A Settembre torna GaLaBau

Dal 12 al 15 settembre 2018 il settore europeo del verde si incontra di nuovo a Norimberga al salone specializzato GaLaBau. I preparativi per la 23a edizione di questo evento leader per la paesaggistica, la manutenzione e costruzione di spazi urbani e verdi e campi sportivi, campi da golf e campi da gioco, sono in pieno svolgimento e per la prima volta la manifestazione si svolgerà su ben 14 padiglioni, uno in più rispetto all’ultima edizione, a seguito dell’enorme domanda, specialmente dal segmento delle macchine per la manutenzione.

Particolarmente positivo in questo contesto è lo sviluppo internazionale, che segna un aumento di superficie da parte degli espositori stranieri. Gli organizzatori prevedono la presenza di circa 1.400 aziende nazionali ed estere e di approssimativamente 70.000 operatori in visita.

Obiettivo degli organizzatori è promuovere ulteriormente l’internazionalizzazione, sia dal lato espositori che da quello del pubblico, nonché confermare.

 

Intervista a Stefan Dittrich, responsabile del GaLaBau 

Il GaLaBau 2016 si è concluso con grande successo: grazie a 1.320
espositori, a oltre 64.100 visitatori e all’aggiunta del padiglione 2 ha
infatti raggiunto nuovi record. Come procedono i preparativi della
prossima edizione?

“Posso dire che i preparativi del GaLaBau 2018 stanno
andando a meraviglia e ci sarà un incremento di superficie. Data l’enorme
domanda, specialmente dal segmento delle macchine per la manutenzione,
nel 2018 aggiungeremo di nuovo un altro padiglione, per la precisione il
padiglione 11. Il 23mo GaLaBau si svolgerà quindi per la prima volta su ben
14 padiglioni. Particolarmente positivo in questo contesto è lo sviluppo
internazionale: gli espositori olandesi, ad esempio, si sono già assicurati
quasi un 50 percento in più di superficie rispetto al 2016, mentre dalla
Danimarca e dalla Repubblica Ceca registriamo attualmente un aumento
pari a oltre il 70 percento. Ovviamente le cifre esatte degli indicatori fieristici
risulteranno comunque definite soltanto a metà settembre. Nel complesso
prevediamo la presenza di circa 1.400 aziende nazionali ed estere e di
approssimativamente 70.000 operatori in visita”.

Che obiettivi si è preposto?

“È nostra intenzione promuovere ulteriormente l’internazionalizzazione,
sia dal lato espositori che da quello del pubblico, nonché
confermare e potenziare la nostra reputazione di salone leader in Europa
per il settore del verde. Nel contempo ci fa molto piacere che, già da molti
anni, il GaLaBau sia il polo d’incontro di maggior rilievo per il comparto
verde nell’area di lingua tedesca. Inoltre per noi è importante offrire a tutti i
visitatori del GaLaBau 2018 una proposta espositiva ancora più completa e
un programma di accompagnamento avvincente con un gran numero di
highlight e l’una o l’altra novità”.

Ci sono modifiche al concept del salone?

“L’ottimo numero di espositori e di visitatori dell’ultima edizione,
unito ai giudizi favorevoli emersi dal sondaggio svolto tra le aziende
e il pubblico, evidenzia come il nostro concept fieristico sia sostanzialmente
valido. Il 96 percento dei visitatori intervistati ha dichiarato di essere
soddisfatto della proposta del salone e il 91 percento degli espositori ha
valutato positivamente il successo generale della propria partecipazione.
Ciononostante adeguiamo ovviamente di continuo il concept acquisito
affinandolo e, anche nel 2018, integreremo la maggiore piattaforma
europea per il settore del verde con vari formati interessanti”.

Cos’avete esattamente in programma a questo proposito?

“Ad esempio, insieme alla rivista specialistica ‘Motorist’,
proporremmo per la prima volta il formato ‘Motoristen im Gespräch’ (esperti
in apparecchi motorizzati per il giardinaggio in dialogo) al fine di offrire ancora
più valore aggiunto ai rivenditori di attrezzi da giardinaggio e apparecchiature
a motore. Il giorno antecedente l’apertura del GaLaBau questo importante
target di destinatari potrà approfittare tra l’altro di un forum comunicativo
con esponenti dell’industria e del commercio, nonché di una manifestazione
serale. Anche gli architetti paesaggisti non dovrebbero lasciarsi
sfuggire il GaLaBau 2018… Oltre alla ‘Baubesprechung’ (riunione di cantiere) di mezza giornata, allo stand del Bund deutscher
Landschaftsarchitekten (Associazione degli architetti paesaggisti tedeschi)
sono previsti un ‘Tag des Wissens’ (Giornata del sapere) per gli aspiranti
alla professione, un get together comunicativo dopo la chiusura della fiera e
una presentazione sottoforma di filmato sul tema della progettazione di
scuole dell’infanzia. Cambierà inoltre nome il Praxisforum che organizziamo
insieme alla casa editrice Callwey Verlag. Nel 2018 si chiamerà infatti per
la prima volta ‘GaLaBau Landscape Talks’ e proporrà numerose brevi
relazioni dedicate ai progettisti del comparto e agli architetti paesaggisti.
Naturalmente per una mezza giornata ci sarà di nuovo anche il
Bundesverband für Spielplatzgeräte- und Freizeitanlagen-Hersteller
(Federazione tedesca dei produttori di arredi per parchi gioco e aree
attrezzate per attività ricreative) con tematiche avvincenti. Detta
federazione sarà altresì presente nel padiglione 1 con la mostra speciale
‘Freiraum der Zukunft – Spielplatzerlebnis vom Schulhof bis zum Park’
(Spazio del futuro – Avventura aree gioco dal cortile della scuola al parco)”.

