A Settembre torna GaLaBau

Dal 12 al 15 settembre 2018 il settore europeo del verde si incontra di nuovo a Norimberga al salone specializzato GaLaBau. I preparativi per la 23a edizione di questo evento leader per la paesaggistica, la manutenzione e costruzione di spazi urbani e verdi e campi sportivi, campi da golf e campi da gioco, sono in pieno svolgimento e per la prima volta la manifestazione si svolgerà su ben 14 padiglioni, uno in più rispetto all’ultima edizione, a seguito dell’enorme domanda, specialmente dal segmento delle macchine per la manutenzione.

Particolarmente positivo in questo contesto è lo sviluppo internazionale, che segna un aumento di superficie da parte degli espositori stranieri. Gli organizzatori prevedono la presenza di circa 1.400 aziende nazionali ed estere e di approssimativamente 70.000 operatori in visita.

Obiettivo degli organizzatori è promuovere ulteriormente l’internazionalizzazione, sia dal lato espositori che da quello del pubblico, nonché confermare.

 

Intervista a Stefan Dittrich, responsabile del GaLaBau 

Il GaLaBau 2016 si è concluso con grande successo: grazie a 1.320
espositori, a oltre 64.100 visitatori e all’aggiunta del padiglione 2 ha
infatti raggiunto nuovi record. Come procedono i preparativi della
prossima edizione?

“Posso dire che i preparativi del GaLaBau 2018 stanno
andando a meraviglia e ci sarà un incremento di superficie. Data l’enorme
domanda, specialmente dal segmento delle macchine per la manutenzione,
nel 2018 aggiungeremo di nuovo un altro padiglione, per la precisione il
padiglione 11. Il 23mo GaLaBau si svolgerà quindi per la prima volta su ben
14 padiglioni. Particolarmente positivo in questo contesto è lo sviluppo
internazionale: gli espositori olandesi, ad esempio, si sono già assicurati
quasi un 50 percento in più di superficie rispetto al 2016, mentre dalla
Danimarca e dalla Repubblica Ceca registriamo attualmente un aumento
pari a oltre il 70 percento. Ovviamente le cifre esatte degli indicatori fieristici
risulteranno comunque definite soltanto a metà settembre. Nel complesso
prevediamo la presenza di circa 1.400 aziende nazionali ed estere e di
approssimativamente 70.000 operatori in visita”.

Che obiettivi si è preposto?

“È nostra intenzione promuovere ulteriormente l’internazionalizzazione,
sia dal lato espositori che da quello del pubblico, nonché
confermare e potenziare la nostra reputazione di salone leader in Europa
per il settore del verde. Nel contempo ci fa molto piacere che, già da molti
anni, il GaLaBau sia il polo d’incontro di maggior rilievo per il comparto
verde nell’area di lingua tedesca. Inoltre per noi è importante offrire a tutti i
visitatori del GaLaBau 2018 una proposta espositiva ancora più completa e
un programma di accompagnamento avvincente con un gran numero di
highlight e l’una o l’altra novità”.

Ci sono modifiche al concept del salone?

“L’ottimo numero di espositori e di visitatori dell’ultima edizione,
unito ai giudizi favorevoli emersi dal sondaggio svolto tra le aziende
e il pubblico, evidenzia come il nostro concept fieristico sia sostanzialmente
valido. Il 96 percento dei visitatori intervistati ha dichiarato di essere
soddisfatto della proposta del salone e il 91 percento degli espositori ha
valutato positivamente il successo generale della propria partecipazione.
Ciononostante adeguiamo ovviamente di continuo il concept acquisito
affinandolo e, anche nel 2018, integreremo la maggiore piattaforma
europea per il settore del verde con vari formati interessanti”.

Cos’avete esattamente in programma a questo proposito?

“Ad esempio, insieme alla rivista specialistica ‘Motorist’,
proporremmo per la prima volta il formato ‘Motoristen im Gespräch’ (esperti
in apparecchi motorizzati per il giardinaggio in dialogo) al fine di offrire ancora
più valore aggiunto ai rivenditori di attrezzi da giardinaggio e apparecchiature
a motore. Il giorno antecedente l’apertura del GaLaBau questo importante
target di destinatari potrà approfittare tra l’altro di un forum comunicativo
con esponenti dell’industria e del commercio, nonché di una manifestazione
serale. Anche gli architetti paesaggisti non dovrebbero lasciarsi
sfuggire il GaLaBau 2018… Oltre alla ‘Baubesprechung’ (riunione di cantiere) di mezza giornata, allo stand del Bund deutscher
Landschaftsarchitekten (Associazione degli architetti paesaggisti tedeschi)
sono previsti un ‘Tag des Wissens’ (Giornata del sapere) per gli aspiranti
alla professione, un get together comunicativo dopo la chiusura della fiera e
una presentazione sottoforma di filmato sul tema della progettazione di
scuole dell’infanzia. Cambierà inoltre nome il Praxisforum che organizziamo
insieme alla casa editrice Callwey Verlag. Nel 2018 si chiamerà infatti per
la prima volta ‘GaLaBau Landscape Talks’ e proporrà numerose brevi
relazioni dedicate ai progettisti del comparto e agli architetti paesaggisti.
Naturalmente per una mezza giornata ci sarà di nuovo anche il
Bundesverband für Spielplatzgeräte- und Freizeitanlagen-Hersteller
(Federazione tedesca dei produttori di arredi per parchi gioco e aree
attrezzate per attività ricreative) con tematiche avvincenti. Detta
federazione sarà altresì presente nel padiglione 1 con la mostra speciale
‘Freiraum der Zukunft – Spielplatzerlebnis vom Schulhof bis zum Park’
(Spazio del futuro – Avventura aree gioco dal cortile della scuola al parco)”.

L’area speciale Garten[T]Räume (Giardino-Sogni-Spazi) ha goduto di
un ottimo riscontro all’ultimo GaLaBau. Ci sarà una nuova edizione?

