Marmo e Sviluppo: Un binomio inscindibile

L’idoneità del settore lapideo ad avviare politiche di sviluppo dove altre industrie non potrebbero avere analoga capacità tecnologica e cromatica è fuori discussione, ed è stata riconosciuta nelle sedi più qualificate, a cominciare dall’ONU, con apposita Dichiarazione del 1976. In precedenza, il IX Congresso dell’industria marmifera europea aveva attirato l’attenzione dei Governi nazionali e regionali sul ruolo trainante della pietra anche in chiave sociale, ed aveva costituito la Federazione internazionale del settore con lo scopo di promuovere la crescita del comparto (1964).

 

Oggi, sono tanti i comprensori, o meglio i Paesi in cui la valorizzazione di questa importante risorsa naturale ha permesso di conseguire risultati occupazionali e sociali di buona consistenza: non a caso, la forza lavoro impiegata nel lapideo a livello mondiale avrebbe raggiunto, secondo stime mai smentite, 18 milioni di unità. Non a caso, in diversi Stati è stato riconosciuto alla pietra un ruolo strategico, assimilato a quello del comparto minerario.

 

In questo senso, il progresso è incontestabile, avendo tratto largo vantaggio dalla diffusione sostanzialmente universale delle riserve, ed in misura non inferiore dal forte avanzamento tecnologico. Ciò, sebbene in diversi Paesi la politica di ricerca sia tuttora limitata (soltanto in pochi casi la conoscenza del territorio è davvero esaustiva, come in alcuni Stati europei, in Arabia Saudita od in Turchia), facendo presumere che altre importanti risorse possano essere condotte alla vista e quindi alla coltivazione.

 

In alcuni casi, lo sviluppo è stato esponenziale. Del resto, negli ultimi venti anni la produzione ed i consumi mondiali sono sostanzialmente raddoppiati, senza dire che approfondite indagini scientifiche (condotte dal Dipartimento di Scienze della terra dell’Università di Siena) hanno permesso di rilevare come il volume dei marmi e delle pietre scavati nel mondo dal 1950 in poi sia stato superiore a quello di tutte le epoche precedenti messe insieme. Chi si ostinasse a pensare che il settore lapideo svolge un ruolo di retroguardia nel quadro di concessioni ad un prestigio retorico e magniloquente, è servito.

 

Per comprendere quanto siano ampie le dimensioni del settore, basti dire che la produzione mondiale del 2016, al netto degli scarti di cava, risulta non lontana dai 150 milioni di tonnellate, metà delle quali destinate ad un fiorente interscambio.

 

Il progresso assicurato dal comparto, a parte quello economico e tecnologico, spazia in un contesto di maggiore ampiezza e non è alieno dal volare alto. Oggi, la progettazione più moderna e competente ha riscoperto gli utilizzi del marmo, del granito e delle altre pietre sia nell’edilizia di rappresentanza, sia in quelle civili ed economiche, grazie a caratteri funzionali ed espressivi di grande competitività. Vale la pena di ribadire che le economie di durata e di manutenzione dei lapidei sono tali da motivare ampiamente qualche differenza di prezzo, che soltanto in prima battuta può consentire la formulazione di riserve senza reale fondamento tecnico.

 

L’ottimizzazione nel modo di vivere dell’uomo contemporaneo, quasi ininterrotta da oltre un secolo, ha trovato un fondamento significativo nell’espansione degli impieghi di materiali nobili, a cominciare dal marmo e dalle altre pietre. Ciò che un tempo era riservato ad una schiera molto ristretta di fruitori ha finito per diventare accessibile quasi a chiunque: motivo di più per sottolineare come il consumo medio per abitante, che nel mondo di oggi ammonta a circa un metro quadrato ogni quattro abitanti, con punte massime nell’Europa mediterranea che superano il metro pro-capite, sia destinato ad aumentare, potenziando un trend in ascesa in atto dagli anni cinquanta del secolo scorso, e migliorando ulteriormente la “way of life”.

Modificazione strategiche in campo lapideo: il caso del Sudafrica

Esclusivista di talune tipologie ai massimi livelli mondiali, soprattutto in campo siliceo, il Sudafrica vanta una lunga tradizione esportatrice, soprattutto di blocchi, che in tempi più recenti si è dovuta confrontare con la crescita della concorrenza, senza trascurare la difesa della qualità, ed in qualche misura, senza ignorare le strategie di opportuno contenimento quantitativo dei volumi spediti all’estero, senza comprometterne i livelli tecnologici ed estetici. I mercati tradizionali hanno accolto con favore tali opzioni produttive e distributive, con particolare riguardo a quelli europei, guidati da Italia e Polonia, mentre in altri casi si sono registrate contrazioni di qualche rilievo.

Non a caso, l’export grezzo dal Sudafrica, costituito in larghissima prevalenza da graniti, ha chiuso il 2016 con un giro d’affari per 53,6 milioni di dollari, con una flessione del 40,6 per cento rispetto al 2008, e con vendite per circa 344 mila tonnellate, in calo del 26 per cento nei confronti del medesimo anno base, mentre il valore medio per unità di prodotto è riuscito a contenere il regresso in meno di un quinto. Sul piano strategico, una conseguenza particolarmente significativa ha avuto riguardo alla crescita quasi speculare dell’export di lavorati, a tutto vantaggio del valore aggiunto locale. Infatti, sempre nel 2016 il Sudafrica ha spedito all’estero prodotti finiti per 27,6 milioni di dollari, ascrivendo un aumento di circa 84 punti percentuali nei confronti del 2008, mentre il volume, di poco inferiore alle 60 mila tonnellate, è cresciuto del 29,8 per cento. Dal canto suo, il valore medio del manufatto esportato ha messo a segno un incremento superiore al 41 per cento.