L’area speciale Garten[T]Räume (Giardino-Sogni-Spazi) ha goduto di
un ottimo riscontro all’ultimo GaLaBau. Ci sarà una nuova edizione?

“Certamente! Il verde continua a essere in pieno boom ed
è simbolo di qualità di vita. Nell’area speciale Garten[T]Räume (GiardinoSogni-Spazi)
nel padiglione 3A, polo di riferimento per i decision maker del
settore, desideriamo proporre i più svariati trend nell’allestimento di parchi e
giardini in un’ottica a 360 gradi. Ad attendere i visitatori, su circa 1.600 metri
quadri, ci saranno presentazioni di servizi e prodotti che cattureranno l’attenzione
regalando mille ispirazioni. Ad esempio un contesto urbano arredato
con uno scenario completo di edificio multipiano, cortili interni, facciate e tetti
calpestabili, nonché un contesto privato con una piazza che invita a soffermarsi
e a gustare gli ultimi trend per i giardini privati. Punti chiave del contesto
rurale saranno invece gli ambiti tematici della tutela della natura, della
rinaturalizzazione, della gestione dell’acqua piovana e degli orti. Un vantaggio
aggiuntivo per il pubblico sarà l’integrazione in quest’area dell’Expertenforum
(Forum degli esperti) con le sue conferenze specialistiche”.

STONE + TECH: Ottimo consuntivo per la Fiera tedesca del Giubileo

Con 338 Espositori provenienti da 28 Paesi e 12 mila Visitatori altamente professionalizzati, la Fiera lapidea di Norimberga, giunta alla ventesima edizione biennale, ha celebrato in modo assai positivo questo suo prestigioso Giubileo, che la colloca tra le Manifestazioni settoriali di maggiore tradizione e di forte valenza tecnico-commerciale, ma nello stesso tempo, culturale. Le espressioni di soddisfazione formulate dalla Direttrice Beate Fischer, dal Presidente del DNV (Deutscher Naturstein Verband) Joachim Grueter, e da quello del BIV (Federazione degli Artigiani) Gustav Treulieb, debbono essere pienamente condivise, non tanto quale commento di circostanza, quanto come effettiva e pertinente valutazione dei risultati.

E’ passata molta acqua sotto i ponti dai tempi dell’esordio, quando la Stone+Tech era stata riservata agli operatori tedeschi: oggi, la Fiera di Norimberga ha raggiunto una dimensione internazionale consolidata, con interessi di particolare rilievo nell’impiantistica di laboratorio e di finitura, conforme alla struttura prevalente dell’industria lapidea nazionale; e nel settore di trasformazione, per il comparto artistico e monumentale (non a caso, quella di Norimberga è stata la prima Manifestazione a riservare attenzioni specifiche alla funeraria infantile ed a quella per gli animali da compagnia).

Le iniziative collaterali sono state rivolte in maniera specifica, secondo una buona tradizione altrettanto significativa, alle questioni dell’ambiente ed al livello tecnologico ed estetico degli impieghi, in una logica di cooperazione internazionale che si è tradotta, fra l’altro, nel conferimento del Premio “Paths of Life” (riservato ai giovani Artigiani della pietra) al polacco Albert Wrotnowski, mentre la svizzera Esther Schmelcher si è classificata al secondo posto.

Sul piano economico-commerciale, la Fiera ha confermato il buon momento della Germania, in specie nella sua qualità di primo Paese importatore europeo (e quarto importatore mondiale) con un flusso in entrata relativo al 2017 pari a circa due milioni di tonnellate, costituite in larga maggioranza da prodotti finiti, collocandosi non lontano dal massimo storico del 2001, quando gli acquisti raggiunsero 2,4 milioni. Nondimeno, l’industria tedesca si attesta su livelli interessanti anche sul piano dell’export, avendo collocato sui mercati esteri, sempre nel 2017, e sempre con prevalenza del materiale lavorato, circa mezzo milione di tonnellate, pari al 10 per mille dell’interscambio mondiale.

Non meno importanti sono i consuntivi tedeschi nel campo delle tecnologie, con la Germania che occupa il secondo posto europeo nell’export di macchine settoriali, dopo l’Italia; ed il primo in quello dei materiali di consumo (abrasivi e dischi diamantati).