“Certamente! Il verde continua a essere in pieno boom ed
è simbolo di qualità di vita. Nell’area speciale Garten[T]Räume (GiardinoSogni-Spazi)
nel padiglione 3A, polo di riferimento per i decision maker del
settore, desideriamo proporre i più svariati trend nell’allestimento di parchi e
giardini in un’ottica a 360 gradi. Ad attendere i visitatori, su circa 1.600 metri
quadri, ci saranno presentazioni di servizi e prodotti che cattureranno l’attenzione
regalando mille ispirazioni. Ad esempio un contesto urbano arredato
con uno scenario completo di edificio multipiano, cortili interni, facciate e tetti
calpestabili, nonché un contesto privato con una piazza che invita a soffermarsi
e a gustare gli ultimi trend per i giardini privati. Punti chiave del contesto
rurale saranno invece gli ambiti tematici della tutela della natura, della
rinaturalizzazione, della gestione dell’acqua piovana e degli orti. Un vantaggio
aggiuntivo per il pubblico sarà l’integrazione in quest’area dell’Expertenforum
(Forum degli esperti) con le sue conferenze specialistiche”.

Il giro d’affari del lapideo nel 2017 ha raggiunto i 20 miliardi di dollari

Nel consuntivo mondiale per il 2017, gli scambi internazionali di marmi e pietre hanno interessato un giro d’affari per oltre 20 miliardi e mezzo di dollari sia nell’export che nell’import, con una flessione di 600 milioni rispetto all’anno precedente, e di oltre due miliardi nel ragguaglio al massimo storico del 2014: in altri termini, si sono registrate tre flessioni consecutive che costituiscono un fatto nuovo assoluto e rispecchiano l’esistenza di una congiuntura difficile anche in campo lapideo, e tanto più complessa, alla luce dei più recenti venti protezionisti in alcuni Stati leader.

Nei confronti del 2001, quando il fatturato lapideo mondiale aveva raggiunto 5,2 miliardi di dollari, il valore è comunque quadruplicato, confermando il crescente apprezzamento della progettazione e della clientela finale per il prodotto di natura, che proprio per questo ha sofferto meno di altri materiali concorrenti.

Del resto, a fronte della flessione in valore, pari al 2,4 per cento nei confronti del 2016, l’ultimo esercizio ha visto una crescita dell’interscambio quantitativo nell’ordine degli otto punti percentuali, con un ex – import che ha bilanciato in 580 milioni di quintali (grezzi e lavorati) contro i 535 milioni dell’anno precedente, E’ di tutta evidenza che il valore medio delle operazioni commerciali ha subito una contrazione molto rilevante, superiore ai dieci punti: un buon tributo alla cosiddetta democratizzazione dell’impiego, ma nello stesso tempo, una nuova forte elisione della redditività.

I primi quattro Paesi nella graduatoria dell’esportazione in valore (Cina, Italia, India, Turchia) hanno espresso il 56,8 per cento del totale, pressoché invariato rispetto al 57 per cento del 2010, cosa che mette in luce la permanenza di una forte concentrazione. A livello disaggregato, Il dato più significativo riguarda il forte sviluppo asiatico, nel cui ambito il 2017 ha visto concretizzarsi il sorpasso dell’export quantitativo indiano, ai danni di quello cinese, che peraltro resta largamente avvantaggiato in valore, vista la forte prevalenza dei suoi prodotti finiti. Quanto all’Italia, è ulteriormente continuato il trend discendente della quota di mercato, che nel 2017 è scesa al 10,6 per cento contro il 30,6 per cento del 2001. Molto apprezzabile è stata invece la crescita della Turchia, partita da 200 milioni di dollari per giungere, nel volgere di sedici anni, ad oltre due miliardi.

L’importazione è più articolata: i primi quattro acquirenti del 2017, tutti extra-europei (Cina, Stati Uniti, Corea del Sud e Germania), hanno ricevuto il 43 per cento degli scambi quantitativi. Anche in questo caso, nel periodo lungo si sono registrati incrementi generalizzati, soprattutto nei Paesi asiatici, mentre hanno fatto eccezione gli Stati Uniti, dove gli ultimi esercizi hanno evidenziato una tendenza alla saturazione del mercato ben dimostrata dal fatto che permane tuttora un ritardo di circa 17 punti nei confronti del massimo storico conseguito dall’import nordamericano nell’ormai lontanissimo 2007, per un valore nell’ordine dei 3,9 miliardi di dollari contro gli attuali 3,2. Dal canto loro, sono risultati in forte ed ulteriore calo gli approvvigionamenti italiani di grezzi, ridotti di circa due terzi nel volgere di un decennio, a conferma di una crisi delle attività trasformatrici ormai strutturale.

In tutta sintesi, il panorama globale del settore propone un mondo lapideo a due velocità: da una parte, i Paesi in via di sviluppo che si sono distinti per crescite talvolta molto accentuate dell’export e talvolta dell’import, e dall’altra, le economie mature, dove al carattere selettivo del mercato si sono aggiunti gli effetti del ristagno. Ne derivano parecchi spunti di riflessione non effimera per le imprese, per le forze sociali, e soprattutto per la volontà politica.

Presentata la 53° edizione di Marmomac

Più internazionale, con un focus su Miami e il lancio di una rete di ambasciatori del marmo. Sempre più interattivo con un nuovo portale web dedicato agli architetti. E attento ora anche al mondo dell’arte, dopo quello dei designer. Sono alcune delle novità con cui Marmomac si presenta all’appuntamento con la sua 53ª edizione, in programma alla Fiera di Verona, dal 26 al 29 settembre 2018.

Il salone – presentato oggi in conferenza stampa a Milano (Terrazza Martini) dal presidente di Veronafiere, Maurizio Danese e dal direttore generale Giovanni Mantovani e alla quale sono intervenuti anche Luciano Galimberti, presidente di ADI, Raffaello Galiotto, designer e Fulvio Irace, architetto e storico dell’architettura -, è il più importante evento mondiale dedicato a marmi, graniti, tecnologie di lavorazione, design applicato e formazione.

