Marmo e Sviluppo: Un binomio inscindibile

L’idoneità del settore lapideo ad avviare politiche di sviluppo dove altre industrie non potrebbero avere analoga capacità tecnologica e cromatica è fuori discussione, ed è stata riconosciuta nelle sedi più qualificate, a cominciare dall’ONU, con apposita Dichiarazione del 1976. In precedenza, il IX Congresso dell’industria marmifera europea aveva attirato l’attenzione dei Governi nazionali e regionali sul ruolo trainante della pietra anche in chiave sociale, ed aveva costituito la Federazione internazionale del settore con lo scopo di promuovere la crescita del comparto (1964).

 

Oggi, sono tanti i comprensori, o meglio i Paesi in cui la valorizzazione di questa importante risorsa naturale ha permesso di conseguire risultati occupazionali e sociali di buona consistenza: non a caso, la forza lavoro impiegata nel lapideo a livello mondiale avrebbe raggiunto, secondo stime mai smentite, 18 milioni di unità. Non a caso, in diversi Stati è stato riconosciuto alla pietra un ruolo strategico, assimilato a quello del comparto minerario.

 

In questo senso, il progresso è incontestabile, avendo tratto largo vantaggio dalla diffusione sostanzialmente universale delle riserve, ed in misura non inferiore dal forte avanzamento tecnologico. Ciò, sebbene in diversi Paesi la politica di ricerca sia tuttora limitata (soltanto in pochi casi la conoscenza del territorio è davvero esaustiva, come in alcuni Stati europei, in Arabia Saudita od in Turchia), facendo presumere che altre importanti risorse possano essere condotte alla vista e quindi alla coltivazione.

 

In alcuni casi, lo sviluppo è stato esponenziale. Del resto, negli ultimi venti anni la produzione ed i consumi mondiali sono sostanzialmente raddoppiati, senza dire che approfondite indagini scientifiche (condotte dal Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Siena) hanno permesso di rilevare come il volume dei marmi e delle pietre scavati nel mondo dal 1950 in poi sia stato superiore a quello di tutte le epoche precedenti messe insieme. Chi si ostinasse a pensare che il settore lapideo svolge un ruolo di retroguardia nel quadro di concessioni ad un prestigio retorico e magniloquente, è servito.

 

Per comprendere quanto siano ampie le dimensioni del settore, basti dire che la produzione mondiale del 2016, al netto degli scarti di cava, risulta non lontana dai 150 milioni di tonnellate, metà delle quali destinate ad un fiorente interscambio.

 

Il progresso assicurato dal comparto, a parte quello economico e tecnologico, spazia in un contesto di maggiore ampiezza e non è alieno dal volare alto. Oggi, la progettazione più moderna e competente ha riscoperto gli utilizzi del marmo, del granito e delle altre pietre sia nell’edilizia di rappresentanza, sia in quelle civili ed economiche, grazie a caratteri funzionali ed espressivi di grande competitività. Vale la pena di ribadire che le economie di durata e di manutenzione dei lapidei sono tali da motivare ampiamente qualche differenza di prezzo, che soltanto in prima battuta può consentire la formulazione di riserve senza reale fondamento tecnico.

 

L’ottimizzazione nel modo di vivere dell’uomo contemporaneo, quasi ininterrotta da oltre un secolo, ha trovato un fondamento significativo nell’espansione degli impieghi di materiali nobili, a cominciare dal marmo e dalle altre pietre. Ciò che un tempo era riservato ad una schiera molto ristretta di fruitori ha finito per diventare accessibile quasi a chiunque: motivo di più per sottolineare come il consumo medio per abitante, che nel mondo di oggi ammonta a circa un metro quadrato ogni quattro abitanti, con punte massime nell’Europa mediterranea che superano il metro pro-capite, sia destinato ad aumentare, potenziando un trend in ascesa in atto dagli anni cinquanta del secolo scorso, e migliorando ulteriormente la “way of life”.

Modificazione strategiche in campo lapideo: il caso del Sudafrica

Esclusivista di talune tipologie ai massimi livelli mondiali, soprattutto in campo siliceo, il Sudafrica vanta una lunga tradizione esportatrice, soprattutto di blocchi, che in tempi più recenti si è dovuta confrontare con la crescita della concorrenza, senza trascurare la difesa della qualità, ed in qualche misura, senza ignorare le strategie di opportuno contenimento quantitativo dei volumi spediti all’estero, senza comprometterne i livelli tecnologici ed estetici. I mercati tradizionali hanno accolto con favore tali opzioni produttive e distributive, con particolare riguardo a quelli europei, guidati da Italia e Polonia, mentre in altri casi si sono registrate contrazioni di qualche rilievo.

Non a caso, l’export grezzo dal Sudafrica, costituito in larghissima prevalenza da graniti, ha chiuso il 2016 con un giro d’affari per 53,6 milioni di dollari, con una flessione del 40,6 per cento rispetto al 2008, e con vendite per circa 344 mila tonnellate, in calo del 26 per cento nei confronti del medesimo anno base, mentre il valore medio per unità di prodotto è riuscito a contenere il regresso in meno di un quinto. Sul piano strategico, una conseguenza particolarmente significativa ha avuto riguardo alla crescita quasi speculare dell’export di lavorati, a tutto vantaggio del valore aggiunto locale. Infatti, sempre nel 2016 il Sudafrica ha spedito all’estero prodotti finiti per 27,6 milioni di dollari, ascrivendo un aumento di circa 84 punti percentuali nei confronti del 2008, mentre il volume, di poco inferiore alle 60 mila tonnellate, è cresciuto del 29,8 per cento. Dal canto suo, il valore medio del manufatto esportato ha messo a segno un incremento superiore al 41 per cento.

E’ ovvio che non si tratta di cifre casuali, ma che a monte di questi consuntivi esistono decisioni di importanti investimenti anche nel campo della trasformazione, con apporti non marginali della tecnologia italiana. Sta di fatto che in meno di un decennio l’esportazione lapidea sudafricana ha visto crescere la quota del prodotto finito in maniera quasi impetuosa: non a caso, il suo “share” è pervenuto ad un terzo del totale, contro il dieci per cento scarso del 2008. Ciò significa che gli investimenti, oltre al momento produttivo, si sono estesi positivamente a quello distributivo e promozionale, non senza conseguire risultati di qualche rilievo anche sul piano socio-economico, in un contesto caratterizzato da forti attese di sviluppo.

Si tratta di un successo che non inficia la tradizionale priorità del grezzo, e che anzi la ribadisce, con un risultato tanto più degno di nota, in quanto le produzioni sudafricane, fatta eccezione per volumi complementari di ardesia e di marmi colorati, riguardano soprattutto i graniti di tonalità scura. Segno evidente che la clientela internazionale ne apprezza i parametri qualitativi, unitamente alle strategie di attenta difesa del prodotto che costituiscono, non da oggi, un punto di forza dell’industria estrattiva locale ed un valido paradigma di riferimento per quelle altrui. Del resto, sia pure con prudente attenzione, il volume mondiale dell’export di lavorati considerato nel suo complesso ha raggiunto il limite psicologico del 50 per cento, ed una quota notevolmente superiore del valore corrispondente, affermandosi quale asse portante dell’intero comparto.

Campedelli Marmi

    Famiglia Campedelli

    La storia di Campedelli Marmi parte da lontano. Un’azienda che ha saputo innovarsi e crescere, in un mercato, quello della lavorazione della pietra, sempre più competitivo e intento a rinnovarsi.

    Campedelli ha trovato la sua innovazione in un impianto di resinatura, che ha aumentato la produzione dell’impresa veronese del 40%.

    La storia dell’azienda ha le sue radici nella Valpantena.