In tutta sintesi, quella di Norimberga è una Fiera viva, come attesta, fra l’altro, il considerevole numero delle “new entries” nell’ambito delle Aziende espositrici. Soprattutto, una Fiera che può guardare con ragionevole fiducia al futuro di un settore come quello lapideo, la cui espansione mondiale continua quasi ininterrottamente da almeno un trentennio, supportata da crescenti preferenze della progettazione qualificata e di una clientela sempre attenta ad effettuare scelte in grado di coniugare la qualità tecnologica ed estetica dei materiali con una competitività economica garantita dalla costante ottimizzazione dei processi produttivi.

Presentata la 53° edizione di Marmomac

Più internazionale, con un focus su Miami e il lancio di una rete di ambasciatori del marmo. Sempre più interattivo con un nuovo portale web dedicato agli architetti. E attento ora anche al mondo dell’arte, dopo quello dei designer. Sono alcune delle novità con cui Marmomac si presenta all’appuntamento con la sua 53ª edizione, in programma alla Fiera di Verona, dal 26 al 29 settembre 2018.

Il salone – presentato oggi in conferenza stampa a Milano (Terrazza Martini) dal presidente di Veronafiere, Maurizio Danese e dal direttore generale Giovanni Mantovani e alla quale sono intervenuti anche Luciano Galimberti, presidente di ADI, Raffaello Galiotto, designer e Fulvio Irace, architetto e storico dell’architettura -, è il più importante evento mondiale dedicato a marmi, graniti, tecnologie di lavorazione, design applicato e formazione.

Un primato confermato dai numeri registrati nel 2017: oltre 1.600 aziende espositrici di cui il 64% estere da 56 paesi e quasi 68mila visitatori, di cui il 60% stranieri da 147 nazioni: un risultato che Veronafiere prevede di migliorare per l’edizione di quest’anno. L’elevato profilo di internazionalità rende Marmomac la piattaforma di promozione di riferimento per un comparto da oltre 18 miliardi di euro di interscambio globale. Mercato in cui i prodotti lavorati e le tecnologie lapidee made in Italy detengono il secondo posto a livello di export – con oltre 3 miliardi di euro – e il primo per qualità e valore aggiunto.

Le opportunità commerciali legate alla pietra naturale restano al centro del salone, declinate in categorie merceologiche che quest’anno sono state ridefinite, per essere più stringenti e razionali: marmi; pietre; graniti; agglomerati e conglomerati; blocchi di marmo; pietra grezza e grandi formati; macchine e attrezzature per la lavorazione; mezzi di trasporto e sollevamento; abrasivi; diamantati; prodotti chimici; servizi.

“Marmomac è uno dei nostri business event più importanti – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –. Nel mondo oggi è il benchmark assoluto per le fiere di settore. Lo dice il grado di soddisfazione più alto dei nostri espositori rispetto ai competitor e il fatto che a più di quattro mesi dall’inizio, gli oltre 80mila metri quadrati di spazi espositivi di Marmomac siano già sold out, con una lista di attesa di più di 40 aziende e richieste per almeno altri mille metri quadrati, di cui il 90% da aziende estere”.

Un ruolo guida che dal 2015 è stato riconosciuto dal ministero italiano per lo Sviluppo economico, con l’inserimento di Marmomac nel Piano di promozione straordinaria del Made in Italy, quale fiera strategica per la valorizzazione dell’industria lapidea del Paese.

Come parte delle iniziative previste, prosegue per il 2018 la collaborazione di Marmomac con Ice-Italian Trade Agency e Confindustria Marmomacchine sul fronte dell’attività di incoming di operatori dall’estero: sono 300 i top buyer selezionati, invitati ed ospitati a Verona partecipare a incontri b2b tematici, momenti di formazione tecnica e visite alle aziende del territorio.

A questo si aggiunge il ritorno dell’International Stone Summit, conferenza mondiale tra le principali associazioni mondiale del marmo.

“Internazionalità è una delle parole chiave per comprendere il successo di Marmomac – afferma Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. Abbiamo creato una community della pietra naturale che può contare anche sugli eventi che organizziamo in mercati maturi e in via di sviluppo come Stati Uniti, Brasile, Egitto e Marocco. Una rete che vogliamo rafforzare quest’anno con la creazione di ambasciatori del marmo, per diffondere la conoscenza e l’uso del prodotto litico, e attraverso Miami Calling, iniziativa in partnership con la rivista Platform per approfondire le opportunità nel real estate in Florida”.

Fondamentali per lo sviluppo trade del salone sono poi gli aspetti di innovazione, design e formazione. Un concetto che a Marmomac è rappresentato dalle mostre protagoniste nel The Italian Stone Theatre, il padiglione che fonde ricerca, sperimentazione, pietra e tecnologie italiane. Il tema per l’edizione 2018 è Acqua e Pietra e quest’anno vede il debutto di un percorso dedicato agli artisti per esaltare il dialogo tra acqua e materiali litici negli ambienti destinati ad accoglienza e al benessere.

Altra novità è la mostra in cui grandi marchi dell’arredo e del design – come Baxter, Swarovski, Luxury Living Group – creano progetti specifici per le aziende del marmo.

Grande spazio poi agli architetti che arrivano a Verona da tutto il mondo. A loro sono riservati i corsi di formazione e aggiornamento della Marmomac Academy, così come il nuovo portale web studiato a misura dei progettisti che utilizzano il marmo. Un trend sempre più diffuso dal momento che l’88% degli architetti che visitano la fiera dichiarano che la pietra sarà presente nei loro progetti futuri.