E’ ovvio che non si tratta di cifre casuali, ma che a monte di questi consuntivi esistono decisioni di importanti investimenti anche nel campo della trasformazione, con apporti non marginali della tecnologia italiana. Sta di fatto che in meno di un decennio l’esportazione lapidea sudafricana ha visto crescere la quota del prodotto finito in maniera quasi impetuosa: non a caso, il suo “share” è pervenuto ad un terzo del totale, contro il dieci per cento scarso del 2008. Ciò significa che gli investimenti, oltre al momento produttivo, si sono estesi positivamente a quello distributivo e promozionale, non senza conseguire risultati di qualche rilievo anche sul piano socio-economico, in un contesto caratterizzato da forti attese di sviluppo.

Si tratta di un successo che non inficia la tradizionale priorità del grezzo, e che anzi la ribadisce, con un risultato tanto più degno di nota, in quanto le produzioni sudafricane, fatta eccezione per volumi complementari di ardesia e di marmi colorati, riguardano soprattutto i graniti di tonalità scura. Segno evidente che la clientela internazionale ne apprezza i parametri qualitativi, unitamente alle strategie di attenta difesa del prodotto che costituiscono, non da oggi, un punto di forza dell’industria estrattiva locale ed un valido paradigma di riferimento per quelle altrui. Del resto, sia pure con prudente attenzione, il volume mondiale dell’export di lavorati considerato nel suo complesso ha raggiunto il limite psicologico del 50 per cento, ed una quota notevolmente superiore del valore corrispondente, affermandosi quale asse portante dell’intero comparto.

Pianeta Russia: effetti delle sanzioni per l’aggregato lapideo

La Camera dei Rappresentanti di Washington ha dato il via ad un’ulteriore serie di sanzioni nei confronti della Russia, nonostante i dubbi e le perplessità di taluni alleati europei, ivi compresa l’Italia: atteggiamento, quest’ultimo, facilmente comprensibile alla luce dell’interscambio più recente, anche per quanto concerne marmi e pietre, assieme al relativo indotto.  Infatti, l’import russo era già stato penalizzato in maniera pesante, nonostante le ampie potenzialità di questo grande mercato, sia dal punto di vista produttivo, sia sul piano dei consumi.

L’interscambio settoriale della Russia vede una larghissima prevalenza degli acquisti, sia di materiali lapidei, soprattutto  lavorati, sia di tecnologie impiantistiche. In particolare, il consuntivo per il 2016 si è compendiato in approvvigionamenti per 436 mila tonnellate, con un buon recupero rispetto all’anno precedente ma con un regresso residuo del 21,2 per cento nei confronti del 2014, mentre l’export, di poco superiore alle 50 mila tonnellate, è rimasto quasi stazionario. Dal canto suo, il consumo domestico, nell’ordine dei 14 milioni di metri quadrati, risulta in flessione nella misura del 13,6 per cento, sempre in sede di ragguaglio biennale.

Non meno negativo è il bilancio tecnologico. Il lieve recupero del 2016, nell’ordine del dieci per cento, non deve prescindere dal risultato di medio periodo, in cui il regresso è stato di dimensioni straordinarie, in specie nei confronti del 2013, nei cui confronti sussiste una perdita globale nell’ordine dei due terzi, analoga a quella ascritta dall’Italia, primo Paese fornitore. Non a caso, il valore degli acquisti russi di tecnologie è sceso dai 141 milioni di dollari del 2013 ai 44 dello scorso esercizio, mentre l’apporto italiano è precipitato , nel medesimo periodo, dai 34,6 milioni di dollari ai 12,2  del 2016, ed in volume da 17.170 a 8110 quintali.

Sono cifre impietose, che attestano come le sanzioni non abbiano colpito soltanto i beni di largo consumo, a cominciare dagli alimentari, alla stregua di quanto si afferma da parte di una facile vulgata. Infatti, i beni industriali non sono stati meno penalizzati, anche in un comparto come quello lapideo, in cui la valorizzazione delle risorse locali costituisce uno strumento di sviluppo generalmente riconosciuto, tanto più che le risorse russe, sebbene ridotte dalla perdita storica di quelle dell’Ucraina e degli altri Paesi  ex sovietici, sono sempre più che ragguardevoli, dalla Carelia agli Urali ed alla grande direttrice transiberiana.

In questa ottica, è per lo meno sconcertante che le sanzioni abbiano riguardato un ampio ventaglio di merci e di servizi, in maniera sostanzialmente indiscriminata. Senza entrare nel loro fondamento giuridico e politico, su cui sono stati già versati i classici fiumi d’inchiostro, sia consentito aderire alle perplessità di cui si diceva in premessa, anche per quanto riguarda un comparto come quello lapideo, la cui idoneità ad avviare e potenziare politiche di espansione nel comune interesse è stata oggetto di autorevoli pronunzie della comunità internazionale e delle sue Organizzazioni più significative.

Spunti di fiducia dall’Assemblea di Confindustria Marmo Macchine: Pronti al futuro!

Flavio Marabelli (foto Marmonews.it)

Nel 2016, il saldo attivo della bilancia commerciale italiana è stato pari a 51 miliardi di euro, contro i 42 dell’anno precedente, con una crescita nell’ordine del venti per cento: un risultato lusinghiero a cui marmi e pietre, assieme all’indotto tecnologico, hanno contribuito con due miliardi e mezzo, e quindi col cinque per cento del totale, tanto più significativo qualora si pensi che l’incidenza del comparto sul valore dell’export nazionale non arriva all’uno per cento.

Ecco una delle tante informazioni “formative” rivenienti dalla recente Assemblea Generale di Confindustria Marmo Macchine (Milano, 15 giugno): ciò, con particolare riguardo all’intervento del Presidente Onorario Flavio Marabelli da cui è emerso che il mondo lapideo italiano è sempre vivo, ed in grado di guardare all’avvenire con rinnovata fiducia. Basti dire che quel cinque per cento non è lontano dalle quote ascritte da taluni grandi comparti aggregati, come quello alimentare.