Un primato confermato dai numeri registrati nel 2017: oltre 1.600 aziende espositrici di cui il 64% estere da 56 paesi e quasi 68mila visitatori, di cui il 60% stranieri da 147 nazioni: un risultato che Veronafiere prevede di migliorare per l’edizione di quest’anno. L’elevato profilo di internazionalità rende Marmomac la piattaforma di promozione di riferimento per un comparto da oltre 18 miliardi di euro di interscambio globale. Mercato in cui i prodotti lavorati e le tecnologie lapidee made in Italy detengono il secondo posto a livello di export – con oltre 3 miliardi di euro – e il primo per qualità e valore aggiunto.

Le opportunità commerciali legate alla pietra naturale restano al centro del salone, declinate in categorie merceologiche che quest’anno sono state ridefinite, per essere più stringenti e razionali: marmi; pietre; graniti; agglomerati e conglomerati; blocchi di marmo; pietra grezza e grandi formati; macchine e attrezzature per la lavorazione; mezzi di trasporto e sollevamento; abrasivi; diamantati; prodotti chimici; servizi.

“Marmomac è uno dei nostri business event più importanti – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –. Nel mondo oggi è il benchmark assoluto per le fiere di settore. Lo dice il grado di soddisfazione più alto dei nostri espositori rispetto ai competitor e il fatto che a più di quattro mesi dall’inizio, gli oltre 80mila metri quadrati di spazi espositivi di Marmomac siano già sold out, con una lista di attesa di più di 40 aziende e richieste per almeno altri mille metri quadrati, di cui il 90% da aziende estere”.

Un ruolo guida che dal 2015 è stato riconosciuto dal ministero italiano per lo Sviluppo economico, con l’inserimento di Marmomac nel Piano di promozione straordinaria del Made in Italy, quale fiera strategica per la valorizzazione dell’industria lapidea del Paese.

Come parte delle iniziative previste, prosegue per il 2018 la collaborazione di Marmomac con Ice-Italian Trade Agency e Confindustria Marmomacchine sul fronte dell’attività di incoming di operatori dall’estero: sono 300 i top buyer selezionati, invitati ed ospitati a Verona partecipare a incontri b2b tematici, momenti di formazione tecnica e visite alle aziende del territorio.

A questo si aggiunge il ritorno dell’International Stone Summit, conferenza mondiale tra le principali associazioni mondiale del marmo.

“Internazionalità è una delle parole chiave per comprendere il successo di Marmomac – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. Abbiamo creato una community della pietra naturale che può contare anche sugli eventi che organizziamo in mercati maturi e in via di sviluppo come Stati Uniti, Brasile, Egitto e Marocco. Una rete che vogliamo rafforzare quest’anno con la creazione di ambasciatori del marmo, per diffondere la conoscenza e l’uso del prodotto litico, e attraverso Miami Calling, iniziativa in partnership con la rivista Platform per approfondire le opportunità nel real estate in Florida”.

Fondamentali per lo sviluppo trade del salone sono poi gli aspetti di innovazione, design e formazione. Un concetto che a Marmomac è rappresentato dalle mostre protagoniste nel The Italian Stone Theatre, il padiglione che fonde ricerca, sperimentazione, pietra e tecnologie italiane. Il tema per l’edizione 2018 è Acqua e Pietra e quest’anno vede il debutto di un percorso dedicato agli artisti per esaltare il dialogo tra acqua e materiali litici negli ambienti destinati ad accoglienza e al benessere.

Altra novità è la mostra in cui grandi marchi dell’arredo e del design – come Baxter, Swarovski, Luxury Living Group – creano progetti specifici per le aziende del marmo.

Grande spazio poi agli architetti che arrivano a Verona da tutto il mondo. A loro sono riservati i corsi di formazione e aggiornamento della Marmomac Academy, così come il nuovo portale web studiato a misura dei progettisti che utilizzano il marmo. Un trend sempre più diffuso dal momento che l’88% degli architetti che visitano la fiera dichiarano che la pietra sarà presente nei loro progetti futuri.

Tornano, infine, anche i due riconoscimenti targati Marmomac: l’Icon Award individua l’opera del The Italian Stone Theatre che diventerà immagine della campagna promozionale 2019, mentre il Best Communicator Award, premia la cura e l’originalità delle aziende espositrici nell’allestimento fieristico.

Pochi giorni al via di Stone+Tec 2018

Avrà inizio il prossimo 13 giugno Stone+Tec 2018, Salone Internazionale della Pietra Naturale e della Tecnologia della Pietra in programma a Norimberga per quattro giorni. La fiera è il maggiore salone della pietra naturale in Germania e appuntamento fisso del settore, già alla 20ma edizione.  Partecipano espositori internazionali da circa 30 paesi. Lo Stone+tec convince poi per la straordinaria varietà di prodotti, tecnologie e idee proposti: per la pietra naturale, per l’Engineered Stone, per l’ambito tecnico e per gli arredi funerari. Ricco programma collaterale ancora più attraente, due nuove mostre speciali e lo scambio competente con colleghi ed esperti a questo salone leader che, anche al suo 20mo anniversario, fonde insieme tradizione e futuro.

Il forum specialistico Stone+tec.  Il forum specialistico offre impulsi sui seguenti aspetti chiave: giovedì – forum “Friedhof” (Cimiteri), venerdì – “Nachhaltigkeit im Bau”
(Sostenibilità nell’edilizia), “La nostra pietra naturale: insieme per un futuro sostenibile” Alla scoperta del perché la pietra naturale proveniente da cave tedesche, austriache, svizzere e altoatesine è particolarmente sostenibile.

Deutscher Natursteinpreis 2018 (Premio tedesco della pietra naturale) Evento indetto
e organizzato dal Associazione tedesca della pietra naturale (Deutscher Naturwerkstein
Verband e. V.).

Visite guidate sul tema “La poliedricità di un salone internazionale: panoramica”, organizzate dall’università Hochschule RheinMain.

Tavole rotonde Gli esperti discuteranno sulle tematiche trend del settore: “Gli opposti si attirano – CNC e creatività” e “Supporto decisionale – robot o centro di lavorazione”.