    Ce la racconta Albino Campedelli, fondatore dell’omonima famiglia che con sapiente maestria tramanda il business di generazione in generazione e rappresenta attualmente uno dei migliori esempi di made in Italy nel mondo nel settore della pietra.

     

    Correva l’anno 1967.

    Siamo nati con la nascita e lo sviluppo delle prime lavorazioni del marmo in Valpantena, negli anni ’60. Proprio in quel periodo grazie all’intuizione e alla dedizione, nasce l’omonima ditta Albino Campedelli.

    Il costante sviluppo commerciale e produttivo ha visto il graduale ingresso dei figli fino alla trasformazione da ditta artigiana in Campedelli Marmi Srl”.

     

    Dal 1967 al 2016 il tempo sembra quasi volato. Eppure il mondo nel frattempo è cambiato; l’azienda è cresciuta e si è evoluta, e le complessità sono triplicate.

    L’anno 2016 è stato un anno nel complesso positivo sotto diversi aspetti” spiega con ottimismo Albino Campedelli.  “In primo luogo gli investimenti effettuati in macchinari di ultima generazione hanno reso l’azienda, già competitiva sul mercato, ancora più innovativa, tecnologica e in grado di offrire maggior quantità di prodotto finito in minor tempo.

    Nonostante il tempo impiegato nel montaggio e perfezionamento di tali macchinari, in pochi mesi siamo riusciti a recuperare buona parte della produzione venuta meno in quel periodo.

    In secondo luogo le vendite hanno mostrato un trend positivo che ha portato ad un aumento del fatturato”.

     

    Nei 10.000 metri quadrati di area produttiva lavora personale altamente qualificato, che seleziona e lavora le migliori qualità di marmo per progetti e superfici di medie e grandi dimensioni. Ma quali sono nello specifico i materiali che lavorate?

     

    “Nel nostro catalogo abbiamo vari materiali lapidei italiani particolarmente difficili da lavorare come Botticino, Travertino Classico, Travertino Noce, Breccia Oniciata, Daino, Bianco Carrara, Rosso Verona, Giallo d’Istria e Arabescato Orobico. Gli investimenti effettuati in macchinari e tecnologie ci hanno permesso da una parte di abbattere i costi di produzione e manodopera e dall’altra di raggiungere un alto standard qualitativo e quantitativo.

    Anni fa producevamo anche su misura per progetti come aeroporti e ville private oggi invece riceviamo molte richieste di prodotti semilavorati. Da Stallavena, in provincia di Verona, ai piedi dei monti Lessini, al deserto arabico. C’è un doppio filo che lega questi luoghi così distanti, ma al contempo così vicini.

    I mercati più importanti sono stati e sono tutt’ora localizzati nei Paesi Arabi. I nostri prodotti sono infatti destinati ai mercati del Golfo Persico, Emirati Arabi Uniti, Libano, Iraq e anche Libia e Marocco. In questi paesi siamo riconosciuti come un partner affidabile sia per quanto riguarda i tempi di consegna che per le caratteristiche e le qualità del prodotto, e abbiamo rapporti consolidati con clienti che ci hanno accompagnati negli ultimi 30 anni della nostra storia aziendale

     

    Com’è stato possibile innovare? Investendo.

    Per la ditta veronese, migliorare la produzione, il controllo qualità e potenziare la commercializzazione dei suoi prodotti è sempre stato considerato un dovere professionale.

     

    Recentemente l’azienda ha dedicato un’intera area produttiva ad un nuovo impianto di resinatura Breton.

     

    Il nostro impianto Breton comprende: jot di carico, due forni di essicazione di 30 piani cadauno, applicatore automatico delle rete, due forni di catalisi di 30 piani cadauno, un jot intermediario, una lucidatrice Levibreton con 17 mandrini e jot di scarico. L’utilizzo di tali macchinari è stato fin da subito chiaro ed intuitivo. Abbiamo riscontrato miglioramenti sia in termini di qualità che di quantità e un conseguente aumento della produzione del 40 per cento”.

     

    Una soddisfazione, quella della famiglia Campedelli, misurata anche nel servizio post-vendita garantito da Breton.

     

    Nei primi mesi di regolare produzione siamo ricorsi più volte all’assistenza Breton per risolvere alcuni intoppi di collaudo. Il personale dell’assistenza online come i tecnici/montatori si sono mostrati, in ogni situazione puntuali, professionali e determinati nel risolvere il problema creatosi”.

     

    Breton garantisce infatti un hotline service attivo 24 ore al giorno grazie anche alle sedi dell’azienda negli Stati Uniti, in Cina, India, Australia e Brasile.

    Un servizio telefonico prestato da tecnici altamente specializzati con possibili interventi tecnici direttamente sulla macchina installata presso il cliente, senza che sia necessaria la presenza dell’operatore. Un presente roseo, e un futuro che lo potrà essere ancor di più.

     

    Africa: un continente lapideo in lista d’attesa

    Le risorse naturali di marmi e pietre sono diffuse dovunque, ma in taluni casi la loro valorizzazione è tuttora marginale. Da questo punto di vista, parlando di grandi aggregati geografici, l’esempio dell’Africa è davvero emblematico: le ricchezze dei suoi giacimenti sono enormi, ma le strozzature che ne precludono lo sviluppo sono ben lungi dall’essere rimosse, nonostante gli auspici espressi più volte nelle sedi della cooperazione internazionale. In altri settori, anche collaterali, non è così: basti pensare a quello dei diamanti, in cui la produzione africana, guidata da Botswana e Congo, esprime una significativa maggioranza.
    In campo lapideo, le tradizioni dell’Africa sono fra le più antiche, come attestano l’impiego dei suoi materiali nell’Impero Romano, le grandi opere egiziane, ed il livello avanzato che le tecniche estrattive avevano raggiunto in epoca storica. E’ una referenza che non basta: oggi, la quota mondiale di marmi e pietre spettante all’Africa è attestata su livelli molto contenuti, con stime produttive per il 2016 che si attestano intorno al sei per cento del totale, grazie all’apporto di due soli Paesi leader, quali Egitto e Sudafrica, Il primo dei quali è notevolmente sviluppato anche a livello di lavorazione, mentre il secondo risulta titolare di alcune esclusive prestigiose, con particolare riguardo a quelle del granito nero. Altrove, se si eccettua l’attività di cava in qualche giacimento di alto valore merceologico e cromatico, in genere ad iniziativa extra-continentale, e spesso italiana, come in Angola, Madagascar, Namibia e Zimbabwe, le strutture imprenditoriali di settore che possano definirsi competitive sono oggettivamente carenti.
    C’è di più: qualche iniziativa mista di verticalizzazione non ha dato i risultati in cui si era confidato, sia per un’insufficiente qualificazione professionale, sia per talune difficoltà contingenti come quelle per l’ottenimento delle concessioni, per la gestione dei trasporti e per l’acquisizione di tecnologie in tempi funzionali. Si deve aggiungere che la politica di servizio da parte dei fornitori extra-continentali non è sempre ottimale: ad esempio, per quanto riguarda la disponibilità in tempo reale di ricambi e beni strumentali, più che mai basilare.
    Negli ultimi decenni si sono organizzate importanti conferenze internazionali come quelle di Dakar e Lusaka, aventi lo scopo di promuovere forme di collaborazione con imprese di Europa, America od Asia, e con il supporto di forti Organizzazioni istituzionali, comprese quelle di espressione ONU, ma alla resa dei conti la carenza di infrastrutture, le difficoltà di accesso ai giacimenti, la mancanza di adeguati aggiornamenti professionali, l’incertezza del diritto e la stessa instabilità politica hanno finito per esaltare i limiti dell’Africa lapidea, a danno di oggettive e diffuse potenzialità.
    E’ inutile aggiungere che l’iniziativa locale sconta negativamente le suddette carenze, cui si aggiungono quelle di natura finanziaria, a più forte ragione vincolanti. Esiste qualche eccezione, come nei Paesi dell’Africa mediterranea (Algeria e Tunisia), in Marocco ed in Etiopia, ma si tratta di fattispecie pur sempre circoscritte, anche se in qualche caso hanno dato luogo ad investimenti significativi sia nella fase estrattiva che in quella trasformatrice, con l’apporto di tecnologie italiane sempre apprezzate per qualità, rendimenti e sicurezza.
    Non è azzardato affermare che la struttura operativa è rimasta spesso di tipo post-coloniale, sia pure non senza contributi relativamente apprezzabili allo sviluppo socio-economico delle zone interessate. Tuttavia, la complessità della congiuntura mondiale e la progressiva riduzione dei fondi resi disponibili a favore della cooperazione internazionale, soprattutto nel bilancio dei Paesi sviluppati dell’Occidente, hanno precluso un ampliamento delle prospettive di sviluppo.
    L’Africa lapidea può aspettare, sia pure suo malgrado, perché possiede riserve di alto valore tecnologico e cromatico, e di forte consistenza quantitativa, destinate ad essere valorizzate in una logica di esportazione ma prima ancora nelle politiche locali di sviluppo edile. Tuttavia, sarebbe bene comprendere meglio che queste forme di valorizzazione possono essere – non solo nel campo del marmo e della pietra – un discreto antidoto a flussi migratori indiscriminati ed ai problemi che ne derivano nelle economie mature.

