motivazioni dell’impiego lapideo Tecnologia, economia e funzionalità di marmi e pietre

La ricerca di mercato ha posto in evidenza la correlazione esistente fra l’uso dei beni, in specie di largo consumo, e le motivazioni, tanto sociologiche quanto psicologiche, da cui traggono origine la percezione del bisogno, e quindi la decisione d’acquisto. Sia pure con le approssimazioni e le distinzioni del caso, il fenomeno si manifesta anche nei beni industriali, sebbene la necessità del loro approvvigionamento prescinda, in linea generale, da quel tipo di interferenze: nel costruire una casa di civile abitazione si dovrà prevedere sempre la posa di un pavimento o di un rivestimento, ma la scelta del marmo, piuttosto che della ceramica, del legno, ovvero di altro materiale, dipenderà da vari fattori, tra cui quello economico può essere prevalente, ma non unico.
Considerazioni analoghe valgono nell’ambito del solo impiego lapideo, dove la gamma delle varietà opzionabili è praticamente infinita, sia dal punto di vista tecnologico (i caratteri dei materiali cambiano sensibilmente da una pietra all’altra: è inutile ricordare che la resistenza del tufo non è confrontabile con quella del granito, ma anche dell’ardesia o della trachite) sia da quello estetico, caratterizzato da un’offerta illimitata (nel mondo, secondo recenti valutazioni, esistono almeno 25 mila tipologie, che coprono tutte le sfumature della scala cromatica).
Detto questo, è facile comprendere che alla base del consumo lapideo si collocano fattori imprescindibili come quelli economici, tecnologici ed estetici, la cui combinazione ottimale richiede valutazioni attente, in primo luogo alla luce del tipo di commessa (il pavimento di una stazione ferroviaria ha esigenze del tutto diverse da quelle di un salotto). Nondimeno, in molte occasioni, specialmente nel momento privato, entrano in giuoco valutazioni complementari che possono fare la differenza.
In tempi relativamente recenti, marmi e pietre hanno costituito un simbolo sociale collegato all’immagine di prestigio selettivo che il loro impiego intendeva evocare, e che non è difficile cogliere ancor oggi in alcune commesse di fascia superiore, con particolare riguardo a quelle di rappresentanza. Nel nuovo millennio, questo fattore è passato comunque in secondo ordine, ed ha ceduto il campo alla funzionalità: se è vero che la maggioranza dei piani da cucina e di quelli da bagno viene realizzata in marmo o pietra, con una vasta gamma di alternative cromatiche ed economiche, vuol dire che l’idoneità del prodotto lapideo a questo tipo d’impiego è condivisa da una schiera sempre più vasta di progettisti, non solo per motivi estetici senza dubbio importanti, ma prima ancora per la capacità di soddisfare in maniera ottimale le esigenze dell’utilizzatore.
Ne consegue che la promozione del manufatto, a cui si guarda con interesse sempre più vivace da parte del momento produttivo, deve tenere conto dei fattori motivazionali, che cambiano da un impiego all’altro e che presumono una ragionevole duttilità del messaggio, in modo da sottolineare le idoneità peculiari del materiale all’una od all’altra tipologia di utilizzo. Naturalmente, esiste un minimo comune denominatore che è sempre valido per tutti gli impieghi e che si riassume nella documentazione delle competitività fisico-meccanica e fisico-chimica del lapideo, ma al quale conviene fornire congrui arricchimenti, finalizzati alle diverse opportunità di commercializzazione: è banale sottolineare che la promozione destinata all’edilizia civile non può applicarsi “tout court” alla funeraria, come dimostrano le specializzazioni differenziate, talvolta riscontrabili anche nelle fiere.
Una cosa è certa: il marmo e la pietra non vengono impiegati per capriccio né tanto meno per caso, ma rispondono ad un ampio ventaglio di richieste del progettista, dell’impresa e del cliente che è compito del fornitore omogeneizzare, selezionare e soddisfare, previo approfondimento dei fattori motivazionali che sorreggono la scelta, e quindi l’ordine. Ciò, non soltanto da un punto di vista strettamente commerciale finalizzato alla sua acquisizione, ma nello stesso tempo, alla luce della necessità di soddisfare pienamente le attese di chi sceglie, in modo da creare un ulteriore effetto promozionale a costo zero, fondato sul consolidato principio pubblicitario di iterazione dei comportamenti.