Premiazioni Best practice digitali per il settore: l’assegnazione del premio per il marketing della pietra naturale “Naturstein Marketing Award”.

I risultati di un avvincente concorso: la premiazione del “Nachwuchswettbewerb”
(Concorso delle nuove leve). Friedhofskulturkongress (Congresso sulla cultura cimiteriale)

Al forum specialistico nel padiglione 9 sono organizzate manifestazioni di settore estremamente appassionanti e interessanti. Oltre alle relazioni specialistiche nel corso delle varie giornate a tema si terranno altresì numerose tavole rotonde e premiazioni.

 

www.stone-tec.com

Per informazioni:

Donatella Murru

Project Manager

tel. +39 02 36753260 – 28510106

Successo dell’antidumping ceramico europeo sull’import dalla Cina, marmi e pietre stanno a guardare

La Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea ha pubblicato, in data 23 novembre 2017, il Regolamento della Commissione che proroga i dazi sulle importazioni di piastrelle ceramiche cinesi per un quinquennio, con scadenza al 2022. Il provvedimento, come rileva una nota di Confindustria Ceramica, ha lo scopo di “ripristinare condizioni di corretta competizione sui mercati europei” quali quelle che nel precedente quinquennio hanno dato luogo ad “una riduzione del 77 per cento dell’import dalla Cina”.

Il livello dei dazi in questione oscilla fra il 30,6 ed il 69,7 per cento, confermando le statuizioni precedenti, e contestualmente la persistenza del “dumping” cinese che si aggiunge ad una straordinaria eccedenza della capacità produttiva, “pari a quattro volte la produzione comunitaria”.

La proroga in parola costituisce un indubbio successo della CET (Federazione Ceramica Europea) a fronte del grave danno che sarebbe maturato a carico delle imprese comunitarie qualora le misure vigenti nel precedente periodo di vigenza non fossero state confermate. In tale ottica, è comprensibile che il successo dell’azione antidumping costituisca un fondamentale atto di tutela dell’interscambio “fair” e nello stesso tempo, come ha rilevato Confindustria Ceramica, uno strumento idoneo a promuovere importanti investimenti innovativi nell’impiantistica e nelle tecnologie, “affrontando con maggiore fiducia le crescenti sfide competitive sui mercati internazionali”.

Il confronto col settore lapideo pone in evidenza un’importazione europea dalla Cina che nel 2015 è stata pari a 760 milioni di dollari e 2,3 milioni di tonnellate: cifre costituite in larghissima maggioranza da prodotti finiti, e da quote marginali di grezzi, con un prezzo medio di poco superiore a 18 dollari per metro quadrato equivalente, riferito allo spessore convenzionale di cm. 2. Si tratta, con ogni evidenza, di una forte perdita di valore aggiunto per l’industria europea trasformatrice, e di una quotazione largamente inferiore ai costi di produzione, non soltanto del Vecchio Continente.

In queste condizioni, il meno che si possa auspicare è l’adozione di analoghe misure a tutela dell’Europa, dei suoi materiali e della sua professionalità, essendo palese che siffatte tipologie di concorrenza si ripercuotono innanzi tutto sull’occupazione. Nondimeno, è sconfortante vedere come il comparto lapideo europeo, a cominciare dalla sua Federazione, ancora una volta sia rimasto a guardare, ignorando una questione fondamentale che investe pesantemente i suoi equilibri gestionali, e la conclamata esigenza di equità commerciale, a tutela di un oggettivo interesse comune.

Marmo e Sviluppo: Un binomio inscindibile

L’idoneità del settore lapideo ad avviare politiche di sviluppo dove altre industrie non potrebbero avere analoga capacità tecnologica e cromatica è fuori discussione, ed è stata riconosciuta nelle sedi più qualificate, a cominciare dall’ONU, con apposita Dichiarazione del 1976. In precedenza, il IX Congresso dell’industria marmifera europea aveva attirato l’attenzione dei Governi nazionali e regionali sul ruolo trainante della pietra anche in chiave sociale, ed aveva costituito la Federazione internazionale del settore con lo scopo di promuovere la crescita del comparto (1964).

 

Oggi, sono tanti i comprensori, o meglio i Paesi in cui la valorizzazione di questa importante risorsa naturale ha permesso di conseguire risultati occupazionali e sociali di buona consistenza: non a caso, la forza lavoro impiegata nel lapideo a livello mondiale avrebbe raggiunto, secondo stime mai smentite, 18 milioni di unità. Non a caso, in diversi Stati è stato riconosciuto alla pietra un ruolo strategico, assimilato a quello del comparto minerario.

 

In questo senso, il progresso è incontestabile, avendo tratto largo vantaggio dalla diffusione sostanzialmente universale delle riserve, ed in misura non inferiore dal forte avanzamento tecnologico. Ciò, sebbene in diversi Paesi la politica di ricerca sia tuttora limitata (soltanto in pochi casi la conoscenza del territorio è davvero esaustiva, come in alcuni Stati europei, in Arabia Saudita od in Turchia), facendo presumere che altre importanti risorse possano essere condotte alla vista e quindi alla coltivazione.

 

In alcuni casi, lo sviluppo è stato esponenziale. Del resto, negli ultimi venti anni la produzione ed i consumi mondiali sono sostanzialmente raddoppiati, senza dire che approfondite indagini scientifiche (condotte dal Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Siena) hanno permesso di rilevare come il volume dei marmi e delle pietre scavati nel mondo dal 1950 in poi sia stato superiore a quello di tutte le epoche precedenti messe insieme. Chi si ostinasse a pensare che il settore lapideo svolge un ruolo di retroguardia nel quadro di concessioni ad un prestigio retorico e magniloquente, è servito.

 

Per comprendere quanto siano ampie le dimensioni del settore, basti dire che la produzione mondiale del 2016, al netto degli scarti di cava, risulta non lontana dai 150 milioni di tonnellate, metà delle quali destinate ad un fiorente interscambio.