    Summary of the 28th yearly report: final balance of fiscal year 2016

    Il rapporto 2016 (Foto MarmoNews)

    These numbers prove that the most important role in the globalization context is always ofvolume, more than of value: counting both the raw and processed shares, we reach a flowof over 790 million meters. It must be clarified that the rate of raw has further decreased,going below the psychological threshold of 50% and highlighting the upswing of a strategicchange that favored transportation, deriving from a greater handling of the processedproduct.Among the most significant characteristics of the natural stone industry trade, that havestabilized in time, we must mention another important fact: the overall majority of the worldusage refers to materials that were extracted and often processed in countries that are notthe ones where they are installed, feeding satellite activities of great economic importance,first of all in the service industry.The first six producers (in this order: China, India, Turkey, Brazil, Iran, Italy) account for the71% of global quarrying, exceeding of over 30 points the 1996 quota and confirming theirposition of the year before. The historical trend towards a progressive concentration,usually involving the processing phases and distribution, turns out to be more and moreconsolidated. In particular, China, with around 46 million tons extracted, has confirmed itsrecord, with a third of all marble and stone produced in the world, whilst India hasexperienced a faster growth, with its 16%. Prices, in light of the mentioned managing options, however diversified, have beencharacterized by a reconsideration, in some cases significant, of the preceding strategies.For example, China itself, where the average quotation of the end product hadexperienced a constant upswing from 2003 onwards, until 2009 when it had suffered asomehow relevant decrease, has lost around 10 points in the quotation of the export of itsprocessed products, going from 41,70 dollars per square meter in 2015 to 37,30 in 2016.This fact, which is not unconnected to currency exchange, confirms that the distributionstrategies have become flexible also in leader countries, having to face, in a very selectiveglobal market, changeable balances of supply and demand, and a significant differencewith mature economies, and, in particular, that of Western Europe. A special attention goesto Italy, that maintains the record of quotation of natural stone artifact shipped abroad ofaround 67,60 dollars per square meter, against the 36,70 of the first twelve exportingcountries, considered on the whole. Regarding product, in 2016 silica experienced a further marginal upswing, mostly thanks toIndia and China, it being understood that calcareous products have prevailed in volume, with a quota share on the global consumption that remains around three fifths of the total. The predominant usage continues being in building, with significant quota shares in street furniture and funerary business, in a setting of usages that is mostly stable.On the subject of China, being it a leader country able to determine some strategic choicesalso for other countries, it must be specified that its export has decreased by over a milliontons, after the 600 thousand that it lost the year before, with a regression of 9.1% thatbecomes 13.5% in the two-year report; nevertheless, the decrease of end products hasremained stable, while the raw silica has strongly gone down. Processed products with ahigh added value represent 78% of the Chinese amounts shipped abroad, with a growth of6 points, and 93% of the value, with a decrease of 5. Sales of manufactured products toJapan have further decreased, not to mention the setback of United States, while SouthKorea and Vietnam have confirmed their first and fourth positions in the rankings. Theinternational turnover of Chinese shipments, for its part, has decreased of 10.4%, reaching2
    6,8 billion dollars: sometimes even giants cry, although confirming their belonging to thehighest dimension.In the sphere of the leading natural stone industry countries, Italy’s final balance, standingout for the highest average price of manufactured products, that we mentioned, has beenconsiderably decreasing, with a negligible drop in production and a new one in volumesexport – excluding by-products – of 7,3%, caused by raw and processed products to thesame extent. The negative differential, compared to the maximum reached in 2000, hasfurther grown, reaching almost 22 points, the majority of which in the last three years.Import, on its side, has reported a decrease of 8.5%, contextualized in a permanentstandstill of the internal market, influenced by a chronic stagnation in the building industry:it is not a coincidence that, in the last ten years, the Italian natural stone industry importhas gone down 8 times, and is less than a half of what it was in 2001.Export from Italy, in 2016, has been related to artifacts for the 81,7% of its total value, withan impact that represents the high of the decade, almost confirming, beyond its socio-economic relevance, its prominent strategic relevance. Shipments of raw instead have hada traditional strength in marble, with around 9/10 of its quota share and marginal amountsfor granites and other stones.A key role of the industry continues being that of satellite activities and, in particular, ofprocessing technologies (machinery and auxiliary goods). Regarding plants, 2016 endedwith a stationary global production – same as materials – estimated at around 3 millionquintals, two thirds of which went to the foreign trade, and confirmed the Italian record, onthe strengths of an export that amounts to 69,3% of the European quota in volumes, and62,3% of correspondent value, while it represents around ¼ of the global trade,representing the absolute majority of the demand in many countries of the old continent,not to mention some extra-European countries that are very strong in the industry, withvery significant peaks in Brazil, Australia and Ethiopia, where the absolute majority of themarket coverage pertains to Italy. On top of this, there are many other importantprogresses like the “made in Italy” natural stone technology quota in Canada, Mexico andChile.The Italian export of machinery and of marble and stone processing systems hasgenerated shipments for 600 thousand quintals, decreasing by around 16 points comparedto the previous year, nevertheless, we must admit that in 2015 it had reached a newhistoric high. The 2016 turnover was of around 700 million euro, with an average unit valuereaching, in turn, a new high of 1184 euro/quintal, against 1112 of the year before, 1058 of2013 and 974 of 2012. This to confirm a consolidated competitivity, regarding mainlyquality and service policies levels, although in the context of a global competition inconstant growth.The final balance of Italian technology is completed by auxiliary goods, where abrasiveand diamond tools stand out, the value export of which account for 370 thousand quintalsdelivered, and a turnover of over 285 million dollars, that in the European environment areexceeded only by Germany. Nonetheless, in both leading Union countries, there aresignificant decreases compared to the correspondent highs, that are mostly due to “joint-venture” operations taken out in other countries by the manufacturers.The international handling has been characterized, as in the past, by a wide and logicemploy of the navy. But the prominent role of the railway transportation has beenconfirmed, both on the short and long distance (for example, in the Chinese supply of rawsilica coming from Northern Europe, however in decrease although benefitting from the3
    new High Speed segments) while the number of road transportation, complementary to thefirst two except for local markets processing and usage cases, has grown proportionally toproduction, with an estimate of over 50 million of loadings and unloadings.The analysis by country demonstrates that the development of the natural stone industry isgoverned by processes that are very variable: although the largest growths in quarryingand processing have been reached in Asia, even Europe, that is a mature area, has givensigns of reacting, proving that marble and stone are always able to overcome the effects ofan economic conjuncture that cannot be considered simple.Negative final balances of the foreign turnover, especially related to raw, and incountertrend compared to a long growth trend, have been yet again recorded in Brazil, inspite of a significant promotion of the local stones, and in particular of granite; not tomention Turkey that continues suffering from the decrease in purchase of raw limestonesby China, while the export of artifacts towards the traditional United States market has notregistered a growth compliant with the demand potential, having it coincided with anunexpected decrease of the North American import of processed products, being of 6,1%,and breaking the positive trend of the last 6 years.It must be at least mentioned that the trend reversal registered in the United States raisesuncertainties that become of more relevance at the announcement the protectionism infavor of local production, as per the new Washington government programs.Although contained, Iran records a growth in export, the only significant country to haveincreased the shipments of raw to China, where it has reached the fourth position in theranking of purchases, behind Turkey, Italy and Egypt: a country, this last one, that isstrengthening the value added policies, like it is happening, although to a lesser extent, inJordan and especially in Palestine, where the effect of the natural stone industry on thegross national product is since a long time at the world top. An interesting growth in product has also been recorded in South Africa, althoughhappening at the same time as a good upswing in raw, that in any case is still far from thehigh of its export. On this subject, it is important to highlight how the distributivedevelopment of the South African artifacts has been able to conjugate the color features ofthe domestic granite and those of an international demand in favor of strong colors, withthe traditional strategy to value quality and extracted volumes, the destinations of whichcontinue regarding Europe and Italy in particular, but also have good positions in Poland,where the funerary use of the dark pigmented product takes advantage of consolidatedtraditions. The world marble and stone production forecasts, although advisably applying prudentcriteria resulting from the extrapolation of historical series and the yet contradictory shortterm foreign trade trend, but also from a granted demographic growth followed by a growthin building, continue being favorable, so much that in 2020 the volume of high qualitynatural stone extracted in the world should reach 170 million tons with a use close to twobillion equivalent square meters, while the international trade volume should beproportional to this, therefore of over one billion meters. A valid supposition is that the global natural stone trend, once overcome the bottle neckcaused by the stagnation situations currently present in the system, can restart at a levelconsistent with the long term; although bigger issues will arise related to the creation ofinfrastructures, the compliance of the plants and the disposing of waste, on all levels bothnational and regional. These problems must be faced taking into account the crucial role of4
    investments, and therefore of credit, and the need to boost them on the company levelthrough adequate incentives: this, in light of the producing, communication and promotionmoments, taking special care of the waste topic, the storage and environmental challengesof which are a bottleneck of first importance. The international cooperation is certainly capable of providing a new propulsion, startingfrom the possible solutions to these strategic problems, with an impact that becomes moreand more tangible in as much as it is supported by the joined action of the businessorganizations of the natural stone industry, that on a supranational level yet doesn’t complywith objective political requirements, the needs of the companies and of employment, andhistorical auspices.The industry holds very high professional content and the possibility to create new jobswith limited financial means, so much that since nearly half a century it has beenconsidered suitable, also by the United Nations, to start expansion processes where otherindustries could not express the same strategic and tactical capabilities. Therefore, it hasthe right to be subject of attention both in countries where it represents an importantopportunity to increase the added value, and in the mature ones, where it results inconsortiums of great economic importance, the more important in light of a complexeconomic and occupational conjuncture.