Al di là degli adempimenti istituzionali, votati in un contesto di forte coesione che sottolinea la significativa convergenza di comuni intenti anche da parte di categorie storicamente difformi nell’approccio strategico ed in quello promozionale, l’Assemblea ha fornito parecchi spunti di riflessione propositiva che non potranno e non dovranno essere ignorati, in primo luogo dal momento politico. Tra gli altri, emerge l’esigenza di rendere strutturali gli incentivi di “Industria 4.0” perché le provvidenze a carattere temporaneo, come ha ricordato lo stesso Marabelli, riducono gli effetti positivi di ogni intervento e condizionano quella “rivoluzione culturale” di cui il contesto produttivo avverte la crescente necessità.

L’Assemblea del 2017 si è svolta all’insegna di un logo che la dice tutta sulla volontà di progredire da parte dei marmisti e dei produttori di tecnologie: Pronti al futuro! In realtà, si è fatto già molto di quanto era possibile fare, ma altrettanto dovrà sussistere nell’ambito delle opzioni avvenire. L’assunto è stato sottolineato in modo particolare anche nella relazione ufficiale del Presidente Stefano Ghirardi, con annotazioni di rilievo sul nuovo contratto nazionale per gli addetti all’industria lapidea, sottoscritto in un’ottica cooperatrice di buon auspicio per le future relazioni sindacali, cui hanno fatto seguito, nello scorcio iniziale del 2017, taluni apprezzabili miglioramenti nelle variabili macro-economiche settorialmente più importanti.

Sulla stessa lunghezza d’onda hanno insistito nei loro interventi, fra gli altri, il Direttore Generale di Veronafiere, Mantovani, sottolineando come la collaborazione col mondo imprenditoriale del comparto sia stata sempre prioritaria e condivisa sin da tempi lontani, quando la leadership della Manifestazione scaligera non era ancora scontata, ed aggiungendo che per il 2017 si annunciano nuove cifre da primato, anche in alcune controllate come quella brasiliana di Vitoria; il Presidente dell’ICE, Scannavini, attirando l’attenzione sulla ripresa dell’export generale e settoriale, sul buon andamento degli investimenti esteri in Italia, e soprattutto, sulle decine di eventi specifici in programma nel biennio, per un investimento complessivo nell’ordine dei sei milioni di euro, verosimilmente destinato ad iterarsi nella sua realtà di misura strategica; ed il prof. Serio dell’Università Cattolica di Milano, che ha coordinato un’ampia ricerca sul comparto, cui ha partecipato un terzo degli Associati, con particolare riguardo al ricambio generazionale ed al quadro complessivo di un’industria conservatrice in senso illuminato, ossia propensa a quello che in altri tempi si sarebbe potuto definire un progresso senza avventure (come ha confermato la tavola rotonda di chiusura, con alcune partecipazioni imprenditoriali di rilievo).

In tutta sintesi, dal settore lapideo e dal suo indotto, pur condizionato dal ristagno permanente dell’attività edilizia in Italia, da una concorrenza internazionale sempre più selettiva e da attenzioni istituzionali non certo adeguate alla rilevanza socio-economica del comparto, perviene la conferma di quanto sia importante la capacità di confrontarsi attivamente e responsabilmente col rischio d’impresa, nel quadro di una politica di investimenti (compresi quelli promozionali) e quindi del credito, adeguata alle forti e mutevoli esigenze della globalizzazione. Il tema di fondo, come è stato affermato in Assemblea, resta quello di incrementare i salari e di tutelare i valori professionali tipici del “Made in Italy” attraverso la crescita proporzionale della produttività: si tratta di un programma impegnativo, ma la struttura unitaria del settore consente di presumere l’esistenza di una volontà operativa idonea a conseguire risultati probanti.

Etiopia: sviluppo lapideo per un paese in crescita

Con quasi cento milioni di abitanti, l’Etiopia è uno Stato che si va affermando nello scacchiere africano come una realtà di notevole interesse, attestato da un forte incremento del PIL (intorno agli otto punti), ma condizionato da un sistema economico che ancor oggi è prevalentemente agro-pastorale.
In campo lapideo, pur esprimendo un interscambio di marmi e pietre tuttora limitato, al pari di quanto accade per quelli contigui, l’Etiopia è un Paese che da diversi anni sta manifestando una forte propensione all’acquisto di tecnologie settoriali, giunto ad oltre 30 milioni di dollari nel quadriennio compreso fra il 2013 ed il 2016. In particolare, il 2015 ha visto il massimo storico dell’import etiope di tecnologie, per un valore nell’ordine degli 11 milioni, provenienti dall’Italia nella misura del 68,7 per cento; quanto al 2016, si è registrata una flessione, tutto sommato fisiologica, con acquisti per 6,3 milioni, ed un apporto italiano del 40 per cento, a fronte di una concorrenza cinese momentaneamente prioritaria.
I dati di medio periodo, peraltro, dimostrano che l’Italia ha saputo affermare decisamente la propria qualità, e nello stesso tempo, il proprio “know-how”. Infatti, se è vero che nel 2013 l’Etiopia aveva acquistato macchine ed impianti del lapideo per 5,6 milioni di dollari, e nel 2014 per 7,8 milioni, è ugualmente vero che gli “shares” italiani di questi due anni erano stati rispettivamente del 3,4 e del 2,3 per cento, evidenziando posizioni marginali. Nel biennio successivo, invece, c’è stato un vero e proprio salto di qualità, con una penetrazione italiana quasi travolgente, a suffragio di una promozione incisiva, ma soprattutto, di una valutazione oggettiva delle prestazioni tecnologiche ottimali da parte delle imprese etiopi.
L’analisi disaggregata evidenzia una propensione maggioritaria all’import delle macchine di levigatura, lucidatura e trattamento delle superfici, con oltre metà del valore acquistato, mentre le tecnologie di segheria e di taglio, pur avendo espresso un volume d’affari apprezzabile, risultano in subordine, al pari dell’impiantistica complementare. Ciò significa che la struttura produttiva etiope è ormai sviluppata, anche alla luce degli investimenti nel momento primario già affettuati in passato.
La mancanza di un flusso rilevante dell’export lapideo, di cui si diceva (ed anche dell’import) significa che le destinazioni del prodotto finito riguardano soprattutto il mercato interno, a fronte di una produzione estrattiva che, in base ai più recenti dati di fonte IGDA, si ragguaglia a 450 mila tonnellate in ragione annua, e quindi, ad una potenzialità di lavorato (nel riferimento convenzionale al manufatto avente spessore di cm. 2) pari ad alcuni milioni di metri quadrati, cui corrisponde un consumo teorico di mezzo metro per abitante, largamente inferiore a quelli europei, ma pur sempre doppio rispetto alla media mondiale. Sono dati che dimostrano l’importanza di questo mercato anche in un’ottica di prospettiva, con particolare riferimento alle potenzialità di sviluppo dell’export, sinora condizionate dalle difficili condizioni infrastrutturali, in primis dei trasporti.
L’Etiopia, in effetti, possiede riserve accertate di significativa consistenza, e talvolta, di buona tradizione (come emerge dal fatto che siano stati oggetto di specifico interesse già da tempi remoti e di valutazione positiva anche da parte dello Scamozzi), che evidenziano l’idoneità di questo Paese a tradurre in fatti concreti le vecchie raccomandazioni di fonte internazionale circa l’opportunità di promuovere politiche di sviluppo del lapideo. Ecco un caso emblematico di possibile cooperazione fra l’investimento di capitale estero e l’intrapresa locale, non senza il supporto di auspicabili interventi pubblici finalizzati ad implementare il livello socio-economico del Paese.