 

Il progresso assicurato dal comparto, a parte quello economico e tecnologico, spazia in un contesto di maggiore ampiezza e non è alieno dal volare alto. Oggi, la progettazione più moderna e competente ha riscoperto gli utilizzi del marmo, del granito e delle altre pietre sia nell’edilizia di rappresentanza, sia in quelle civili ed economiche, grazie a caratteri funzionali ed espressivi di grande competitività. Vale la pena di ribadire che le economie di durata e di manutenzione dei lapidei sono tali da motivare ampiamente qualche differenza di prezzo, che soltanto in prima battuta può consentire la formulazione di riserve senza reale fondamento tecnico.

 

L’ottimizzazione nel modo di vivere dell’uomo contemporaneo, quasi ininterrotta da oltre un secolo, ha trovato un fondamento significativo nell’espansione degli impieghi di materiali nobili, a cominciare dal marmo e dalle altre pietre. Ciò che un tempo era riservato ad una schiera molto ristretta di fruitori ha finito per diventare accessibile quasi a chiunque: motivo di più per sottolineare come il consumo medio per abitante, che nel mondo di oggi ammonta a circa un metro quadrato ogni quattro abitanti, con punte massime nell’Europa mediterranea che superano il metro pro-capite, sia destinato ad aumentare, potenziando un trend in ascesa in atto dagli anni cinquanta del secolo scorso, e migliorando ulteriormente la “way of life”.

Modificazione strategiche in campo lapideo: il caso del Sudafrica

Esclusivista di talune tipologie ai massimi livelli mondiali, soprattutto in campo siliceo, il Sudafrica vanta una lunga tradizione esportatrice, soprattutto di blocchi, che in tempi più recenti si è dovuta confrontare con la crescita della concorrenza, senza trascurare la difesa della qualità, ed in qualche misura, senza ignorare le strategie di opportuno contenimento quantitativo dei volumi spediti all’estero, senza comprometterne i livelli tecnologici ed estetici. I mercati tradizionali hanno accolto con favore tali opzioni produttive e distributive, con particolare riguardo a quelli europei, guidati da Italia e Polonia, mentre in altri casi si sono registrate contrazioni di qualche rilievo.

Non a caso, l’export grezzo dal Sudafrica, costituito in larghissima prevalenza da graniti, ha chiuso il 2016 con un giro d’affari per 53,6 milioni di dollari, con una flessione del 40,6 per cento rispetto al 2008, e con vendite per circa 344 mila tonnellate, in calo del 26 per cento nei confronti del medesimo anno base, mentre il valore medio per unità di prodotto è riuscito a contenere il regresso in meno di un quinto. Sul piano strategico, una conseguenza particolarmente significativa ha avuto riguardo alla crescita quasi speculare dell’export di lavorati, a tutto vantaggio del valore aggiunto locale. Infatti, sempre nel 2016 il Sudafrica ha spedito all’estero prodotti finiti per 27,6 milioni di dollari, ascrivendo un aumento di circa 84 punti percentuali nei confronti del 2008, mentre il volume, di poco inferiore alle 60 mila tonnellate, è cresciuto del 29,8 per cento. Dal canto suo, il valore medio del manufatto esportato ha messo a segno un incremento superiore al 41 per cento.

E’ ovvio che non si tratta di cifre casuali, ma che a monte di questi consuntivi esistono decisioni di importanti investimenti anche nel campo della trasformazione, con apporti non marginali della tecnologia italiana. Sta di fatto che in meno di un decennio l’esportazione lapidea sudafricana ha visto crescere la quota del prodotto finito in maniera quasi impetuosa: non a caso, il suo “share” è pervenuto ad un terzo del totale, contro il dieci per cento scarso del 2008. Ciò significa che gli investimenti, oltre al momento produttivo, si sono estesi positivamente a quello distributivo e promozionale, non senza conseguire risultati di qualche rilievo anche sul piano socio-economico, in un contesto caratterizzato da forti attese di sviluppo.

Si tratta di un successo che non inficia la tradizionale priorità del grezzo, e che anzi la ribadisce, con un risultato tanto più degno di nota, in quanto le produzioni sudafricane, fatta eccezione per volumi complementari di ardesia e di marmi colorati, riguardano soprattutto i graniti di tonalità scura. Segno evidente che la clientela internazionale ne apprezza i parametri qualitativi, unitamente alle strategie di attenta difesa del prodotto che costituiscono, non da oggi, un punto di forza dell’industria estrattiva locale ed un valido paradigma di riferimento per quelle altrui. Del resto, sia pure con prudente attenzione, il volume mondiale dell’export di lavorati considerato nel suo complesso ha raggiunto il limite psicologico del 50 per cento, ed una quota notevolmente superiore del valore corrispondente, affermandosi quale asse portante dell’intero comparto.

Campedelli Marmi

    Famiglia Campedelli

    La storia di Campedelli Marmi parte da lontano. Un’azienda che ha saputo innovarsi e crescere, in un mercato, quello della lavorazione della pietra, sempre più competitivo e intento a rinnovarsi.

    Campedelli ha trovato la sua innovazione in un impianto di resinatura, che ha aumentato la produzione dell’impresa veronese del 40%.

    La storia dell’azienda ha le sue radici nella Valpantena.

    Ce la racconta Albino Campedelli, fondatore dell’omonima famiglia che con sapiente maestria tramanda il business di generazione in generazione e rappresenta attualmente uno dei migliori esempi di made in Italy nel mondo nel settore della pietra.

     

    Correva l’anno 1967.

    Siamo nati con la nascita e lo sviluppo delle prime lavorazioni del marmo in Valpantena, negli anni ’60. Proprio in quel periodo grazie all’intuizione e alla dedizione, nasce l’omonima ditta Albino Campedelli.

    Il costante sviluppo commerciale e produttivo ha visto il graduale ingresso dei figli fino alla trasformazione da ditta artigiana in Campedelli Marmi Srl”.

     

    Dal 1967 al 2016 il tempo sembra quasi volato. Eppure il mondo nel frattempo è cambiato; l’azienda è cresciuta e si è evoluta, e le complessità sono triplicate.