    Presentata Marmomac 2017

    Oltre 22 miliardi di euro nel 2016. È l’interscambio dell’industria lapidea mondiale, settore che si riconosce in un unico appuntamento: Marmomac. Dal 27 al 30 settembre, torna infatti alla Fiera di Verona la 52ª edizione del più importante e completo salone internazionale dedicato alla filiera del pietra naturale, dai prodotti grezzi ai semilavorati e finiti, dai macchinari, tecnologie e accessori per la lavorazione fino alle ultime applicazioni nell’architettura e nel design.

    Già sold out gli spazi espositivi della manifestazione, presentata oggi alla Terrazza Martini di Milano dal Maurizio Danese e Giovanni Mantovani, presidente e direttore generale di Veronafiere SpA, insieme a Luciano Galimberti, presidente di Adi-Associazione per il disegno industriale, Raffaello Galiotto, designer, e Luca Molinari, storico e critico di architettura.

    Marmomac accompagna e riflette l’evoluzione di un comparto che nel 2016 ha visto aumentare del 3% sul 2015 l’attività mondiale di cava, con 145 milioni di tonnellate di marmi e graniti estratti. E anche se negli ultimi venti anni sono mutati gli equilibri di mercato – con il baricentro sempre più spostato in Asia, grazie a Cina, India e Turchia che insieme esprimono oltre il 55% della produzione lapidea globale –, il ruolo guida nel business, nella cultura, formazione e sperimentazione di settore resta a Verona e si identifica con Marmomac.

    Il salone, infatti, si è sviluppato in uno dei maggiori distretti di lavorazione della pietra al mondo ed è espressione dell’eccellenza unica del Made in Italy. Anche se l’export lapideoitaliano nel 2016, dopo sei anni consecutivi di crescita, ha rallentato del 4%, fermandosi ad un controvalore di 2,1 miliardi di euro, il valore aggiunto dei materiali lavorati dalle aziende tricolori ha toccato il massimo storico, raggiungendo la quotazione di 60 euro al metro quadrato, contro una media dei concorrenti che si ferma a 32 euro.

    Stesso discorso per i macchinari e le tecnologie dedicate che vedono primeggiare quelle progettare in Italia, con una quota del 38% delle vendite complessive e un prezzo al quintale salito dai 1.112 euro del 2015 ai 1.184 dell’anno scorso, nonostante, anche in questo caso, le esportazioni nel 2016, pari a 680 milioni di euro, abbiano registrato una contrazione dell’11 per cento.

    Marmomac – commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafieread ogni nuova edizione rafforza la propria leadership di piattaforma globale per business, formazione e innovazione legati alla pietra naturale. Un ruolo riconosciuto anche dal Governo italiano che dal 2015 ha inserito la rassegna tra quelle strategiche nell’ambito del Piano di promozione straordinaria del Made in Italy portato avanti dal Mise-ministero per lo Sviluppo economico e da Ice-Agenzia. Anche per questa edizione continua il percorso di sviluppo della manifestazione che sarà rafforzato ulteriormente dalla recente trasformazione di Veronafiere in SpA, dal nuovo piano industriale da 100 milioni di euro di investimenti al 2020 e dalla digital transformation collegati”.

    Il successo di Marmomac risiede soprattutto dalla capacità di coniugare gli affari alla cultura di un prodotto che in Italia ha tradizioni millenarie ma guarda al futuro. Un concetto che a Marmomac 2017 trova espressione con ‘The Italian Stone Theatre‘: un padiglione di 3.500 metri quadrati allestito in collaborazione con Mise, Ice e Confindustria Marmomacchine, dove tre mostre – ‘Territorio & Design’, ‘Macchine Virtuose’ e ‘Soul of City’ – raccontano l’iterazione tra pietra, tecnologie di lavorazione, sperimentazione e design attraverso progetti d’avanguardia di famosi architetti e designer.