Summary of the 28th yearly report: final balance of fiscal year 2016

Il rapporto 2016 (Foto MarmoNews)

These numbers prove that the most important role in the globalization context is always ofvolume, more than of value: counting both the raw and processed shares, we reach a flowof over 790 million meters. It must be clarified that the rate of raw has further decreased,going below the psychological threshold of 50% and highlighting the upswing of a strategicchange that favored transportation, deriving from a greater handling of the processedproduct.Among the most significant characteristics of the natural stone industry trade, that havestabilized in time, we must mention another important fact: the overall majority of the worldusage refers to materials that were extracted and often processed in countries that are notthe ones where they are installed, feeding satellite activities of great economic importance,first of all in the service industry.The first six producers (in this order: China, India, Turkey, Brazil, Iran, Italy) account for the71% of global quarrying, exceeding of over 30 points the 1996 quota and confirming theirposition of the year before. The historical trend towards a progressive concentration,usually involving the processing phases and distribution, turns out to be more and moreconsolidated. In particular, China, with around 46 million tons extracted, has confirmed itsrecord, with a third of all marble and stone produced in the world, whilst India hasexperienced a faster growth, with its 16%. Prices, in light of the mentioned managing options, however diversified, have beencharacterized by a reconsideration, in some cases significant, of the preceding strategies.For example, China itself, where the average quotation of the end product hadexperienced a constant upswing from 2003 onwards, until 2009 when it had suffered asomehow relevant decrease, has lost around 10 points in the quotation of the export of itsprocessed products, going from 41,70 dollars per square meter in 2015 to 37,30 in 2016.This fact, which is not unconnected to currency exchange, confirms that the distributionstrategies have become flexible also in leader countries, having to face, in a very selectiveglobal market, changeable balances of supply and demand, and a significant differencewith mature economies, and, in particular, that of Western Europe. A special attention goesto Italy, that maintains the record of quotation of natural stone artifact shipped abroad ofaround 67,60 dollars per square meter, against the 36,70 of the first twelve exportingcountries, considered on the whole. Regarding product, in 2016 silica experienced a further marginal upswing, mostly thanks toIndia and China, it being understood that calcareous products have prevailed in volume, with a quota share on the global consumption that remains around three fifths of the total. The predominant usage continues being in building, with significant quota shares in street furniture and funerary business, in a setting of usages that is mostly stable.On the subject of China, being it a leader country able to determine some strategic choicesalso for other countries, it must be specified that its export has decreased by over a milliontons, after the 600 thousand that it lost the year before, with a regression of 9.1% thatbecomes 13.5% in the two-year report; nevertheless, the decrease of end products hasremained stable, while the raw silica has strongly gone down. Processed products with ahigh added value represent 78% of the Chinese amounts shipped abroad, with a growth of6 points, and 93% of the value, with a decrease of 5. Sales of manufactured products toJapan have further decreased, not to mention the setback of United States, while SouthKorea and Vietnam have confirmed their first and fourth positions in the rankings. Theinternational turnover of Chinese shipments, for its part, has decreased of 10.4%, reaching2
6,8 billion dollars: sometimes even giants cry, although confirming their belonging to thehighest dimension.In the sphere of the leading natural stone industry countries, Italy’s final balance, standingout for the highest average price of manufactured products, that we mentioned, has beenconsiderably decreasing, with a negligible drop in production and a new one in volumesexport – excluding by-products – of 7,3%, caused by raw and processed products to thesame extent. The negative differential, compared to the maximum reached in 2000, hasfurther grown, reaching almost 22 points, the majority of which in the last three years.Import, on its side, has reported a decrease of 8.5%, contextualized in a permanentstandstill of the internal market, influenced by a chronic stagnation in the building industry:it is not a coincidence that, in the last ten years, the Italian natural stone industry importhas gone down 8 times, and is less than a half of what it was in 2001.Export from Italy, in 2016, has been related to artifacts for the 81,7% of its total value, withan impact that represents the high of the decade, almost confirming, beyond its socio-economic relevance, its prominent strategic relevance. Shipments of raw instead have hada traditional strength in marble, with around 9/10 of its quota share and marginal amountsfor granites and other stones.A key role of the industry continues being that of satellite activities and, in particular, ofprocessing technologies (machinery and auxiliary goods). Regarding plants, 2016 endedwith a stationary global production – same as materials – estimated at around 3 millionquintals, two thirds of which went to the foreign trade, and confirmed the Italian record, onthe strengths of an export that amounts to 69,3% of the European quota in volumes, and62,3% of correspondent value, while it represents around ¼ of the global trade,representing the absolute majority of the demand in many countries of the old continent,not to mention some extra-European countries that are very strong in the industry, withvery significant peaks in Brazil, Australia and Ethiopia, where the absolute majority of themarket coverage pertains to Italy. On top of this, there are many other importantprogresses like the “made in Italy” natural stone technology quota in Canada, Mexico andChile.The Italian export of machinery and of marble and stone processing systems hasgenerated shipments for 600 thousand quintals, decreasing by around 16 points comparedto the previous year, nevertheless, we must admit that in 