    L’anno 2016 è stato un anno nel complesso positivo sotto diversi aspetti” spiega con ottimismo Albino Campedelli.  “In primo luogo gli investimenti effettuati in macchinari di ultima generazione hanno reso l’azienda, già competitiva sul mercato, ancora più innovativa, tecnologica e in grado di offrire maggior quantità di prodotto finito in minor tempo.

    Nonostante il tempo impiegato nel montaggio e perfezionamento di tali macchinari, in pochi mesi siamo riusciti a recuperare buona parte della produzione venuta meno in quel periodo.

    In secondo luogo le vendite hanno mostrato un trend positivo che ha portato ad un aumento del fatturato”.

     

    Nei 10.000 metri quadrati di area produttiva lavora personale altamente qualificato, che seleziona e lavora le migliori qualità di marmo per progetti e superfici di medie e grandi dimensioni. Ma quali sono nello specifico i materiali che lavorate?

     

    “Nel nostro catalogo abbiamo vari materiali lapidei italiani particolarmente difficili da lavorare come Botticino, Travertino Classico, Travertino Noce, Breccia Oniciata, Daino, Bianco Carrara, Rosso Verona, Giallo d’Istria e Arabescato Orobico. Gli investimenti effettuati in macchinari e tecnologie ci hanno permesso da una parte di abbattere i costi di produzione e manodopera e dall’altra di raggiungere un alto standard qualitativo e quantitativo.

    Anni fa producevamo anche su misura per progetti come aeroporti e ville private oggi invece riceviamo molte richieste di prodotti semilavorati. Da Stallavena, in provincia di Verona, ai piedi dei monti Lessini, al deserto arabico. C’è un doppio filo che lega questi luoghi così distanti, ma al contempo così vicini.

    I mercati più importanti sono stati e sono tutt’ora localizzati nei Paesi Arabi. I nostri prodotti sono infatti destinati ai mercati del Golfo Persico, Emirati Arabi Uniti, Libano, Iraq e anche Libia e Marocco. In questi paesi siamo riconosciuti come un partner affidabile sia per quanto riguarda i tempi di consegna che per le caratteristiche e le qualità del prodotto, e abbiamo rapporti consolidati con clienti che ci hanno accompagnati negli ultimi 30 anni della nostra storia aziendale

     

    Com’è stato possibile innovare? Investendo.

    Per la ditta veronese, migliorare la produzione, il controllo qualità e potenziare la commercializzazione dei suoi prodotti è sempre stato considerato un dovere professionale.

     

    Recentemente l’azienda ha dedicato un’intera area produttiva ad un nuovo impianto di resinatura Breton.

     

    Il nostro impianto Breton comprende: jot di carico, due forni di essicazione di 30 piani cadauno, applicatore automatico delle rete, due forni di catalisi di 30 piani cadauno, un jot intermediario, una lucidatrice Levibreton con 17 mandrini e jot di scarico. L’utilizzo di tali macchinari è stato fin da subito chiaro ed intuitivo. Abbiamo riscontrato miglioramenti sia in termini di qualità che di quantità e un conseguente aumento della produzione del 40 per cento”.

     

    Una soddisfazione, quella della famiglia Campedelli, misurata anche nel servizio post-vendita garantito da Breton.

     

    Nei primi mesi di regolare produzione siamo ricorsi più volte all’assistenza Breton per risolvere alcuni intoppi di collaudo. Il personale dell’assistenza online come i tecnici/montatori si sono mostrati, in ogni situazione puntuali, professionali e determinati nel risolvere il problema creatosi”.

     

    Breton garantisce infatti un hotline service attivo 24 ore al giorno grazie anche alle sedi dell’azienda negli Stati Uniti, in Cina, India, Australia e Brasile.

    Un servizio telefonico prestato da tecnici altamente specializzati con possibili interventi tecnici direttamente sulla macchina installata presso il cliente, senza che sia necessaria la presenza dell’operatore. Un presente roseo, e un futuro che lo potrà essere ancor di più.

     