Nicolai Diamant presenta Giotto

GiottoNicolaiDiamantLa Nicolai Diamant presenta GIOTTO, il nuovo utensile diamantato destinato a rivoluzionare il mercato della lavorazione del lapideo, GIOTTO è un evolutissimo utensile diamantato di ultima generazione ideato e progettato per migliorare le performance produttive delle aziende di lavorazione e che permetterà di diminuire notevolmente l’impatto ambientale generato dagli scarti di lavorazione degli abrasivi solitamente usati.

Leonardo Pon ( nella foto) Direttore Tecnico e Socio della Nicolai Diamant ci spiega le principali novità.

leonardo ponGIOTTO è un prodotto frutto di un lungo periodo di test e ricerca – dichiara Leonardo Pon, direttore tecnico della Nicolai Diamant – e finalmente dopo aver superato il severo esame delle aziende di lavorazione del distretto apuo versiliese, dove da qualche mese è già commercializzato, è adesso pronto per essere presentato a livello mondiale“.

GIOTTO e stato montato con ottimi risultati su macchine Breton, Barsanti, Prometec, Simec e Gaspari Menotti e le prime aziende ad averlo utilizzato sono state la Umberto Franchi Marmi, Il Fiorino, Sagevan, Gda Marmi, Gbc Marmi.

GIOTTO è un utensile – continua Leonardo Ponche supera di gran lunga la durata di ogni altro strumento che serve per lucidare il marmo. Rispetto agli abrasivi tradizionali , GIOTTO ha una durata decisamente superiore alla media e questo significa che l’azienda che decide di utilizzarlo migliorerà la propria produttività sensibilmente in quanto non dovrà fermare le macchine per sostituire gli utensili usurati. Ciò che rende unico GIOTTO é quindi la sua durata e la sua resistenza, e questo non significa solo maggiore produttività ma anche maggior rispetto per l’ambiente e meno rifiuti da smaltire“.

La maggior durata di Giotto comporterà infatti un minor impiego dei tradizionali abrasivi con una diminuzione notevole dei fanghi prodotti dei residui degli abrasivi stessi.

Infine – conclude Pon – dopo i test realizzati possiamo affermare con certezza che con GIOTTO migliora anche la qualità della lucidatura delle lastre, che acquisteranno in brillantezza e luminosità“.

Interpellato in merito all’importanza dell’innovazione a livello settoriale il Presidente di Confindustria Marmomacchine, Stefano Ghirardi, ha confermato come “sviluppo e ricerca siano driver decisivi che da sempre connotano il nostro made in Italy e costituiscono fattori chiave per raggiungere il successo in un mercato sempre più competitivo ed esigente

GIOTTO è stato presentato ufficialmente alla fiera Iran Stone Exhibition – IRSE 2016 – che si è tenuta a Teheran lo scorso luglio, riscuotendo un importante apprezzamento da parte degli operatori del settore.

Ricordiamo che GIOTTO é prodotto dalla Nicolai Diamant azienda attiva da quasi 40 anni e leader mondiale nella produzione di utensili per la lucidatura e rifinitura dei materiali lapidei.

www.NicolaiGiotto.com

Andamento commerciale delle Macchine tagliatrici di cava

L’espansione del mercato mondiale di marmi e pietre degli ultimi anni ha trovato una corrispondenza in quella degli investimenti, effettuati dalle aziende lapidee, nelle macchine e negli impianti.

