Export mondiale: chi sale e chi scende. Una congiuntura a macchia di leopardo

Il rapporto 2016 (Foto MarmoNews)

L’interscambio lapideo mondiale, dopo la notevole battuta d’arresto del 2015, ha ripreso a crescere, sia pure con notevoli vischiosità, e nel 2016 ha messo a segno una crescita complessiva dello 0,9 per cento, portandosi a 53,5 milioni di tonnellate, al netto dei sottoprodotti. Si tratta di un risultato positivo, laddove sia visto nell’ottica di una congiuntura difficile anche per i materiali concorrenti, ma non si deve dimenticare che è stato conseguito a fronte di una flessione contestuale dei ricavi pari al sette per cento, con un calo del giro d’affari superiore al miliardo e mezzo di dollari.
Nell’ambito degli otto maggiori protagonisti, che hanno contribuito all’export mondiale con uno “share” di almeno un punto, e che hanno ascritto il 70,6 per cento delle spedizioni globali, quattro hanno progredito, mentre altri quattro hanno visto ridurre le proprie quote. Il primo gruppo comprende India (+ 12.3), Brasile (+ 5.3), Grecia (+ 1.7) e Turchia (+ 1.6) mentre nel secondo trovano posto Portogallo (- 4.2), Spagna (- 6.7), Italia (- 7.3) e Cina (- 9.1). Quest’ultimo Paese mantiene il primato dell’export in cifra assoluta, grazie al forte vantaggio precedente, esprimendo tuttora il 21,6 per cento del totale, ed avendo fatturato 11,6 miliardi di dollari, ma il suo vantaggio sull’India si è dimezzato, riducendosi a poco più di tre punti.
Nella graduatoria degli otto Paesi leader, il 2016 ha visto il sorpasso del Brasile, salito al quinto posto assoluto ai danni della Spagna, mentre la Turchia ha consolidato il terzo posto, con uno “share” del 12,4 per cento. E’ da notare che i primi tre esportatori hanno assommato, da soli, il 52,3 per cento delle spedizioni mondiali, confermando una leadership che consente, in larga misura, un sostanziale controllo quantitativo dei mercati.
L’Italia, dal canto suo, ha confermato un trend discendente di lungo periodo, conservando il quarto posto ma perdendo un ulteriore mezzo punto nella quota di mercato mondiale, scesa al 5,2 per cento, ed ascrivendo una decrescita percentuale che risulta inferiore soltanto a quella della Cina. Va peraltro soggiunto che nel suo export del prodotto finito, struttura portante dell’export italiano, la quotazione media si continua a porre ai vertici mondiali, con un prezzo di oltre 68 dollari per metro quadrato equivalente (allo spessore convenzionale di cm. 2), che risulta quasi doppio rispetto a quello planetario.
Il panorama complesso del lapideo italiano, che cede anche nella graduatoria produttiva, dove si colloca al sesto posto con il 4,3 per cento dei volumi estratti nel mondo (dietro Cina, India, Turchia, Brasile ed Iran), trova completamento anche nell’import, pressochè dimezzato nel lungo periodo, con un consuntivo per il 2016 sceso a poco più di un milione di tonnellate: anche in questo caso, al sesto posto mondiale. Poiché l’import dell’Italia risulta costituito in larga maggioranza da grezzi, ne consegue la conferma di una tendenza al ribasso anche per quanto si riferisce alle attività trasformatrici nazionali.
Le conclamate esigenze di maggiori attenzioni per il settore lapideo italiano e per la sua notevole importanza socio-economica, in specie nei tradizionali distretti leader, ne traggono motivi di ulteriore ed evidente validità, assieme a quelle di adeguati interventi in campo infrastrutturale, finanziario, professionale, e naturalmente, nel sistema di promozione.