    Marmomac da sempre fa dell’internazionalità uno dei punti di forza come dimostrano i numeri dell’edizione 2016, con il 64% del 1.670 espositori e il 60% dei 67mila visitatori provenienti dall’estero, da oltre 145 nazioni.

    I dati 2017, seppur non ancora definitivi – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –, indicano anche quest’anno un incremento delle aziende straniere con nuove presenze da Argentina, Georgia, Irlanda, Messico e Slovenia mentre tra le collettive di buyer già confermate spiccano quelle di alcuni Paesi come l’Iran, quinto produttore lapideo al mondo, e Corea del Sud, terzo importatore di materiali dell’area asiatica, con un boom del 24% nel 2016. Il profilo internazionale di Marmomac cresce ad ogni edizione potendo contare sul programma di iniziative di Veronafiere che presidiano Nord America, Nord Africa e Sud America dove siamo presenti con Veronafiere do Brasil, controllata del Gruppo, senza dimenticare l’esplorazione di nuovi mercati come il Libano, meta quest’anno della missione commerciale ‘We speak stone'”.     

    Sempre sul fronte dell’attività di incoming di operatori dall’estero, prosegue anche nel 2017 la collaborazione di Marmomac con Ice e Confindustria Marmomacchine tra le attività legate al Piano di promozione straordinaria del Made in Italy, promosso dal Mise. A Verona è inoltre previsto l’arrivo di selezionate delegazioni commerciali, protagoniste di incontri b2b, momenti di formazione tecnica e visite alle aziende del territorio.

    Spazio anche alla terza edizione dell’International Stone Summit: conferenza mondiale dedicata alla pietra naturale che vede la partecipazione delle principali associazioni internazionali del marmo.

    Dopo il debutto nel 2016, confermata la consegna del riconoscimento ‘Icon Award‘, che individua tra le opere esposte all’interno di ‘The Italian Stone Theatre’ quella che diventerà l’immagine della campagna di Marmomac 2018.

    Per il sesto anno, poi, va in scena Marmomac & the City, che porta nelle vie e nei cortili del centro storico di Verona 12 opere e installazioni in pietra, valorizzando ulteriormente quelle realizzate delle aziende per le mostre della scorsa edizione di ‘The Italian Stone Theatre’.

    Ritorna, infine, anche il 11° Best Communicator Award: premio di Marmomac alla cura e all’originalità dell’allestimento fieristico delle aziende espositrici.

    I dati diffusi provengono dal nostro rapporto Marmo e Pietre nel mondo

    Marmo e pietre nel mondo. Sintesi del ventottesimo Rapporto annuale: consuntivo dell’esercizio 2016

    Il trend di crescita del comparto lapideo mondiale avverte gli effetti di una congiuntura complessa in modo più significativo rispetto al passato. La grande crisi del 2009 era stata ampiamente superata nel quinquennio successivo, ma il bilancio del 2015 non era stato altrettanto favorevole, soprattutto nell’interscambio, caratterizzato da un regresso quantitativo del sette per cento. La tendenza si è nuovamente invertita nel 2016, ma il recupero è risultato circoscritto ad un punto, senza dire che ha coinciso con una flessione sia pure contenuta del valore corrispondente, e quindi con un sacrificio della redditività decisamente innovativo nei confronti delle strategie economiche settoriali dell’ultimo biennio.

    L’utilizzo di marmi e pietre ha continuato a progredire sui mercati domestici, sia pure con un tasso ridotto: ciò, a fronte di una domanda sempre in tensione soprattutto nei maggiori Paesi protagonisti, a cominciare dalla Cina e dall’India, ma nello stesso tempo, quale conseguenza della maggiore offerta derivante dal contenimento dell’export, nell’ambito di una produzione meno elastica in quanto subordinata all’obbligo di valorizzare la capacità produttiva degli impianti ed il ritorno degli investimenti.

    Giova ribadire che l’interscambio, fenomeno certamente decisivo nell’economia del comparto, ha visto una crescita limitata ai soli volumi, e soprattutto, ad alcuni Paesi leader. Al contrario, il giro d’affari ha manifestato rinnovate vischiosità, con un fatturato pari a circa 22 miliardi di dollari, concentrato in buona misura nell’export dei sette massimi esportatori: Cina, Italia, Turchia, India, Brasile, Spagna, Portogallo. In questa ottica, è fondato rilevare come il consuntivo del 2016 sia stato contraddistinto da una revisione della politica distributiva, con un occhio di ritrovate attenzioni per le attese di una committenza sempre interessata al giusto equilibrio fra qualità e prezzo: ciò, con un apprezzabile ritorno alla cosiddetta democratizzazione degli impieghi, che era stata carattere saliente del lungo periodo, dagli anni ottanta in poi, e che poi era stato subordinato alle opzioni prioritarie della gestione.

    Nei confronti degli altri settori collegati all’edilizia ed in particolare di quelli contigui, il bilancio del comparto lapideo resta competitivo, con un rapporto sostanzialmente stazionario rispetto alla ceramica ed al grés porcellanato. Risultano in crescita, invece, i consumi della cosiddetta pietra artificiale soprattutto in alcuni importanti mercati extra-europei; d’altro canto, questo prodotto è costituito dal materiale di natura per una quota largamente maggioritaria, quasi a confermare il gradimento di parecchia clientela per i valori tecnologici ed estetici che sono caratteristica essenziale di marmi, graniti e materiali affini.

    In assoluto, l’estrazione mondiale del 2015 è stata pari a circa 300 milioni di tonnellate al lordo delle perdite di cava e dei cascami di trasformazione: avuto riguardo ad un consumo complessivo per oltre un miliardo e mezzo di metri quadrati equivalenti, riferiti allo spessore convenzionale di cm. 2, risulta di tutta evidenza come la fondamentale questione degli scarti sia sempre prioritaria, sostanzialmente dovunque, ed in primo luogo nelle economie mature, più sensibili ad una ragionevole politica ambientale.
    L’impiego pro-capite, dal canto suo, è salito a 252 metri quadrati per mille unità, a fronte dei 243 dell’anno precedente e dei 117 del 2001, con una crescita annua di lungo periodo nell’ordine dei tredici punti. Questa variabile, il cui trend di ascesa prescinde da ogni fluttuazione congiunturale, attesta in modo precipuo che la crescita di marmi e pietre conta su risultati probanti e sul gradimento degli utilizzatori, autorizzando previsioni di cauto ottimismo.

    Emerge da queste cifre che il ruolo più importante nel quadro della mondializzazione è svolto sempre dall’interscambio quantitativo, prima ancora che da quello in valore: tenuto conto degli apporti di grezzo e lavorato, si è tradotto in un flusso pari ad oltre 790 milioni di metri quadrati equivalenti. Si deve precisare che la quota del grezzo è ulteriormente diminuita, scendendo sotto la soglia psicologica del 50 per cento ed evidenziando la ripresa di una modificazione strategica che aveva privilegiato l’economia di trasporto riveniente dalla maggiore movimentazione del prodotto lavorato.

    Fra i caratteri salienti dell’interscambio lapideo, che sono andati consolidandosi nel tempo, si deve fare riferimento ad un’altra realtà significativa di settore: la maggioranza assoluta dei consumi mondiali si riferisce a materiali estratti e spesso trasformati in Paesi diversi da quello di posa in opera, alimentando un indotto di grande rilevanza economica, in primo luogo nel campo dei servizi.

    I primi sei produttori (nell’ordine: Cina, India, Turchia, Brasile, Iran, Italia) hanno espresso il 71 per cento dell’estrazione mondiale, superando di oltre trenta punti la quota del 1996 e confermando le rispettive posizioni dell’anno precedente. La tendenza storica ad una progressiva concentrazione, generalmente estesa alle fasi trasformatrici ed alla distribuzione, ne risulta vieppiù consolidata. In particolare, la Cina, con circa 46 milioni di tonnellate estratte, ha ribadito il suo primato produttivo, con un terzo del volume di marmi e pietre prodotti nel mondo, mentre l’India ha fatto registrare un’espansione più celere, portandosi al 16 per cento della cifra planetaria.