    Africa: un continente lapideo in lista d’attesa

    Le risorse naturali di marmi e pietre sono diffuse dovunque, ma in taluni casi la loro valorizzazione è tuttora marginale. Da questo punto di vista, parlando di grandi aggregati geografici, l’esempio dell’Africa è davvero emblematico: le ricchezze dei suoi giacimenti sono enormi, ma le strozzature che ne precludono lo sviluppo sono ben lungi dall’essere rimosse, nonostante gli auspici espressi più volte nelle sedi della cooperazione internazionale. In altri settori, anche collaterali, non è così: basti pensare a quello dei diamanti, in cui la produzione africana, guidata da Botswana e Congo, esprime una significativa maggioranza.
    In campo lapideo, le tradizioni dell’Africa sono fra le più antiche, come attestano l’impiego dei suoi materiali nell’Impero Romano, le grandi opere egiziane, ed il livello avanzato che le tecniche estrattive avevano raggiunto in epoca storica. E’ una referenza che non basta: oggi, la quota mondiale di marmi e pietre spettante all’Africa è attestata su livelli molto contenuti, con stime produttive per il 2016 che si attestano intorno al sei per cento del totale, grazie all’apporto di due soli Paesi leader, quali Egitto e Sudafrica, Il primo dei quali è notevolmente sviluppato anche a livello di lavorazione, mentre il secondo risulta titolare di alcune esclusive prestigiose, con particolare riguardo a quelle del granito nero. Altrove, se si eccettua l’attività di cava in qualche giacimento di alto valore merceologico e cromatico, in genere ad iniziativa extra-continentale, e spesso italiana, come in Angola, Madagascar, Namibia e Zimbabwe, le strutture imprenditoriali di settore che possano definirsi competitive sono oggettivamente carenti.
    C’è di più: qualche iniziativa mista di verticalizzazione non ha dato i risultati in cui si era confidato, sia per un’insufficiente qualificazione professionale, sia per talune difficoltà contingenti come quelle per l’ottenimento delle concessioni, per la gestione dei trasporti e per l’acquisizione di tecnologie in tempi funzionali. Si deve aggiungere che la politica di servizio da parte dei fornitori extra-continentali non è sempre ottimale: ad esempio, per quanto riguarda la disponibilità in tempo reale di ricambi e beni strumentali, più che mai basilare.
    Negli ultimi decenni si sono organizzate importanti conferenze internazionali come quelle di Dakar e Lusaka, aventi lo scopo di promuovere forme di collaborazione con imprese di Europa, America od Asia, e con il supporto di forti Organizzazioni istituzionali, comprese quelle di espressione ONU, ma alla resa dei conti la carenza di infrastrutture, le difficoltà di accesso ai giacimenti, la mancanza di adeguati aggiornamenti professionali, l’incertezza del diritto e la stessa instabilità politica hanno finito per esaltare i limiti dell’Africa lapidea, a danno di oggettive e diffuse potenzialità.
    E’ inutile aggiungere che l’iniziativa locale sconta negativamente le suddette carenze, cui si aggiungono quelle di natura finanziaria, a più forte ragione vincolanti. Esiste qualche eccezione, come nei Paesi dell’Africa mediterranea (Algeria e Tunisia), in Marocco ed in Etiopia, ma si tratta di fattispecie pur sempre circoscritte, anche se in qualche caso hanno dato luogo ad investimenti significativi sia nella fase estrattiva che in quella trasformatrice, con l’apporto di tecnologie italiane sempre apprezzate per qualità, rendimenti e sicurezza.
    Non è azzardato affermare che la struttura operativa è rimasta spesso di tipo post-coloniale, sia pure non senza contributi relativamente apprezzabili allo sviluppo socio-economico delle zone interessate. Tuttavia, la complessità della congiuntura mondiale e la progressiva riduzione dei fondi resi disponibili a favore della cooperazione internazionale, soprattutto nel bilancio dei Paesi sviluppati dell’Occidente, hanno precluso un ampliamento delle prospettive di sviluppo.
    L’Africa lapidea può aspettare, sia pure suo malgrado, perché possiede riserve di alto valore tecnologico e cromatico, e di forte consistenza quantitativa, destinate ad essere valorizzate in una logica di esportazione ma prima ancora nelle politiche locali di sviluppo edile. Tuttavia, sarebbe bene comprendere meglio che queste forme di valorizzazione possono essere – non solo nel campo del marmo e della pietra – un discreto antidoto a flussi migratori indiscriminati ed ai problemi che ne derivano nelle economie mature.

    Summary of the 28th yearly report: final balance of fiscal year 2016

    Il rapporto 2016 (Foto MarmoNews)