2015 it had reached a newhistoric high. The 2016 turnover was of around 700 million euro, with an average unit valuereaching, in turn, a new high of 1184 euro/quintal, against 1112 of the year before, 1058 of2013 and 974 of 2012. This to confirm a consolidated competitivity, regarding mainlyquality and service policies levels, although in the context of a global competition inconstant growth.The final balance of Italian technology is completed by auxiliary goods, where abrasiveand diamond tools stand out, the value export of which account for 370 thousand quintalsdelivered, and a turnover of over 285 million dollars, that in the European environment areexceeded only by Germany. Nonetheless, in both leading Union countries, there aresignificant decreases compared to the correspondent highs, that are mostly due to “joint-venture” operations taken out in other countries by the manufacturers.The international handling has been characterized, as in the past, by a wide and logicemploy of the navy. But the prominent role of the railway transportation has beenconfirmed, both on the short and long distance (for example, in the Chinese supply of rawsilica coming from Northern Europe, however in decrease although benefitting from the3
new High Speed segments) while the number of road transportation, complementary to thefirst two except for local markets processing and usage cases, has grown proportionally toproduction, with an estimate of over 50 million of loadings and unloadings.The analysis by country demonstrates that the development of the natural stone industry isgoverned by processes that are very variable: although the largest growths in quarryingand processing have been reached in Asia, even Europe, that is a mature area, has givensigns of reacting, proving that marble and stone are always able to overcome the effects ofan economic conjuncture that cannot be considered simple.Negative final balances of the foreign turnover, especially related to raw, and incountertrend compared to a long growth trend, have been yet again recorded in Brazil, inspite of a significant promotion of the local stones, and in particular of granite; not tomention Turkey that continues suffering from the decrease in purchase of raw limestonesby China, while the export of artifacts towards the traditional United States market has notregistered a growth compliant with the demand potential, having it coincided with anunexpected decrease of the North American import of processed products, being of 6,1%,and breaking the positive trend of the last 6 years.It must be at least mentioned that the trend reversal registered in the United States raisesuncertainties that become of more relevance at the announcement the protectionism infavor of local production, as per the new Washington government programs.Although contained, Iran records a growth in export, the only significant country to haveincreased the shipments of raw to China, where it has reached the fourth position in theranking of purchases, behind Turkey, Italy and Egypt: a country, this last one, that isstrengthening the value added policies, like it is happening, although to a lesser extent, inJordan and especially in Palestine, where the effect of the natural stone industry on thegross national product is since a long time at the world top. An interesting growth in product has also been recorded in South Africa, althoughhappening at the same time as a good upswing in raw, that in any case is still far from thehigh of its export. On this subject, it is important to highlight how the distributivedevelopment of the South African artifacts has been able to conjugate the color features ofthe domestic granite and those of an international demand in favor of strong colors, withthe traditional strategy to value quality and extracted volumes, the destinations of whichcontinue regarding Europe and Italy in particular, but also have good positions in Poland,where the funerary use of the dark pigmented product takes advantage of consolidatedtraditions. The world marble and stone production forecasts, although advisably applying prudentcriteria resulting from the extrapolation of historical series and the yet contradictory shortterm foreign trade trend, but also from a granted demographic growth followed by a growthin building, continue being favorable, so much that in 2020 the volume of high qualitynatural stone extracted in the world should reach 170 million tons with a use close to twobillion equivalent square meters, while the international trade volume should beproportional to this, therefore of over one billion meters. A valid supposition is that the global natural stone trend, once overcome the bottle neckcaused by the stagnation situations currently present in the system, can restart at a levelconsistent with the long term; although bigger issues will arise related to the creation ofinfrastructures, the compliance of the plants and the disposing of waste, on all levels bothnational and regional. These problems must be faced taking into account the crucial role of4
investments, and therefore of credit, and the need to boost them on the company levelthrough adequate incentives: this, in light of the producing, communication and promotionmoments, taking special care of the waste topic, the storage and environmental challengesof which are a bottleneck of first importance. The international cooperation is certainly capable of providing a new propulsion, startingfrom the possible solutions to these strategic problems, with an impact that becomes moreand more tangible in as much as it is supported by the joined action of the businessorganizations of the natural stone industry, that on a supranational level yet doesn’t complywith objective political requirements, the needs of the companies and of employment, andhistorical auspices.The industry holds very high professional content and the possibility to create new jobswith limited financial means, so much that since nearly half a century it has beenconsidered suitable, also by the United Nations, to start expansion processes where otherindustries could not express the same strategic and tactical capabilities. Therefore, it hasthe right to be subject of attention both in countries where it represents an importantopportunity to increase the added value, and in the mature ones, where it results inconsortiums of great economic importance, the more important in light of a complexeconomic and occupational conjuncture.