    I prezzi, alla luce delle opzioni gestionali di cui si è detto, comunque diversificate, sono stati caratterizzati da un ripensamento talvolta significativo delle strategie precedenti. Ad esempio, la stessa Cina, dove la quotazione media del finito aveva espresso una costante ripresa dal 2003 in poi, per accusare una flessione di qualche rilievo soltanto nel 2009, ha ceduto circa dieci punti nella quotazione del suo export di lavorati, scendendo dai 41,70 dollari per metro quadrato esportato nel 2015 ai 37,30 del 2016. Il fenomeno, cui non è estranea la dinamica dei cambi, conferma che le strategie distributive sono diventate duttili anche nei Paesi leader, dovendosi confrontare, in un mercato mondiale molto selettivo, con mutevoli equilibri di offerta e domanda, e con un differenziale di notevole ampiezza nei confronti delle economie mature, ed in particolare, di quelle dell’Europa occidentale. Cciò, con particolare riguardo all’Italia, che conserva il primato nella quotazione del manufatto lapideo spedito all’estero, pari a circa 67,60 dollari per metro quadrato, contro i 36,70 dei primi dodici Paesi esportatori, complessivamente considerati.

    Sul piano merceologico, il 2016 ha visto un ulteriore recupero marginale del prodotto siliceo, soprattutto grazie agli apporti dell’India e della Cina, ferma restando la prevalenza quantitativa del calcareo, la cui incidenza sul consumo mondiale rimane intorno a tre quinti del totale. La destinazione prevalente è sempre quella degli impieghi nell’edilizia, con quote importanti destinate all’arredo urbano ed alla funeraria, nell’ambito di un ventaglio di consumi sostanzialmente stazionario.

    A proposito della Cina, quale Paese leader in grado di determinare talune scelte strategiche anche in altri Paesi, si deve specificare che la sua esportazione in volume è diminuita di oltre un milione di tonnellate, dopo le 600 mila perdute nell’anno precedente, con un regresso del 9,1 per cento che sale al 13,5 per cento nel ragguaglio biennale; tuttavia, il calo dei prodotti finiti è rimasta stazionario, mentre è fortemente sceso il grezzo siliceo. I lavorati ad alto valore aggiunto hanno costituito il 78 per cento dei volumi cinesi spediti all’estero, con una crescita di sei punti, ed il 93 per cento del valore, in flessione di cinque. Sono ulteriormente diminuite le vendite di manufatti in Giappone, senza contare la battuta d’arresto negli Stati Uniti, mentre hanno trovato ottime conferme quelle in Corea del Sud ed in Vietnam, rispettivamente al primo e quarto posto della graduatoria. Il fatturato estero delle spedizioni cinesi, dal canto suo, è sceso del 10,4 per cento, riducendosi a 6,8 miliardi di dollari: talvolta anche i giganti piangono, pur confermando la loro appartenenza ad una dimensione massima.

    Nell’ambito dei maggiori Paesi lapidei il consuntivo dell’Italia, contraddistinto dal primato di prezzo medio del manufatto, di cui si è detto, è stato notevolmente riflessivo, con una diminuzione produttiva marginale ed un nuovo calo dell’export in quantità – netto da sottoprodotti – pari al 7,3 per cento, dovuto tanto ai grezzi quanto ai lavorati; si è conseguentemente ampliato il differenziale negativo rispetto al massimo del 2000, salito a quasi 22 punti, la cui maggioranza risulta concentrata nell’ultimo triennio. L’importazione, specularmente, ha fatto registrare una diminuzione dell’ 8,5 per cento, da inquadrarsi in una permanente stasi del mercato interno, condizionato da un ristagno ormai cronico dell’edilizia: non a caso, negli ultimi dieci anni l’import lapideo italiano è diminuito per ben otto volte, e risulta più che dimezzato nei confronti del 2001.

    L’esportazione settoriale dall’Italia, sempre nel 2016, si è riferita a manufatti per l’81,7 per cento del suo valore complessivo, con un’incidenza che costituisce il massimo del decennio, quasi a confermare, oltre a quella socio-economica, la sua preminente rilevanza strategica, mentre le spedizioni del grezzo hanno avuto un tradizionale punto di forza nel marmo, con circa nove decimi della rispettiva quota e cifre marginali per graniti ed altre pietre.

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    Un ruolo settorialmente fondamentale resta quello dell’indotto ed in particolare delle tecnologie di lavorazione (macchine e beni strumentali). Per quanto riguarda l’impiantistica, il 2016 si è chiuso con una produzione mondiale quasi stazionaria – al pari di quella dei materiali – stimabile in circa tre milioni di quintali, oggetto d’interscambio nella misura di due terzi, e la conferma del primato italiano forte di un’esportazione che assomma al 69,3 per cento di quella europea in volume, ed al 62,3 per cento del valore corrispondente, mentre esprime circa un quarto dello scambio mondiale, interessando la maggioranza assoluta della domanda in diversi Paesi del Vecchio Continente, senza contare taluni extra-europei di forte rilevanza settoriale, con punte molto significative in Brasile, Australia ed Etiopia, dove la maggioranza assoluta della copertura di mercato risulta di appannaggio italiano. Ciò, senza dire di altri progressi ragguardevoli come quelli ascritti dallo quota del “made in Italy” di tecnologia lapidea in Canada, Messico e Cile.

    L’export italiano di macchine ed impianti per la trasformazione di marmi e pietre ha interessato spedizioni nell’ordine dei 600 mila quintali, in calo di circa 16 punti nei confronti dell’anno precedente: ma si deve considerare che nel 2015 era stato raggiunto il nuovo massimo storico assoluto. Il volume d’affari del 2016 si è ragguagliato a circa 700 milioni di euro, con un valore medio per unità di prodotto che è pervenuto, a sua volta, al nuovo massimo di 1184 euro/quintale, contro i 1112 dell’anno precedente, i 1058 del 2013 ed i 974 del 2012. Ciò, confermando una competitività consolidata, in primo luogo sul piano della qualità e delle politiche di servizio, pur nel contesto di una concorrenza mondiale in crescita costante.

    Il consuntivo della tecnologia italiana è completato dai beni strumentali, dove primeggiano tradizionalmente gli abrasivi e gli utensili diamantati, le cui esportazioni in valore hanno dato luogo a consegne per circa 370 mila quintali, ed un fatturato per oltre 285 milioni di dollari, che nell’ambito europeo risulta superato soltanto da quello tedesco. Nondimeno, in entrambi i Paesi leader nell’Unione si registrano flessioni di rilievo rispetto ai corrispondenti massimi, che sono parzialmente da ascrivere alle operazioni di “joint-ventures” effettuate in Paesi terzi dalle rispettive Case produttrici.

    La movimentazione internazionale è stata caratterizzata, come in passato, da una larga e logica prevalenza dei mezzi navali. Si è confermato, peraltro, il ruolo importante dei trasporti ferroviari, sia a breve che a lungo raggio (ad esempio, negli approvvigionamenti cinesi di grezzi silicei provenienti dall’Europa settentrionale, peraltro in flessione pur essendo avvantaggiati dai nuovi tratti di Alta Velocità) mentre il numero di quelli su strada, funzionalmente complementari ai primi due fatta eccezione per i casi di lavorazioni e consumi di mercato locale, è cresciuto in misura sostanzialmente proporzionale alle produzioni, con una stima pari ad oltre 50 milioni di carichi e scarichi..

