite.

Se il cambio euro/dollaro può aver facilitato i fatturati di alcune aziende italiane, difatti l’esportazione lapidea si è incrementata, sia pure in misura contenuta, nel ragguaglio alla moneta unica europea, meno propensi alla soddisfazione appaiono coloro che valutano i bilanci aziendali al netto dei favorevoli mutamenti monetari.

I calcarei grezzi esportati a consuntivo 2015 sono stati pari a 377 milioni di dollari, un valore in diminuzione del -14,2% rispetto al 2014 e che risulta il saldo economico meno favorevole dell’ultimo quinquennio. Con valori minori, pari a 45 milioni di vendite, anche i silicei grezzi perdono quote, un -4,8% rispetto al 2014 che registra il peggiore risultato degli ultimi anni. La conseguenza è che il differenziale delle vendite effettuate nel complesso dei materiali lapidei grezzi da parte delle imprese italiane nel 2015 è stato del -13,3% rispetto a quello del 2014. Il totale di 423 milioni di dollari è stato l’ammontare meno propizio degli ultimi cinque anni, pur mantenendo un livello valoriale superiore a quelli raggiunti fino al 2010.

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Non cambia sostanzialmente il giudizio se la valutazione si sofferma sulle vendite dei materiali lapidei lavorati, anche in questo caso la componente più rappresentativa, quella dei lavorati speciali, ha ottenuto vendite per quasi 1.762 milioni di dollari, in calo del -9,8% nel raffronto con il 2014. Il valore a consuntivo 2015 risulta il peggiore degli ultimi tre anni e allargando la valutazione ad un arco di tempo decennale, l’ipotetica graduatoria per valore pone l’ultimo anno in un posizione mediana, difatti ben cinque annualità hanno registrato valori di vendite migliori.

Perdite nell’ordine del -25% sono riscontrabile per i lavorati semplici e variazioni negative del -1,5% per l’ardesia. Il totale del lapideo lavorato ha perso circa 10 punti percentuale nel 2015 rispetto all’annualità precedente.

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Sostanzialmente dello stesso valore, in specifico -10,7%, è quello identificativo della variazione in valore attribuibile alle vendite complessive del settore lapideo italiano, sia nella componente dei materiali lapidei grezzi sia di quelli lavorati, per un totale di vendite all’estero pari a 2.224 milioni di dollari statunitensi.

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In sentesi possiamo affermare che le valutazioni più che entusiastiche descritte anche di recente da alcuni analisti di settore, lasciano il campo alla critica roditrice dei numeri che, nel nostro caso, mostrano un ventaglio di difficoltà del settore lapideo italiano da non sottovalutare e da monitorare con accuratezza alle prossime scadenze.