Tornano, infine, anche i due riconoscimenti targati Marmomac: l’Icon Award individua l’opera del The Italian Stone Theatre che diventerà immagine della campagna promozionale 2019, mentre il Best Communicator Award, premia la cura e l’originalità delle aziende espositrici nell’allestimento fieristico.

Pochi giorni al via di Stone+Tec 2018

Avrà inizio il prossimo 13 giugno Stone+Tec 2018, Salone Internazionale della Pietra Naturale e della Tecnologia della Pietra in programma a Norimberga per quattro giorni. La fiera è il maggiore salone della pietra naturale in Germania e appuntamento fisso del settore, già alla 20ma edizione.  Partecipano espositori internazionali da circa 30 paesi. Lo Stone+tec convince poi per la straordinaria varietà di prodotti, tecnologie e idee proposti: per la pietra naturale, per l’Engineered Stone, per l’ambito tecnico e per gli arredi funerari. Ricco programma collaterale ancora più attraente, due nuove mostre speciali e lo scambio competente con colleghi ed esperti a questo salone leader che, anche al suo 20mo anniversario, fonde insieme tradizione e futuro.

Il forum specialistico Stone+tec.  Il forum specialistico offre impulsi sui seguenti aspetti chiave: giovedì – forum “Friedhof” (Cimiteri), venerdì – “Nachhaltigkeit im Bau”
(Sostenibilità nell’edilizia), “La nostra pietra naturale: insieme per un futuro sostenibile” Alla scoperta del perché la pietra naturale proveniente da cave tedesche, austriache, svizzere e altoatesine è particolarmente sostenibile.

Deutscher Natursteinpreis 2018 (Premio tedesco della pietra naturale) Evento indetto
e organizzato dal Associazione tedesca della pietra naturale (Deutscher Naturwerkstein
Verband e. V.).

Visite guidate sul tema “La poliedricità di un salone internazionale: panoramica”, organizzate dall’università Hochschule RheinMain.

Tavole rotonde Gli esperti discuteranno sulle tematiche trend del settore: “Gli opposti si attirano – CNC e creatività” e “Supporto decisionale – robot o centro di lavorazione”.

Premiazioni Best practice digitali per il settore: l’assegnazione del premio per il marketing della pietra naturale “Naturstein Marketing Award”.

I risultati di un avvincente concorso: la premiazione del “Nachwuchswettbewerb”
(Concorso delle nuove leve). Friedhofskulturkongress (Congresso sulla cultura cimiteriale)

Al forum specialistico nel padiglione 9 sono organizzate manifestazioni di settore estremamente appassionanti e interessanti. Oltre alle relazioni specialistiche nel corso delle varie giornate a tema si terranno altresì numerose tavole rotonde e premiazioni.

 

www.stone-tec.com

Per informazioni:

Donatella Murru

Project Manager

tel. +39 02 36753260 – 28510106

Export lapideo 2017: sale il grezzo (+21%), calano i lavorati (-7,8%)

Foto Ennevi

La politica delle quantità che si va nuovamente affermando nel mondo lapideo, con particolare riguardo alla congiuntura dell’ultimo biennio, non è priva di eccezioni, tra cui emerge quella dell’Italia, il Paese che vanta le maggiori tradizioni di settore e che costituisce tuttora un modello di riferimento, almeno dal punto di vista della qualità, e delle potenzialità offerte dalle sue tecnologie. Del resto, le condizioni operative non sono uguali per tutti, con differenze talvolta decisive, indotte da collocazione geografica, dotazioni infrastrutturali, capacità di valorizzare le risorse, propensione all’investimento, qualificazione professionale, volontà politica.

In Italia, la gestione delle attività settoriali continua ad evolversi in modo disomogeneo: da un lato, la disponibilità di ampie riserve accertate, di una competenza straordinaria e di una produzione tecnologica oltremodo avanzata la pongono in condizioni potenziali di vantaggio, che peraltro vengono regolarmente elise da strozzature finanziarie, difficoltà di accesso al credito agevolato, massimalismo ecologista, ristagno dell’attività edilizia, carenze promozionali, limiti della politica d’intervento. Si tratta di una condizione evidentemente contraddittoria, con effetti conseguenti sull’economia del settore e sui risultati della sua gestione, a cominciare dall’interscambio: effetti positivi soltanto in parte, come attestano le cifre.

Nel 2017 l’esportazione italiana ha fatto registrare una crescita di oltre centomila tonnellate, con un progresso del 4,6 per cento, che diventa più apprezzabile a fronte delle diminuzioni ascritte nel triennio precedente, per un totale di circa 14 punti. D’altra parte, la crescita in parola si deve quasi esclusivamente ai grezzi calcarei, dove le spedizioni si sono incrementate nella misura di 250 mila tonnellate, raggiungendo il nuovo massimo storico e mettendo a segno un balzo del 21 per cento, mentre i lavorati hanno perduto oltre centomila tonnellate, con una contrazione del 7,8 per cento che nel ragguaglio ventennale ammonta addirittura alla metà, evidenziando un decremento pari a 1,4 milioni di tonnellate.