    L’esame differenziato per Paesi dimostra che lo sviluppo del mondo lapideo è governato da processi assai variabili: se gli aumenti maggiori di estrazione e trasformazione sono stati conseguiti in Asia, non sono mancati apprezzabili spunti reattivi anche in un’area matura come quella europea, attestando la permanente idoneità di marmi e pietre ad elidere gli effetti di una congiuntura economica certamente non facile.

    Consuntivi di segno negativo sul piano del fatturato estero, in specie di grezzi, ed in controtendenza rispetto ad un lungo trend di crescita, sono stati nuovamente registrati in Brasile, nonostante la significativa politica di valorizzazione delle pietre locali, con particolare riferimento al granito; senza dire della Turchia che continua a scontare la minore propensione all’acquisto di calcarei grezzi da parte cinese, mentre l’export di manufatti verso il tradizionale mercato statunitense non ha fatto registrare uno sviluppo conforme alla potenzialità della domanda, avendo coinciso con un regresso inatteso dell’import nordamericano di lavorati, che è stato pari al 6,1 per cento, interrompendo la tendenza positiva in atto da sei anni.

    E’ appena il caso di sottolineare che l’inversione di tendenza registrata negli Stati Uniti suscita perplessità rese più rilevanti dall’annuncio di politiche protezioniste a favore delle produzioni locali, di cui ai nuovi programmi formulati dal Governo di Washington.

    In aumento, sia pure circoscritto, risulta l’export dall’Iran, il solo Paese di rilievo ad avere incrementato le spedizioni di grezzo in Cina, dove ha raggiunto il quarto posto nella graduatoria dei rispettivi acquisti, dietro Turchia, Italia ed Egitto: un Paese, quest’ultimo, che sta potenziando la politica del valore aggiunto, al pari di quanto accade, sia pure in misura quantitativamente meno ampia, in Giordania e soprattutto in Palestina, dove l’incidenza del lapideo sul prodotto interno lordo si colloca da tempo ai vertici mondiali.

    Una crescita interessante del prodotto finito riguarda anche il Sudafrica, nonostante la concomitanza con una buona ripresa del grezzo, che peraltro resta tuttora lontano dai massimi storici del suo export. Al riguardo, è congruo evidenziare come lo sviluppo distributivo dei manufatti sudafricani abbia saputo coniugare i caratteri cromatici del granito domestico e quelli di una domanda internazionale propensa all’acquisizione di colori forti, con la tradizionale strategia di valorizzazione della qualità e dei volumi estratti, le cui destinazioni prevalenti hanno continuato ad interessare l’Europa ed in modo particolare l’Italia, ma con ottime posizioni anche in Polonia, dove l’uso funerario del prodotto a pigmentazione scura fruisce di tradizioni consolidate.

    Le previsioni produttive di marmi e pietre nel mondo, pur improntate a criteri opportunamente prudenziali rivenienti dall’estrapolazione delle serie storiche e dall’andamento pur contraddittorio dell’interscambio di breve periodo ma anche da uno scontato incremento demografico seguito da quello dell’edilizia, restano favorevoli, tanto che nel 2020 il volume dei lapidei di pregio estratti nel mondo dovrebbe salire a circa 170 milioni di tonnellate con un impiego non lontano dai due miliardi di metri quadrati equivalenti mentre il quantitativo oggetto di scambio internazionale andrebbe a definirsi in misura proporzionale, e quindi oltre il miliardo di metri.

    E’ fondato presumere che il trend del comparto lapideo mondiale, superato il collo di bottiglia indotto dalle situazioni di ristagno presenti nel sistema, possa riprendere con un tasso conforme a quello di lungo periodo; si porranno, tuttavia, maggiori problemi di creazione delle infrastrutture, di adeguamento impiantistico e di collocazione dei cascami, a tutti i livelli nazionali e regionali. Sono problemi da affrontare tenendo conto del ruolo decisivo degli investimenti – e quindi del credito – e della necessità di potenziarli sul piano aziendale attraverso adeguati incentivi: ciò, sia per il momento produttivo, sia per quello della comunicazione e della promozione, con attenzioni particolari per la questione degli scarti, le cui difficoltà di stoccaggio e di compatibilità ambientale costituiscono una strozzatura di evidenza prioritaria.

    La cooperazione internazionale è certamente in grado di esercitare un nuovo ruolo propulsivo, a cominciare dalle possibili soluzioni di questi problemi strategici, con un impatto tanto più concreto nella misura in cui sia supportata dall’azione congiunta delle Organizzazioni imprenditoriali del comparto lapideo, che a livello sovranazionale non è ancora conforme ad esigenze politiche oggettive, ai bisogni delle imprese e del fattore lavoro, ed agli stessi auspici storici.

    Il settore possiede contenuti professionali molto alti e la possibilità di creare nuovi posti di lavoro con mezzi finanziari limitati, tanto che da quasi mezzo secolo è stato ritenuto ufficialmente idoneo – anche da parte dell’Organizzazione delle Nazioni Unite – ad avviare processi di espansione laddove altri comparti non potrebbero esprimere analoghe capacità strategiche e tattiche. Quindi, ha diritto ad essere oggetto di consapevoli attenzioni sia nei Paesi terzi, dove costituisce un’occasione importante di incremento del valore aggiunto, sia in quelli maturi, dove si traduce in aggregati di notevole importanza dal punto di vista economico, tanto più importanti in permanenza di una congiuntura economica ed occupazionale obiettivamente complessa.

    I fratelli Lumière a Carrara

    Nel 1897 i Fratelli Lumière commissionarono un video ad un loro agente girato a Carrara nella cornice delle cave per ritrarre la Ferrovia Marmifera. In particolare il filmato fu registrato in località Fantiscritti. La pellicola è stato ritrovata a Bruxelles dal regista Fabio Wuytiak.

     

     

    MADE IN ITALY FABIO WUYTACK Belgio / 2004 / 29′ Nel film il giovane regista Fabio Wuytack riscopre un filmato storico dei fratelli Lumière che è stato girato cento anni fa a Carrara e decide di riportarlo nel luogo dove anche Michelangelo veniva a cercare la sua ispirazione ed i suoi blocchi di marmo, per compiere un’accurata indagine. Inizia così un’avventura attraverso le Alpi Apuane che dà vita ad una ricerca cinematografica, ricca di scene “da commedia dell’arte”, ma anche un viaggio affascinante che porta l’autore alle sue stesse radici. Con l’aiuto non solo dei cavatori, che tramandano nei secoli il duro rapporto dell’uomo con il marmo, ma anche di un “sinistro cinefilo” e di tanti altri originali personaggi, viene ricercato il set dimenticato dai fratelli Lumière, con il suo “tunnel misterioso

    Regista FABIO WUYTACK Nasce nel 1981 ad Anversa in Belgio. Scultore, nel 1999 riceve una borsa di studio per perfezionare la sua tecnica a Carrara, la capitale della scultura marmorea. Le sue sculture sono state premiate, tra gli altri al simposio internazionale della Bassa Normandia. Dal 2000 decide di studiare e dedicarsi al cinema, specializzandosi in particolare modo nel documentario. I suoi lavori sono stati proiettati e premiati all’International Documentary Film Festival Vision du Rèel a Nyon e al Festival di Cannes.

    Export lapideo italiano: Continua la crescita della redditività in un mercato riflessivo

    (Foto Daniele Canali)

    I dati circa le spedizioni all’estero di marmi e pietre nei primi otto mesi dell’esercizio 2016 hanno confermato la precarietà della congiuntura già rilevata in precedenza, con qualche accentuazione nelle quantità vendute, ma nello stesso tempo, con un’ulteriore crescita della redditività, che sembra inserirsi in una tendenza generale già illustrata nel “XXVII Rapporto mondiale” del settore presentato alla Fiera di Verona.