    These numbers prove that the most important role in the globalization context is always ofvolume, more than of value: counting both the raw and processed shares, we reach a flowof over 790 million meters. It must be clarified that the rate of raw has further decreased,going below the psychological threshold of 50% and highlighting the upswing of a strategicchange that favored transportation, deriving from a greater handling of the processedproduct.Among the most significant characteristics of the natural stone industry trade, that havestabilized in time, we must mention another important fact: the overall majority of the worldusage refers to materials that were extracted and often processed in countries that are notthe ones where they are installed, feeding satellite activities of great economic importance,first of all in the service industry.The first six producers (in this order: China, India, Turkey, Brazil, Iran, Italy) account for the71% of global quarrying, exceeding of over 30 points the 1996 quota and confirming theirposition of the year before. The historical trend towards a progressive concentration,usually involving the processing phases and distribution, turns out to be more and moreconsolidated. In particular, China, with around 46 million tons extracted, has confirmed itsrecord, with a third of all marble and stone produced in the world, whilst India hasexperienced a faster growth, with its 16%. Prices, in light of the mentioned managing options, however diversified, have beencharacterized by a reconsideration, in some cases significant, of the preceding strategies.For example, China itself, where the average quotation of the end product hadexperienced a constant upswing from 2003 onwards, until 2009 when it had suffered asomehow relevant decrease, has lost around 10 points in the quotation of the export of itsprocessed products, going from 41,70 dollars per square meter in 2015 to 37,30 in 2016.This fact, which is not unconnected to currency exchange, confirms that the distributionstrategies have become flexible also in leader countries, having to face, in a very selectiveglobal market, changeable balances of supply and demand, and a significant differencewith mature economies, and, in particular, that of Western Europe. A special attention goesto Italy, that maintains the record of quotation of natural stone artifact shipped abroad ofaround 67,60 dollars per square meter, against the 36,70 of the first twelve exportingcountries, considered on the whole. Regarding product, in 2016 silica experienced a further marginal upswing, mostly thanks toIndia and China, it being understood that calcareous products have prevailed in volume, with a quota share on the global consumption that remains around three fifths of the total. The predominant usage continues being in building, with significant quota shares in street furniture and funerary business, in a setting of usages that is mostly stable.On the subject of China, being it a leader country able to determine some strategic choicesalso for other countries, it must be specified that its export has decreased by over a milliontons, after the 600 thousand that it lost the year before, with a regression of 9.1% thatbecomes 13.5% in the two-year report; nevertheless, the decrease of end products hasremained stable, while the raw silica has strongly gone down. Processed products with ahigh added value represent 78% of the Chinese amounts shipped abroad, with a growth of6 points, and 93% of the value, with a decrease of 5. Sales of manufactured products toJapan have further decreased, not to mention the setback of United States, while SouthKorea and Vietnam have confirmed their first and fourth positions in the rankings. Theinternational turnover of Chinese shipments, for its part, has decreased of 10.4%, reaching2
    6,8 billion dollars: sometimes even giants cry, although confirming their belonging to thehighest dimension.In the sphere of the leading natural stone industry countries, Italy’s final balance, standingout for the highest average price of manufactured products, that we mentioned, has beenconsiderably decreasing, with a negligible drop in production and a new one in volumesexport – excluding by-products – of 7,3%, caused by raw and processed products to thesame extent. The negative differential, compared to the maximum reached in 2000, hasfurther grown, reaching almost 22 points, the majority of which in the last three years.Import, on its side, has reported a decrease of 8.5%, contextualized in a permanentstandstill of the internal market, influenced by a chronic stagnation in the building industry:it is not a coincidence that, in the last ten years, the Italian natural stone industry importhas gone down 8 times, and is less than a half of what it was in 2001.Export from Italy, in 2016, has been related to artifacts for the 81,7% of its total value, withan impact that represents the high of the decade, almost confirming, beyond its socio-economic relevance, its prominent strategic relevance. Shipments of raw instead have hada traditional strength in marble, with around 9/10 of its quota share and marginal amountsfor granites and other stones.A key role of the industry continues being that of satellite activities and, in particular, ofprocessing technologies (machinery and auxiliary goods). Regarding plants, 2016 endedwith a stationary global production – same as materials – estimated at around 3 millionquintals, two thirds of which went to the foreign trade, and confirmed the Italian record, onthe strengths of an export that amounts to 69,3% of the European quota in volumes, and62,3% of correspondent value, while it represents around ¼ of the global trade,representing the absolute majority of the demand in many countries of the old continent,not to mention some extra-European countries that are very strong in the industry, withvery significant peaks in Brazil, Australia and Ethiopia, where the absolute majority of themarket coverage pertains to Italy. On top of this, there are many other importantprogresses like the “made in Italy” natural stone technology quota in Canada, Mexico andChile.The Italian export of machinery and of marble and stone processing systems hasgenerated shipments for 600 thousand quintals, decreasing by around 16 points comparedto the previous year, nevertheless, we must admit that in 2015 it had reached a newhistoric high. The 2016 turnover was of around 700 million euro, with an average unit valuereaching, in turn, a new high of 1184 euro/quintal, against 1112 of the year before, 1058 of2013 and 974 of 2012. This to confirm a consolidated competitivity, regarding mainlyquality and service policies levels, although in the context of a global competition inconstant growth.The final balance of Italian technology is completed by auxiliary goods, where abrasiveand diamond tools stand out, the value export of which account for 370 thousand quintalsdelivered, and a turnover of over 285 million dollars, that in the European environment areexceeded only by Germany. Nonetheless, in both leading Union countries, there aresignificant decreases compared to the correspondent highs, that are mostly due to “joint-venture” operations taken out in other countries by the manufacturers.The international handling has been characterized, as in the past, by a wide and logicemploy of the navy. But the prominent role of the railway transportation has beenconfirmed, both on the short and long distance (for example, in the Chinese supply of rawsilica coming from Northern Europe, however in decrease although benefitting from the3
    new High Speed segments) while the number of road transportation, complementary to thefirst two except for local markets processing and usage cases, has grown proportionally toproduction, with an estimate of over 50 million of loadings and unloadings.The analysis by country demonstrates that the development of the natural stone industry isgoverned by processes that are very variable: although the largest growths in quarryingand processing have been reached in Asia, even Europe, that is a mature area, has givensigns of reacting, proving that marble and stone are always able to overcome the effects ofan economic conjuncture that cannot be considered simple.Negative final balances of the foreign turnover, especially related to raw, and incountertrend compared to a long growth trend, have been yet again recorded in Brazil, inspite of a significant promotion of the local stones, and in particular of granite; not tomention Turkey that continues suffering from the decrease in purchase of raw limestonesby China, while the export of artifacts towards the traditional United States market has notregistered a growth compliant with the demand potential, having it coincided with anunexpected decrease of the North American import of processed products, being of 6,1%,and breaking the positive trend of the last 6 years.It must be at least mentioned that the trend reversal registered in the United States raisesuncertainties that become of more relevance at the announcement the protectionism infavor of local production, as per the new Washington government programs.Although contained, Iran records a growth in export, the only significant country to haveincreased the shipments of raw to China, where it has reached the fourth position in theranking of purchases, behind Turkey, Italy and Egypt: a country, this last one, that isstrengthening the value added policies, like it is happening, although to a lesser extent, inJordan and especially in Palestine, where the effect of the natural stone industry on thegross national product is since a long time at the world top. An interesting growth in product has also been recorded in South Africa, althoughhappening at the same time as a good upswing in raw, that in any case is still far from thehigh of its export. On this subject, it is important to highlight how the distributivedevelopment of the South African artifacts has been able to conjugate the color features ofthe domestic granite and those of an international demand in favor of strong colors, withthe traditional strategy to value quality and extracted volumes, the destinations of whichcontinue regarding Europe and Italy in particular, but also have good positions in Poland,where the funerary use of the dark pigmented product takes advantage of consolidatedtraditions. The world marble and stone production forecasts, although advisably applying prudentcriteria resulting from the extrapolation of historical series and the yet contradictory shortterm foreign trade trend, but also from a granted demographic growth followed by a growthin building, continue being favorable, so much that in 2020 the volume of high qualitynatural stone extracted in the world should reach 170 million tons with a use close to twobillion equivalent square meters, while the international trade volume should beproportional to this, therefore of over one billion meters. A valid supposition is that the global natural stone trend, once overcome the bottle neckcaused by the stagnation situations currently present in the system, can restart at a levelconsistent with the long term; although bigger issues will arise related to the creation ofinfrastructures, the compliance of the plants and the disposing of waste, on all levels bothnational and regional. These problems must be faced taking into account the crucial role of4
    investments, and therefore of credit, and the need to boost them on the company levelthrough adequate incentives: this, in light of the producing, communication and promotionmoments, taking special care of the waste topic, the storage and environmental challengesof which are a bottleneck of first importance. The international cooperation is certainly capable of providing a new propulsion, startingfrom the possible solutions to these strategic problems, with an impact that becomes moreand more tangible in as much as it is supported by the joined action of the businessorganizations of the natural stone industry, that on a supranational level yet doesn’t complywith objective political requirements, the needs of the companies and of employment, andhistorical auspices.The industry holds very high professional content and the possibility to create new jobswith limited financial means, so much that since nearly half a century it has beenconsidered suitable, also by the United Nations, to start expansion processes where otherindustries could not express the same strategic and tactical capabilities. Therefore, it hasthe right to be subject of attention both in countries where it represents an importantopportunity to increase the added value, and in the mature ones, where it results inconsortiums of great economic importance, the more important in light of a complexeconomic and occupational conjuncture.

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