Il ruolo crescente assunto dal grezzo nell’export italiano diventa particolarmente chiaro nella scomposizione delle spedizioni per tipologia di prodotto in quantità ed in valore, dove quelle dei blocchi e delle lastre a piano sega di materiali calcarei sono pervenute alle quote massime proprio nel 2017, raggiungendo il 49 per cento nei volumi ed il 20,8 per cento nei flussi valutari (tav. 56), mentre sono specularmente diminuite al 42,4 per cento le vendite estere di lavorati con valore aggiunto, ed al 75,4 per cento quelle in valore, con regressi rispettivi di sei punti e mezzo, e di oltre quattro. Ne emerge una modificazione strategica che è pervenuta ad una preferenza più accentuata per la politica del grezzo: da una parte, per l’incremento della domanda estera di blocchi, e dall’altra, per la diminuzione di quella del prodotto finito, ma nello stesso tempo per la minore disponibilità agli investimenti nel processo di verticalizzazione.

I maggiori acquirenti del grezzo italiano, con largo vantaggio sugli altri, sono la Cina e l’India, che nel 2017 hanno alimentato il 68 per cento del totale esportato dall’Italia, con un’incidenza pressoché uguale in valore, mentre le spedizioni totali hanno raggiunto 452 mila tonnellate, con un aumento del 29,8 per cento rispetto al 2016, e del 21,3 per cento in valore. I prezzi medi sono cresciuti per quasi tutte le vendite, comprese quelle nei mercati minori (tav. 57) dando luogo, anche per questo aspetto, ad un vero e proprio “rally”.

Quanto all’import, l’andamento negativo è stato ancora più forte, con un regresso di 140 mila tonnellate nei confronti del 2016, pari al 12,4 per cento, che porta a sette quelli annuali consecutivi e registra un crollo del 63,5 per cento rispetto al massimo del 2006, a cui corrisponde una media annua nell’ordine dei sei punti (tav. 58): ciò, senza dire che gli approvvigionamenti italiani dall’estero, un tempo costituiti in larga maggioranza da grezzi, con riferimento prioritario a quelli silicei, sono pervenuti al 25,8 per cento di materiale lavorato, evidenziando un ulteriore elemento critico per quanto riguarda le attività di segheria e di ulteriore trasformazione del prodotto semilavorato.

Il rovescio della medaglia assume un’evidente visibilità nell’andamento dei valori medi, in specie del materiale finito, dove l’accelerazione si è fatta più cospicua proprio negli ultimi anni, tanto che nel 2017 il prezzo per unità di prodotto ha conseguito il nuovo massimo con oltre 63 euro al metro quadrato equivalente (tav. 59) speculare a quello in valuta extra-europea, di poco inferiore ai 72 dollari, come già evidenziato nel raffronto con le quotazioni altrui, che vede proprio l’Italia in posizione di leader. Questo valore medio esprime alcuni massimi per singole destinazioni largamente superiori ai cento dollari, come è avvenuto, nell’ordine, per Regno Unito, Russia, Stati Uniti e Canada, a conferma di un gradimento per il prodotto italiano ormai consolidato (tav. 60) ed esteso anche ai mercati più interessati a materiali correnti ed a formati standard, quali Germania, Arabia Saudita, Emirati e Kuwait.

Il consuntivo italiano del 2017, in conclusione, mette in evidenza una gestione prevalente finalizzata alla redditività, tipica delle politiche aziendali rivolte al beneficio immediato, che non appare allineata a quella di altri Paesi protagonisti e concorrenti, cominciando dall’India e dalla Cina, dove le opzioni prevalenti sono orientate in senso quantitativo: beninteso, senza pregiudizio degli equilibri globali di gestione, ma attraverso un profitto che riviene soprattutto dai maggiori volumi prodotti e venduti. In questo senso, le indicazioni già emerse negli esercizi precedenti circa la vocazione italiana a riconsiderare la strategia del valore aggiunto nell’ottica dei mercati di nicchia, e soprattutto a sviluppare le opzioni di mercato in favore del grezzo, ne traggono ulteriore conferma.

Successo dell’antidumping ceramico europeo sull’import dalla Cina, marmi e pietre stanno a guardare

La Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea ha pubblicato, in data 23 novembre 2017, il Regolamento della Commissione che proroga i dazi sulle importazioni di piastrelle ceramiche cinesi per un quinquennio, con scadenza al 2022. Il provvedimento, come rileva una nota di Confindustria Ceramica, ha lo scopo di “ripristinare condizioni di corretta competizione sui mercati europei” quali quelle che nel precedente quinquennio hanno dato luogo ad “una riduzione del 77 per cento dell’import dalla Cina”.

Il livello dei dazi in questione oscilla fra il 30,6 ed il 69,7 per cento, confermando le statuizioni precedenti, e contestualmente la persistenza del “dumping” cinese che si aggiunge ad una straordinaria eccedenza della capacità produttiva, “pari a quattro volte la produzione comunitaria”.