Questo andamento è stato comunque contraddistinto da alcune specifiche inerenti soprattutto il mercato europeo, dove le difficoltà congiunturali generali delle imprese, hanno inciso anche nel campo dei macchinari lapidei.

Ricordiamo che è proprio il continente europeo quello caratterizzato dalla parte più consistente del mercato delle tecnologie; un ruolo egemone è ancora rappresentato dalle produzioni delle imprese italiane che nel giro degli ultimi quindici anni hanno addirittura raddoppiato il valore dell’export di settore.

Il commercio dei macchinari e delle strutture impiantistiche resta comunque caratterizzato da condizioni particolari legate alla elasticità della domanda, a sua volta legata alla propensione delle imprese ad investire nei macchinari per l’ estrazione, la lavorazione ed al trattamento in generale del materiale lapideo.

All’interno di questo contesto la presente analisi si sofferma sul settore delle macchine tagliatrici di cava automatiche, contraddistinto da una forte concentrazione di mercato, superiore a quella rilevabile per gli impianti di segheria e laboratorio.

Se prendiamo in considerazione l’andamento delle esportazioni mondiali di queste tecnologie nell’ultimo quinquennio, dal 2010 al 2014, possiamo mettere in rilievo che il valore complessivo delle esportazioni del comparto a raggiunto i circa 4,6 miliardi di dollari, con una media annuale superiore ai 900 milioni.

Un mercato abbastanza agile che ha ottenuto valori annui di interscambio commerciale superiori al miliardo di dollari nell’annualità 2010 e 2011, per poi perdere in valore assoluto negli anni successivi. Se prendiamo la dinamica dell’ultimo periodo, anno 2014, osserviamo una ripresa rispetto all’anno precedente, il 2013, valutabile in termini percentuali con un +10,3%, a testimonianza di un nuovo vigore del mercato, ma ancora lontana dalle esportazioni mondiali del 2010, raffronto che mostra una perdita del -17,1%.

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Nella distinzione per mercati di produzione, sempre negli ultimi cinque anni, è interessante osservare come i 4,6 miliardi di dollari, siano riferibili, per una quota del 62%, pari a 2,8 miliardi, alla Germania, produttrice leader di macchine tagliatrici, seguono con valori quasi identici, per un peso del 7% circa, le spedizioni all’estero degli Stati Uniti e quelle dell’Italia. Con una quota del 5% il Giappone e con il 2% la Cina: la parte restante, identificabile con altri Paesi vale il 17%, un valore di non poco conto.

Questa disamina evidenzia come il mercato delle macchine tagliatrici sia ad oggi concentrato in una cerchia ristretta di Paesi egemoni, dal punto di vista produttivo, e pertanto anche da quello delle conoscenze tecnologiche e del know –how, ma, allo stesso tempo, si osserva una crescita di altri piccoli produttori, competitor comunque ancora distanti dalle performances delle imprese tedesche, italiane e americane.

 

Soffermando l’attenzione sulla produzione dell’Italia segnaliamo un andamento non lineare nell’ultimo quinquennio, nel quale si è passato da un export di circa 110 milioni di dollari nel 2010, a valori dimezzati negli anni successivi, 56 milioni nel 2011 e 60 milioni nel 2012. Nell’ultimo biennio si è registrata una risalita delle vendite nel 2013 con un totale di circa 70 milioni, per poi perdere nell’ultimo anno, il 2014, addirittura il 44% del totale, assestandosi ad un valore di spedizioni pari a 39 milioni di dollari. E’ pur vero che tale caduta sia riconducibile ad alcune anomale variazioni che hanno interessato alcuni mercati di destinazione (Danimarca passata da 18 milioni a 2), e pertanto dovranno essere valutati con cautela ai prossimi consuntivi, ma, ciò nonostante, pur eliminando le variazioni anomale, nell’ultimo anno il trend è stato sostanzialmente negativo.

Nell’ultimo anno l’Italia ha esportato macchine tagliatrici in moltissimi Paesi, le quote più rilevanti sono quello degli Stati Uniti (26,3% del totale), seguito dai mercati della Cina (11,9%) e dell’Arabia Saudita (11,5%), ecc.