     

    A conti fatti, il valore medio per unità di prodotto dell’esportazione lapidea italiana è cresciuto del 3,8 per cento nei grezzi e del 5,5 per cento nel prodotto finito, con incrementi rispettivi da 718 a 745 euro per metro cubo, e da 53,8 a 56,8 euro per metro quadrato equivalente (nel ragguaglio allo spessore convenzionale di cm. 2). E’ l’altra faccia della medaglia: da una parte si sono cedute quote di mercato, ma dall’altra, chi è rimasto competitivo ha potuto conseguire risultati migliori di gestione.

     

    Il fatto che questi consuntivi si riferiscano a due terzi dell’esercizio 2016, confrontati con lo stesso periodo dell’anno precedente, fa presumere che quelli finali possano essere sostanzialmente conformi. Tuttavia, sarà importante confrontarli soprattutto con i risultati conseguiti dagli altri maggiori Paesi lapidei, a cominciare dalla Cina, che nel 2015 aveva fatto registrare la crescita più alta della redditività.

     

    Il comparto lapideo italiano, in buona sostanza, continua a perseguire una strategia qualitativa, supportata dal costante adeguamento tecnologico, che consente, se non altro, di trasferire sui prezzi le maggiorazioni dei costi produttivi, almeno da parte delle imprese capaci di investire in misura conforme alle esigenze del mercato. Quelle marginali, invece, possono sopravvivere all’insegna di una precarietà sempre più selettiva.

     

    Lo stato di salute non ottimale del marmo e della pietra, quale emerge dall’analisi dell’interscambio italiano, ha trovato conferma nel ridimensionamento dell’import di materiale grezzo, espresso da consuntivi a due cifre. Ciò significa che la domanda interna continua a languire, con ovvie conseguenze per quanto riguarda le attività domestiche di trasformazione. In altri termini, il solo parametro in ascesa resta quello del valore medio all’export, significativamente più alto nel lavorato, con tanti saluti a chi continua a mettere in dubbio la validità delle politiche di valore aggiunto.

     

    Una prima conclusione di tutta sintesi consente di porre in luce che il materiale lapideo, bene comune di forte impatto sociale, continua a svolgere un ruolo di promozione economica da tutelare e da valorizzare, in analogia a quanto stanno facendo i Paesi che hanno compreso le funzioni strategiche del comparto e la sua idoneità a supportare la tutela socio-economica dei comprensori interessati, ed in prospettiva, uno sviluppo consentito dall’apprezzamento per il prodotto di natura e dalle dimensioni della domanda mondiale.

    Lapideo: confermate le diminuzione delle vendite nei primi 8 mesi del 2016

    I dati relativi alle esportazioni ed importazioni di materiale lapideo, sia grezzo che lavorato, riferito ai primi otto mesi dell’anno in corso, confermano quanto avevamo già delineato nel consuntivo di fine anno 2015 e nei primi mesi del 2016.

    Le difficoltà si registrano sia per i quantitativi, che vedono perdite addirittura a due cifre percentuali, sia per i valori monetari. Il settore lapideo italiano sembrerebbe aver intrapreso una tendenza opposta rispetto a quella degli ultimi anni con variazioni negative che a questo punto possono ritenersi realistiche per l’intero arco dell’annualità corrente.

    In queste brevi note, rimandando analisi più approfondite alle prossime scadenze, possiamo mettere in evidenza che, nei primi otto mesi del 2016, sono state esportate complessivamente dalle aziende italiane 1,8 milioni di tonnellate di materiale, sia grezzo che lavorato, in calo del -12,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando le tonnellate erano state superiori ai 2 milioni, per una contrazione che in valore assoluto è stato di circa 255 mila tonnellate.

    Perdite nelle quantità ma pure nei valori monetari; infatti, nonostante si tratti di variazioni meno accentuate, si riscontrano diminuzioni nelle vendite del -4,4%, che assommano complessivamente a circa 1.275 milioni di euro, a fronte dei 1.333 milioni dell’anno 2015, per un calo pari a circa 58 milioni di euro.

    Nella disamina per componenti osserviamo che le esportazioni italiane in quantità di materiale lapideo grezzo hanno toccato la quota di 815 mila tonnellate nei primi otto mesi dell’anno, un calo nettissimo, del -18,3%: quasi un quinto in meno rispetto all’anno precedente. Una simile contrazione (-15,3%) è stata riscontrata anche nei valori monetari delle vendite.

    Come avevamo sottolineato nelle note precedente, preoccupa decisamente la forte frenata che ha riguardato la componente maggiormente rappresentativa, ovvero quella dei materiali calcarei grezzi, passati da 902 mila tonnellate dei primi otto mesi del 2015 alle 731 del 2016. Una diminuzione in valore assoluto di ben 171 mila tonnellate che si sono tradotte in una perdita in valore di circa 38 milioni di euro, mentre il calo dei silicei si è fermato a circa 2 milioni di euro. Le destinazione che hanno mostrato le peggiori dinamiche, rispetto all’anno precedente, sono stati alcuni paesi dell’Asia, quali l’India, ed i paesi del Medio Oriente (Arabia Saudita, Emirati Arabi).

    Sempre in estrema sintesi osserviamo che anche dal lato delle vendite di materiale lapideo lavorato i risultati non sono stati soddisfacenti, se nei primi mesi dell’anno sembravano tenere quantomeno le vendite in termini di valore, per un +2,5%, a questo consuntivo si registra un calo del -1,6%, pari a meno 17 milioni di euro. Le quantità invece perdono il -6,8%, nel raffronto con il 2015, non raggiungendo la quota del milione di tonnellate vendute.

    Nella distinzione per tipologie di materiale dobbiamo in ogni modo evidenziare che le perdite in valore sono state determinate prevalentemente dal granito, contraddistinto da un calo del -4,5%, a fronte della componente calcarea che ha mantenuto un livello sostanzialmente stabile.

    Ulteriori indicazioni provengono anche dall’andamento delle importazioni di materiali lapidei, in questo caso possiamo evidenziare che i valori complessivi mostrano contrazioni a doppia cifra percentuale, sia per i valori monetari in euro (-10,8%), sia per le quantità (-10,2%). A dispetto di una simile contrazione per quanto riguarda la componente dei materiali grezzi, sia nei valori che nelle quantità, che rappresentano i 3/4 del totale dell’import, si segnala, all’opposto, come unico dato positivo quello dell’import di materiali lavorati, in aumento nei valori del +4,3%. Un risultato dovuto essenzialmente al trend favorevole dell’import di granito, in crescita del 14% in termini di valore (42 milioni) e dell’8,6% in quantità ( 85 mila tonnellate).

    A conclusione di questa breve analisi possiamo confermare che i primi otto mesi del 2016 confermano le nostre valutazioni di fine 2015, mostrando una serie di difficoltà del settore lapideo italiano da non sottovalutare e da monitorare con attenzione alle prossime scadenze.

    Esportazioni prodotti lapidei Gennaio-Agosto 2016

    EXP2015

    EXP2016

    Diff. 2016-15

    totale lavorati

    Euro

    1.067.933.160

    1.050.415.329

    -1,6

    Kg

    1.072.589.767

    999.918.419

    -6,8

    totale grezzi

    Euro

    265.320.308

    224.801.289

    -15,3

    Kg

    997.819.834

    814.843.114

    -18,3

    totale lapideo

    Euro

    1.333.253.468

    1.275.216.618

    -4,4

    Kg

    2.070.409.601

    1.814.761.533

    -12,3

    1 2 3 13