La proroga in parola costituisce un indubbio successo della CET (Federazione Ceramica Europea) a fronte del grave danno che sarebbe maturato a carico delle imprese comunitarie qualora le misure vigenti nel precedente periodo di vigenza non fossero state confermate. In tale ottica, è comprensibile che il successo dell’azione antidumping costituisca un fondamentale atto di tutela dell’interscambio “fair” e nello stesso tempo, come ha rilevato Confindustria Ceramica, uno strumento idoneo a promuovere importanti investimenti innovativi nell’impiantistica e nelle tecnologie, “affrontando con maggiore fiducia le crescenti sfide competitive sui mercati internazionali”.

Il confronto col settore lapideo pone in evidenza un’importazione europea dalla Cina che nel 2015 è stata pari a 760 milioni di dollari e 2,3 milioni di tonnellate: cifre costituite in larghissima maggioranza da prodotti finiti, e da quote marginali di grezzi, con un prezzo medio di poco superiore a 18 dollari per metro quadrato equivalente, riferito allo spessore convenzionale di cm. 2. Si tratta, con ogni evidenza, di una forte perdita di valore aggiunto per l’industria europea trasformatrice, e di una quotazione largamente inferiore ai costi di produzione, non soltanto del Vecchio Continente.

In queste condizioni, il meno che si possa auspicare è l’adozione di analoghe misure a tutela dell’Europa, dei suoi materiali e della sua professionalità, essendo palese che siffatte tipologie di concorrenza si ripercuotono innanzi tutto sull’occupazione. Nondimeno, è sconfortante vedere come il comparto lapideo europeo, a cominciare dalla sua Federazione, ancora una volta sia rimasto a guardare, ignorando una questione fondamentale che investe pesantemente i suoi equilibri gestionali, e la conclamata esigenza di equità commerciale, a tutela di un oggettivo interesse comune.

L’analisi di Marmomac °52

1650 espositori provenienti da 56 Paesi e 68 mila visitatori giunti da 147 Stati di tutti i continenti hanno consentito alla Fiera di Verona di conseguire nuovi record di presenze, ed un bilancio promozionale che ne ha ulteriormente confermato la riconosciuta leadership nel mondo del marmo e della pietra. Il successo della manifestazione scaligera si è completato con una quota degli espositori esteri giunta a due terzi del totale, e con l’eccellenza delle iniziative collaterali.

E’ congruo sottolineare come il trend di crescita della Fiera venga da lontano, con un tasso di sviluppo che nel lungo termine è stato superiore a quello del comparto lapideo mondiale, peraltro assai consistente, e competitivo anche nei confronti del sistema economico considerato nel suo complesso. In altri termini, non è azzardato riconoscere alla Fiera un ruolo propulsivo che trascende le cifre e contribuisce in maniera determinante a consolidare la permanente funzione strategica dell’Italia.

Non a caso, tra le iniziative salienti dell’ultima edizione si sono collocate la firma del nuovo accordo di partenariato con la Cina, le visite ufficiali di altri Paesi protagonisti come India e Brasile, e la stessa intesa sottoscritta con Carrara “per la promozione congiunta dei rispettivi distretti lapidei” che in qualche misura si può leggere quale ulteriore opportunità offerta al comprensorio apuano per adeguare le proprie strategie alle reali esigenze della domanda mondiale.

Lo studio del mercato, come d’uso, ha trovato un momento particolarmente significativo nella presentazione del ventottesimo “Rapporto Marmo e Pietre nel mondo” da cui è emersa una buona ripresa di produzione ed interscambio quantitativo, assieme ad una flessione non marginale dei valori medi, fermo restando il primato dell’Italia nel prezzo di vendita dei propri manufatti, pari al doppio di quello mondiale, per non dire della sua consolidata leadership nel campo delle tecnologie.

Un’altra ricerca, prodotta dal momento finanziario, e condotta sui bilanci di oltre quattrocento Società italiane operanti nell’aggregato lapideo, ha permesso di accertare che nel 2016 il risultato economico del settore è stato senz’altro soddisfacente, traducendosi in un margine lordo di 13 punti: cosa che sembra divergere dalla crisi di molte piccole aziende, e di alcune compagini associative minori, ma che trova conferma nel suddetto primato del prezzo medio dell’export.

Caso italiano a parte, il mondo lapideo continua a crescere ed a manifestare propensioni ad investire, molto importanti anche in Paesi di seconda e terza fascia, sottolineando l’esistenza di prospettive in chiave di ulteriore sviluppo, in cui la Fiera di Verona costituisce, oggi come ieri e come domani, un punto di riferimento essenziale.

Presentato a Marmomac il XXVIII Rapporto marmo e pietre nel mondo

Il Rapporto “Marmo e Pietre nel mondo” che esce ad ogni cadenza annuale ad opera di Carlo Montani, per i tipi della casa di Edizioni Aldus, costituisce ormai da tempo un appuntamento di grande importanza nella giornata inaugurale della Fiera di Verona. Anche nel 2017, il convegno per la ventottesima edizione dell’iniziativa è stato conforme ad attese e tradizioni, con un significativo concorso di operatori, esperti e giornalisti provenienti da vari Paesi, quali Brasile, Germania, Giappone, India, Macedonia e Polonia, e naturalmente, dai maggiori distretti Italiani.