I primi 15 paesi verso cui sono indirizzate le Macchine tagliatrici delle imprese italiane

Posizione

Paese

Euro

Inc. %

1

Stati Uniti

7.760.393

26,3

2

Cina

3.523.263

11,9

3

Arabia Saudita

3.385.378

11,5

4

Danimarca

2.234.763

7,6

5

Regno Unito

2.004.598

6,8

6

Australia

1.598.933

5,4

7

Turchia

1.048.323

3,6

8

Argentina

492.443

1,7

9

Francia

473.647

1,6

10

Svizzera

412.246

1,4

11

Romania

342.621

1,2

12

Israele

336.463

1,1

13

Venezuela

330.870

1,1

14

Sud Africa

283.181

1,0

15

Svezia

278.958

0,9

Appare significativa una duplice valutazione, da un lato le dinamiche delle macchine di cava, al pari di quelle utilizzate nella trasformazione, sono caratterizzate da una forte ciclicità collegata agli investimenti innovativi delle imprese del settore, dall’altro, al pari dei mercati principali di riferimento, sembrerebbero emergere, anche in questo caso con variazioni da anno ad anno molto accentuate, una serie di mercati minori, che nel prossimo futuro potrebbero rappresentare occasioni importanti per lo sviluppo delle vendite delle imprese italiane.

Ulteriori considerazioni devono essere riservati ai Paesi concorrenti più significativi.

In primis la Germania con 526 milioni di dollari annui, nel 2014, ha esportato macchine tagliatrici principalmente in Qatar, per una quota del 28,9% del totale, seguono Cina (12,3%), Arabia Saudita (10,2%), Stati Uniti (9,9%) e Venezuela (7,3%).

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Nella graduatoria dell’export mondiale dell’ultimo anno incontriamo, nella seconda posizione, il Giappone con circa 55 milioni di di vendite, dato che deve essere valutato con cautela, e le destinazioni principali sono state rispettivamente Singapore, Corea del Sud, Malaysia, Cina e altri Paesi asiatici. In questo caso è comunque osservabile che il ruolo del Giappone è autorevole in particolare per quanto concerne i mercati asiatici.

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Gli Stati Uniti rappresentano invece una quota consistente dell’interscambio commerciale di macchine tagliatrici, sia dal lato delle importazioni, sia per quello che riguarda la produzione e la vendita delle stesse. In quest’ultimo caso possiamo sottolineare che le imprese americane hanno venduto macchinari per un valore di circa 54 milioni di dollari.

Allo stesso modo del Giappone anche le aziende degli Stati Uniti svolgono un ruolo centrale per i Paesi limitrofi, che difatti risultano anche i maggiori importatori dei loro prodotti; nell’ultimo anno il 44% del totale delle esportazioni è stato destinato al Canada (27%) ed al Messico (17%). Una quota rilevante è stata indirizzata anche a Singapore.

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Possiamo pertanto concludere questa breve disamina delle vendite di macchine tagliatrici per il lapideo evidenziando il ruolo di leader ancora appannaggio della Germania, di alcune difficoltà incontrate soprattutto nell’ultimo periodo da parte delle produzioni delle imprese italiane, a fronte di quote di mercato conquistate dagli Stati Uniti e dal Giappone che, comunque persistono come competitor soprattutto nei contesti continentali a loro limitrofi. Resta poco decisa la crescita della Cina in questo settore, preferendo ancora l’importazione di macchinari da altri Paesi, e l’Italia in questa graduatoria rappresenta il secondo mercato di riferimento.

In questo contesto, molto ciclico e volatile, le imprese italiane hanno, grazie soprattutto alla qualità dei prodotti, progettualità e servizi connessi, enormi margini di miglioramento, in particolare in taluni mercati in ascesa, una presenza sul mercato che deve comunque essere caratterizzata da innovazioni di prodotto e rinnovamento di servizi, valori aggiunti che possono permettere di recitare ancora un ruolo da protagonista in un mercato mondiale sempre più selettivo.