Presentata Marmomac 2017

Oltre 22 miliardi di euro nel 2016. È l’interscambio dell’industria lapidea mondiale, settore che si riconosce in un unico appuntamento: Marmomac. Dal 27 al 30 settembre, torna infatti alla Fiera di Verona la 52ª edizione del più importante e completo salone internazionale dedicato alla filiera del pietra naturale, dai prodotti grezzi ai semilavorati e finiti, dai macchinari, tecnologie e accessori per la lavorazione fino alle ultime applicazioni nell’architettura e nel design.

Già sold out gli spazi espositivi della manifestazione, presentata oggi alla Terrazza Martini di Milano dal Maurizio Danese e Giovanni Mantovani, presidente e direttore generale di Veronafiere SpA, insieme a Luciano Galimberti, presidente di Adi-Associazione per il disegno industriale, Raffaello Galiotto, designer, e Luca Molinari, storico e critico di architettura.

Marmomac accompagna e riflette l’evoluzione di un comparto che nel 2016 ha visto aumentare del 3% sul 2015 l’attività mondiale di cava, con 145 milioni di tonnellate di marmi e graniti estratti. E anche se negli ultimi venti anni sono mutati gli equilibri di mercato – con il baricentro sempre più spostato in Asia, grazie a Cina, India e Turchia che insieme esprimono oltre il 55% della produzione lapidea globale –, il ruolo guida nel business, nella cultura, formazione e sperimentazione di settore resta a Verona e si identifica con Marmomac.

Il salone, infatti, si è sviluppato in uno dei maggiori distretti di lavorazione della pietra al mondo ed è espressione dell’eccellenza unica del Made in Italy. Anche se l’export lapideoitaliano nel 2016, dopo sei anni consecutivi di crescita, ha rallentato del 4%, fermandosi ad un controvalore di 2,1 miliardi di euro, il valore aggiunto dei materiali lavorati dalle aziende tricolori ha toccato il massimo storico, raggiungendo la quotazione di 60 euro al metro quadrato, contro una media dei concorrenti che si ferma a 32 euro.

Stesso discorso per i macchinari e le tecnologie dedicate che vedono primeggiare quelle progettare in Italia, con una quota del 38% delle vendite complessive e un prezzo al quintale salito dai 1.112 euro del 2015 ai 1.184 dell’anno scorso, nonostante, anche in questo caso, le esportazioni nel 2016, pari a 680 milioni di euro, abbiano registrato una contrazione dell’11 per cento.

Marmomac – commenta Maurizio Danese, presidente di Veronafieread ogni nuova edizione rafforza la propria leadership di piattaforma globale per business, formazione e innovazione legati alla pietra naturale. Un ruolo riconosciuto anche dal Governo italiano che dal 2015 ha inserito la rassegna tra quelle strategiche nell’ambito del Piano di promozione straordinaria del Made in Italy portato avanti dal Mise-ministero per lo Sviluppo economico e da Ice-Agenzia. Anche per questa edizione continua il percorso di sviluppo della manifestazione che sarà rafforzato ulteriormente dalla recente trasformazione di Veronafiere in SpA, dal nuovo piano industriale da 100 milioni di euro di investimenti al 2020 e dalla digital transformation collegati”.

Il successo di Marmomac risiede soprattutto dalla capacità di coniugare gli affari alla cultura di un prodotto che in Italia ha tradizioni millenarie ma guarda al futuro. Un concetto che a Marmomac 2017 trova espressione con ‘The Italian Stone Theatre‘: un padiglione di 3.500 metri quadrati allestito in collaborazione con Mise, Ice e Confindustria Marmomacchine, dove tre mostre – ‘Territorio & Design’, ‘Macchine Virtuose’ e ‘Soul of City’ – raccontano l’iterazione tra pietra, tecnologie di lavorazione, sperimentazione e design attraverso progetti d’avanguardia di famosi architetti e designer.

Marmomac da sempre fa dell’internazionalità uno dei punti di forza come dimostrano i numeri dell’edizione 2016, con il 64% del 1.670 espositori e il 60% dei 67mila visitatori provenienti dall’estero, da oltre 145 nazioni.

I dati 2017, seppur non ancora definitivi – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –, indicano anche quest’anno un incremento delle aziende straniere con nuove presenze da Argentina, Georgia, Irlanda, Messico e Slovenia mentre tra le collettive di buyer già confermate spiccano quelle di alcuni Paesi come l’Iran, quinto produttore lapideo al mondo, e Corea del Sud, terzo importatore di materiali dell’area asiatica, con un boom del 24% nel 2016. Il profilo internazionale di Marmomac cresce ad ogni edizione potendo contare sul programma di iniziative di Veronafiere che presidiano Nord America, Nord Africa e Sud America dove siamo presenti con Veronafiere do Brasil, controllata del Gruppo, senza dimenticare l’esplorazione di nuovi mercati come il Libano, meta quest’anno della missione commerciale ‘We speak stone'”.     

Sempre sul fronte dell’attività di incoming di operatori dall’estero, prosegue anche nel 2017 la collaborazione di Marmomac con Ice e Confindustria Marmomacchine tra le attività legate al Piano di promozione straordinaria del Made in Italy, promosso dal Mise. A Verona è inoltre previsto l’arrivo di selezionate delegazioni commerciali, protagoniste di incontri b2b, momenti di formazione tecnica e visite alle aziende del territorio.

Spazio anche alla terza edizione dell’International Stone Summit: conferenza mondiale dedicata alla pietra naturale che vede la partecipazione delle principali associazioni internazionali del marmo.

Dopo il debutto nel 2016, confermata la consegna del riconoscimento ‘Icon Award‘, che individua tra le opere esposte all’interno di ‘The Italian Stone Theatre’ quella che diventerà l’immagine della campagna di Marmomac 2018.