Daniele Canali, nella sua qualità di Editore, ha illustrato gli scopi del Rapporto, che possono essere sintetizzati nella disponibilità di uno strumento di lavoro al servizio del settore, unico nel suo genere ed universalmente apprezzato, mentre l’Autore ne ha sintetizzato i contenuti essenziali riassumibili in un ulteriore incremento di produzione, interscambio e consumi a livello mondiale, a fronte di una decrescita del fatturato, che in cifra assoluta si è ragguagliato ad oltre 21 miliardi di dollari, nell’ordine del sette per cento. In sostanza, a fronte di crescite anche importanti della produttività e degli utilizzi, si è avuto un ripensamento delle più recenti politiche di reddito, con la conseguente ripresa di una ritrovata strategia di democratizzazione degli usi di marmo e pietre. Quanto alle tecnologie, la congiuntura ha promosso aumenti significativi degli investimenti soprattutto nei Paesi terzi, mentre quelli sviluppati hanno preferito valorizzare al meglio le strutture esistenti, ferma restando una consolidata leadership italiana in termini di produzione e distribuzione, ma prima ancora di qualità e “know-how”..

Il dibattito che segue tradizionalmente la presentazione, è stato proficuo e costruttivo, come è nelle tradizioni del Rapporto Aldus. Fra gli interventi di maggiore impegno si debbono segnalare quelli di Chiodi (Abirochas), circa le prospettive future del Brasile; Fiorucci (Fillea-CGIL), con riguardo prioritario alle questioni socio-economiche del comparto lapideo italiano; Gussoni (Internazionale Marmi Macchine Carrara), che ha posto il problema del confronto fra pietra naturale ed artificiale; Lazzaroni (Associazione Marmisti Lombardi), in merito ai problemi organizzativi del settore, anche in riferimento alla sua tradizionale parcellizzazione; Porro (Studio Geologico Bettini & Porro), a proposito del minore contributo italiano allo sviluppo estrattivo e trasformatore dei Paesi terzi.

A tutti hanno risposto, per quanto di competenza, Canali, Montani e Marcesini (ISR). In tutta sintesi, il Brasile ha ottime possibilità di crescita che diventeranno maggiori nella misura in cui sappia valorizzare le risorse di tutto il suo immenso territorio e diversificare meglio la distribuzione, in specie dei lavorati; la cooperazione con il momento sindacale italiano è non soltanto auspicabile ma necessaria, al pari di una maggiore propensione agli investimenti imprenditoriali nel quadro di un confronto collaborativo; il ruolo della pietra artificiale, in crescita accelerata soprattutto all’estero, deve essere visto anche nella logica di una razionale valorizzazione degli scarti, che costituiscono un problema di base del lapideo italiano; la funzione associativa è da ripensare in un’ottica di rappresentanza più esaustiva; e quanto al lavoro italiano nel mondo, c’è da chiedersi quanto sia congrua un’opzione, peraltro politicamente comprensibile, che vede primeggiare soprattutto l’emigrazione dei colletti bianchi.

Marmo e Sviluppo: Un binomio inscindibile

L’idoneità del settore lapideo ad avviare politiche di sviluppo dove altre industrie non potrebbero avere analoga capacità tecnologica e cromatica è fuori discussione, ed è stata riconosciuta nelle sedi più qualificate, a cominciare dall’ONU, con apposita Dichiarazione del 1976. In precedenza, il IX Congresso dell’industria marmifera europea aveva attirato l’attenzione dei Governi nazionali e regionali sul ruolo trainante della pietra anche in chiave sociale, ed aveva costituito la Federazione internazionale del settore con lo scopo di promuovere la crescita del comparto (1964).

 

Oggi, sono tanti i comprensori, o meglio i Paesi in cui la valorizzazione di questa importante risorsa naturale ha permesso di conseguire risultati occupazionali e sociali di buona consistenza: non a caso, la forza lavoro impiegata nel lapideo a livello mondiale avrebbe raggiunto, secondo stime mai smentite, 18 milioni di unità. Non a caso, in diversi Stati è stato riconosciuto alla pietra un ruolo strategico, assimilato a quello del comparto minerario.

 

In questo senso, il progresso è incontestabile, avendo tratto largo vantaggio dalla diffusione sostanzialmente universale delle riserve, ed in misura non inferiore dal forte avanzamento tecnologico. Ciò, sebbene in diversi Paesi la politica di ricerca sia tuttora limitata (soltanto in pochi casi la conoscenza del territorio è davvero esaustiva, come in alcuni Stati europei, in Arabia Saudita od in Turchia), facendo presumere che altre importanti risorse possano essere condotte alla vista e quindi alla coltivazione.

 

In alcuni casi, lo sviluppo è stato esponenziale. Del resto, negli ultimi venti anni la produzione ed i consumi mondiali sono sostanzialmente raddoppiati, senza dire che approfondite indagini scientifiche (condotte dal Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Siena) hanno permesso di rilevare come il volume dei marmi e delle pietre scavati nel mondo dal 1950 in poi sia stato superiore a quello di tutte le epoche precedenti messe insieme. Chi si ostinasse a pensare che il settore lapideo svolge un ruolo di retroguardia nel quadro di concessioni ad un prestigio retorico e magniloquente, è servito.

 

Per comprendere quanto siano ampie le dimensioni del settore, basti dire che la produzione mondiale del 2016, al netto degli scarti di cava, risulta non lontana dai 150 milioni di tonnellate, metà delle quali destinate ad un fiorente interscambio.

 

Il progresso assicurato dal comparto, a parte quello economico e tecnologico, spazia in un contesto di maggiore ampiezza e non è alieno dal volare alto. Oggi, la progettazione più moderna e competente ha riscoperto gli utilizzi del marmo, del granito e delle altre pietre sia nell’edilizia di rappresentanza, sia in quelle civili ed economiche, grazie a caratteri funzionali ed espressivi di grande competitività. Vale la pena di ribadire che le economie di durata e di manutenzione dei lapidei sono tali da motivare ampiamente qualche differenza di prezzo, che soltanto in prima battuta può consentire la formulazione di riserve senza reale fondamento tecnico.

 

L’ottimizzazione nel modo di vivere dell’uomo contemporaneo, quasi ininterrotta da oltre un secolo, ha trovato un fondamento significativo nell’espansione degli impieghi di materiali nobili, a cominciare dal marmo e dalle altre pietre. Ciò che un tempo era riservato ad una schiera molto ristretta di fruitori ha finito per diventare accessibile quasi a chiunque: motivo di più per sottolineare come il consumo medio per abitante, che nel mondo di oggi ammonta a circa un metro quadrato ogni quattro abitanti, con punte massime nell’Europa mediterranea che superano il metro pro-capite, sia destinato ad aumentare, potenziando un trend in ascesa in atto dagli anni cinquanta del secolo scorso, e migliorando ulteriormente la “way of life”.

Modificazione strategiche in campo lapideo: il caso del Sudafrica

Esclusivista di talune tipologie ai massimi livelli mondiali, soprattutto in campo siliceo, il Sudafrica vanta una lunga tradizione esportatrice, soprattutto di blocchi, che in tempi più recenti si è dovuta confrontare con la crescita della concorrenza, senza trascurare la difesa della qualità, ed in qualche misura, senza ignorare le strategie di opportuno contenimento quantitativo dei volumi spediti all’estero, senza comprometterne i livelli tecnologici ed estetici. I mercati tradizionali hanno accolto con favore tali opzioni produttive e distributive, con particolare riguardo a quelli europei, guidati da Italia e Polonia, mentre in altri casi si sono registrate contrazioni di qualche rilievo.

Non a caso, l’export grezzo dal Sudafrica, costituito in larghissima prevalenza da graniti, ha chiuso il 2016 con un giro d’affari per 53,6 milioni di dollari, con una flessione del 40,6 per cento rispetto al 2008, e con vendite per circa 344 mila tonnellate, in calo del 26 per cento nei confronti del medesimo anno base, mentre il valore medio per unità di prodotto è riuscito a contenere il regresso in meno di un quinto. Sul piano strategico, una conseguenza particolarmente significativa ha avuto riguardo alla crescita quasi speculare dell’export di lavorati, a tutto vantaggio del valore aggiunto locale. Infatti, sempre nel 2016 il Sudafrica ha spedito all’estero prodotti finiti per 27,6 milioni di dollari, ascrivendo un aumento di circa 84 punti percentuali nei confronti del 2008, mentre il volume, di poco inferiore alle 60 mila tonnellate, è cresciuto del 29,8 per cento. Dal canto suo, il valore medio del manufatto esportato ha messo a segno un incremento superiore al 41 per cento.

E’ ovvio che non si tratta di cifre casuali, ma che a monte di questi consuntivi esistono decisioni di importanti investimenti anche nel campo della trasformazione, con apporti non marginali della tecnologia italiana. Sta di fatto che in meno di un decennio l’esportazione lapidea sudafricana ha visto crescere la quota del prodotto finito in maniera quasi impetuosa: non a caso, il suo “share” è pervenuto ad un terzo del totale, contro il dieci per cento scarso del 2008. Ciò significa che gli investimenti, oltre al momento produttivo, si sono estesi positivamente a quello distributivo e promozionale, non senza conseguire risultati di qualche rilievo anche sul piano socio-economico, in un contesto caratterizzato da forti attese di sviluppo.

Si tratta di un successo che non inficia la tradizionale priorità del grezzo, e che anzi la ribadisce, con un risultato tanto più degno di nota, in quanto le produzioni sudafricane, fatta eccezione per volumi complementari di ardesia e di marmi colorati, riguardano soprattutto i graniti di tonalità scura. Segno evidente che la clientela internazionale ne apprezza i parametri qualitativi, unitamente alle strategie di attenta difesa del prodotto che costituiscono, non da oggi, un punto di forza dell’industria estrattiva locale ed un valido paradigma di riferimento per quelle altrui. Del resto, sia pure con prudente attenzione, il volume mondiale dell’export di lavorati considerato nel suo complesso ha raggiunto il limite psicologico del 50 per cento, ed una quota notevolmente superiore del valore corrispondente, affermandosi quale asse portante dell’intero comparto.

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