Per il sesto anno, poi, va in scena Marmomac & the City, che porta nelle vie e nei cortili del centro storico di Verona 12 opere e installazioni in pietra, valorizzando ulteriormente quelle realizzate delle aziende per le mostre della scorsa edizione di ‘The Italian Stone Theatre’.

Ritorna, infine, anche il 11° Best Communicator Award: premio di Marmomac alla cura e all’originalità dell’allestimento fieristico delle aziende espositrici.

I dati diffusi provengono dal nostro rapporto Marmo e Pietre nel mondo

motivazioni dell’impiego lapideo Tecnologia, economia e funzionalità di marmi e pietre

La ricerca di mercato ha posto in evidenza la correlazione esistente fra l’uso dei beni, in specie di largo consumo, e le motivazioni, tanto sociologiche quanto psicologiche, da cui traggono origine la percezione del bisogno, e quindi la decisione d’acquisto. Sia pure con le approssimazioni e le distinzioni del caso, il fenomeno si manifesta anche nei beni industriali, sebbene la necessità del loro approvvigionamento prescinda, in linea generale, da quel tipo di interferenze: nel costruire una casa di civile abitazione si dovrà prevedere sempre la posa di un pavimento o di un rivestimento, ma la scelta del marmo, piuttosto che della ceramica, del legno, ovvero di altro materiale, dipenderà da vari fattori, tra cui quello economico può essere prevalente, ma non unico.
Considerazioni analoghe valgono nell’ambito del solo impiego lapideo, dove la gamma delle varietà opzionabili è praticamente infinita, sia dal punto di vista tecnologico (i caratteri dei materiali cambiano sensibilmente da una pietra all’altra: è inutile ricordare che la resistenza del tufo non è confrontabile con quella del granito, ma anche dell’ardesia o della trachite) sia da quello estetico, caratterizzato da un’offerta illimitata (nel mondo, secondo recenti valutazioni, esistono almeno 25 mila tipologie, che coprono tutte le sfumature della scala cromatica).
Detto questo, è facile comprendere che alla base del consumo lapideo si collocano fattori imprescindibili come quelli economici, tecnologici ed estetici, la cui combinazione ottimale richiede valutazioni attente, in primo luogo alla luce del tipo di commessa (il pavimento di una stazione ferroviaria ha esigenze del tutto diverse da quelle di un salotto). Nondimeno, in molte occasioni, specialmente nel momento privato, entrano in giuoco valutazioni complementari che possono fare la differenza.
In tempi relativamente recenti, marmi e pietre hanno costituito un simbolo sociale collegato all’immagine di prestigio selettivo che il loro impiego intendeva evocare, e che non è difficile cogliere ancor oggi in alcune commesse di fascia superiore, con particolare riguardo a quelle di rappresentanza. Nel nuovo millennio, questo fattore è passato comunque in secondo ordine, ed ha ceduto il campo alla funzionalità: se è vero che la maggioranza dei piani da cucina e di quelli da bagno viene realizzata in marmo o pietra, con una vasta gamma di alternative cromatiche ed economiche, vuol dire che l’idoneità del prodotto lapideo a questo tipo d’impiego è condivisa da una schiera sempre più vasta di progettisti, non solo per motivi estetici senza dubbio importanti, ma prima ancora per la capacità di soddisfare in maniera ottimale le esigenze dell’utilizzatore.
Ne consegue che la promozione del manufatto, a cui si guarda con interesse sempre più vivace da parte del momento produttivo, deve tenere conto dei fattori motivazionali, che cambiano da un impiego all’altro e che presumono una ragionevole duttilità del messaggio, in modo da sottolineare le idoneità peculiari del materiale all’una od all’altra tipologia di utilizzo. Naturalmente, esiste un minimo comune denominatore che è sempre valido per tutti gli impieghi e che si riassume nella documentazione delle competitività fisico-meccanica e fisico-chimica del lapideo, ma al quale conviene fornire congrui arricchimenti, finalizzati alle diverse opportunità di commercializzazione: è banale sottolineare che la promozione destinata all’edilizia civile non può applicarsi “tout court” alla funeraria, come dimostrano le specializzazioni differenziate, talvolta riscontrabili anche nelle fiere.
Una cosa è certa: il marmo e la pietra non vengono impiegati per capriccio né tanto meno per caso, ma rispondono ad un ampio ventaglio di richieste del progettista, dell’impresa e del cliente che è compito del fornitore omogeneizzare, selezionare e soddisfare, previo approfondimento dei fattori motivazionali che sorreggono la scelta, e quindi l’ordine. Ciò, non soltanto da un punto di vista strettamente commerciale finalizzato alla sua acquisizione, ma nello stesso tempo, alla luce della necessità di soddisfare pienamente le attese di chi sceglie, in modo da creare un ulteriore effetto promozionale a costo zero, fondato sul consolidato principio pubblicitario di iterazione dei comportamenti.

marmi e pietre dell’Italia nord-orientale: Ruolo e prospettive della risorsa lapidea in Friuli-Venezia Giulia

La Scalata foto di Paula Elias

Un recente dibattito a proposito dei marmi del Carso, con tanto di aspetti occupazionali ed ambientali, e delle odierne attese economiche di un settore dalle tradizioni millenarie, hanno richiamato l’attenzione sulle sorti di un’attività tuttora importante per la Regione Friuli-Venezia Giulia, ma troppo spesso dimenticata, tanto da risultare in forte controtendenza rispetto alla dinamica mondiale, ed in flessione piuttosto significativa anche nel ragguaglio italiano.
Eppure, le sue esclusive sono di consolidata fama internazionale, a cominciare dalle tante varietà della Pietra di Aurisina, estratta sin dall’epoca romana ed utilizzata, fra l’altro, nei grandi lavori austriaci ed ungheresi dell’età asburgica, ma anche in opere nazionali importanti come le stazioni di Milano e Tarvisio ed il Tempio Voltiano di Como. Lo stesso dicasi per il Fior di Pesco di Forni Avoltri, che ha trovato posto in tante prestigiose commesse italiane ed estere, a cominciare dalla stazione di Firenze e dall’Empire State Building, o per altre pietre friulane di buona consistenza quanto a riserve, e di tecnologia competitiva, ma di estrazione limitata se non anche sospesa, quali Ceppo norico, Grigio carnico, Nero del Vallone, Pietra piasentina, Rosso Ramello (un materiale nel cui bacino dell’Alto Vajont fu giovane cavatore Mauro Corona, che in alcuni suoi libri vi ha dedicato pagine assai suggestive).
Le tradizioni del Friuli-Venezia Giulia sono importanti anche dal punto di vista professionale. Basti pensare a quelle musive, che hanno trovato nuovi motivi di apprezzamento e di successo grazie all’Istituto del Mosaico di Spilimbergo, unico nel suo genere: infatti, la Scuola ospita allievi che provengono da tutti i continenti, e persegue risultati di notevole significato economico, felicemente coniugati con quelli estetici, costituendo un fiore all’occhiello dell’Italia lapidea, sebbene non molto conosciuto.
Avuto riguardo alle dimensioni del mercato internazionale ed alle risorse disponibili in Regione, sarebbe auspicabile che marmi e pietre locali possano fruire di attenzioni che ne consentano un rilancio conforme alle potenzialità: ciò, sia dal punto di vista delle politiche estrattive, oggetto di troppi vincoli operativi, sia sul piano della promozione industriale e distributiva, dove gli incentivi istituzionali sono andati progressivamente in desuetudine.
La critica relativa alla costante emorragia occupazionale che va compromettendo un patrimonio irripetibile è certamente da condividere, perché nel settore lapideo tecnologia e tradizione si traducono in apporti fondamentali di forza lavoro. Tuttavia, non serve lamentare il progressivo disimpegno della manodopera giovanile, oggetto di recenti richiami, in quanto trattasi di un effetto e non di una causa. Serve, invece, sensibilizzare la volontà politica in termini aggiornati e sottolineare il contributo che marmi e pietre possono portare, sostanzialmente dovunque, ad uno sviluppo non effimero.

Export mondiale: chi sale e chi scende. Una congiuntura a macchia di leopardo

Il rapporto 2016 (Foto MarmoNews)

L’interscambio lapideo mondiale, dopo la notevole battuta d’arresto del 2015, ha ripreso a crescere, sia pure con notevoli vischiosità, e nel 2016 ha messo a segno una crescita complessiva dello 0,9 per cento, portandosi a 53,5 milioni di tonnellate, al netto dei sottoprodotti. Si tratta di un risultato positivo, laddove sia visto nell’ottica di una congiuntura difficile anche per i materiali concorrenti, ma non si deve dimenticare che è stato conseguito a fronte di una flessione contestuale dei ricavi pari al sette per cento, con un calo del giro d’affari superiore al miliardo e mezzo di dollari.
Nell’ambito degli otto maggiori protagonisti, che hanno contribuito all’export mondiale con uno “share” di almeno un punto, e che hanno ascritto il 70,6 per cento delle spedizioni globali, quattro hanno progredito, mentre altri quattro hanno visto ridurre le proprie quote. Il primo gruppo comprende India (+ 12.3), Brasile (+ 5.3), Grecia (+ 1.7) e Turchia (+ 1.6) mentre nel secondo trovano posto Portogallo (- 4.2), Spagna (- 6.7), Italia (- 7.3) e Cina (- 9.1). Quest’ultimo Paese mantiene il primato dell’export in cifra assoluta, grazie al forte vantaggio precedente, esprimendo tuttora il 21,6 per cento del totale, ed avendo fatturato 11,6 miliardi di dollari, ma il suo vantaggio sull’India si è dimezzato, riducendosi a poco più di tre punti.
Nella graduatoria degli otto Paesi leader, il 2016 ha visto il sorpasso del Brasile, salito al quinto posto assoluto ai danni della Spagna, mentre la Turchia ha consolidato il terzo posto, con uno “share” del 12,4 per cento. E’ da notare che i primi tre esportatori hanno assommato, da soli, il 52,3 per cento delle spedizioni mondiali, confermando una leadership che consente, in larga misura, un sostanziale controllo quantitativo dei mercati.
L’Italia, dal canto suo, ha confermato un trend discendente di lungo periodo, conservando il quarto posto ma perdendo un ulteriore mezzo punto nella quota di mercato mondiale, scesa al 5,2 per cento, ed ascrivendo una decrescita percentuale che risulta inferiore soltanto a quella della Cina. Va peraltro soggiunto che nel suo export del prodotto finito, struttura portante dell’export italiano, la quotazione media si continua a porre ai vertici mondiali, con un prezzo di oltre 68 dollari per metro quadrato equivalente (allo spessore convenzionale di cm. 2), che risulta quasi doppio rispetto a quello planetario.
Il panorama complesso del lapideo italiano, che cede anche nella graduatoria produttiva, dove si colloca al sesto posto con il 4,3 per cento dei volumi estratti nel mondo (dietro Cina, India, Turchia, Brasile ed Iran), trova completamento anche nell’import, pressochè dimezzato nel lungo periodo, con un consuntivo per il 2016 sceso a poco più di un milione di tonnellate: anche in questo caso, al sesto posto mondiale. Poiché l’import dell’Italia risulta costituito in larga maggioranza da grezzi, ne consegue la conferma di una tendenza al ribasso anche per quanto si riferisce alle attività trasformatrici nazionali.
Le conclamate esigenze di maggiori attenzioni per il settore lapideo italiano e per la sua notevole importanza socio-economica, in specie nei tradizionali distretti leader, ne traggono motivi di ulteriore ed evidente validità, assieme a quelle di adeguati interventi in campo infrastrutturale, finanziario, professionale, e naturalmente, nel sistema di promozione.

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