Lapitec, versatile and durable full-bodied sintered stone

lapitecLapitec® is the versatile and durable full-bodied sintered stone. It represents the ideal solution for a multitude of applications; indoor and outdoor cladding, paving, kitchen worktops and even for ventilated façades. Lapitec® is characterized by its large sized slabs – measuring 1500×3365 mm with thicknesses of 12, 20 and 30 mm – and by extremely high physical-mechanical properties which, along with elegance and natural colors, give an excellent result able to meet every taste and style.

The material that architects and designers were waiting for has finally arrived, and it promises to make its mark on the world of construction and design!
Cutting edge technology, for timeless style. Classic and modern. Retro and futuristic. Lapitec® knows no temporal nor aesthetic constraints. It lends itself to any project thanks to the 44 different color and design solutions, making it a valuable and versatile alternative for cladding, flooring, stairs kitchen countertop and worktop production.

Lapitec® slabs are planar and have homogeneous thicknesses: these features facilitate installation related work and give a perfectly uniform aesthetic result. The variation in the friction coefficient of different finishes make this stone suitable for many applications, both in furnishing and in architecture.

Lapitec® is impervious to the effects of time and weather, it’s highly impact resistant and completely insensitive to UV rays and acid rain. These features make it ideal for outdoor and indoor cladding in buildings of any shape and size, but also for paving and flooring requirements. It can even be used for swimming pools and spas. Thanks to its improved flexural strength and to its specific weight of 2,4 kg/dm3, this sintered stone is perfect for ventilated façades as well as large suspended floors and kitchen countertops and worktops. Lapitec® is particularly suited for the latter, as its surface do not absorb, stain or scratch, they are easy to clean and absolutely non-flammable.

All collections are subjected to Bio-Care technology that makes Lapitec® a self-cleaning and antibacterial product thanks to the properties of titanium dioxide – a catalyst able to degrade numerous organic compounds through oxidation. This treatment also makes Lapitec® particularly suitable for locations where a high standard of cleanliness and hygiene must be guaranteed, as is the case for kitchens. The treatment also protects external walls against smog, dirt, dust, paint and sprays.
Ample selection in 44 valuable solutions. Four finishes, each available in ten colors and two veined options. This results in 44 solutions that make a wide range of customizations possible, enabling designers to freely express their creativity.

The colors are inspired by nature, ranging from lighter shades such as polar white, white cream, ivory and cement grey, through to sahara, tobacco, red porphyry and ebony, and all the way up to lead grey and anthracite black. The two veined options, in pearl and coral, give each surface a refined effect.

Fossil is the ideal choice for both indoor and outdoor cladding and for anti-slip flooring requirements. At first sight it presents a “fossilized” shattered stone effect, with softer color tones compared to the other collections – due to its sanblasted appearance.

Vesuvio has a gentle, structured surface recalling the power and the vitality of volcanic magma during its descent from a crater. Along with its flamed granite appearance it makes slippery surfaces safer and prevents dirt from accumulating. This finish is the ideal choice for both internal and external cladding.

Satin is the elegant as silk collection that is soft to the touch. Its smooth finish and imperceptible coarseness make it easy to clean and the ideal solution for kitchen worktops and countertops, cladding and for domestic and residential flooring.

Finally, Lux, the polished mirrored surface which as the name suggests has the unique property of reflecting and enhancing luminosity, for an effect of absolute elegance.

Lapitec, la pietra sinterizzata “a tutta massa” versatile e resistente

lapitecLapitec®, la pietra sinterizzata “a tutta massa” versatile e resistente. Può essere utilizzata per un’infinità di applicazioni: dai rivestimenti di pareti esterne e interne alle pavimentazioni, dai piani cucina alle facciate ventilate. Le grandi dimensioni delle lastre – nella misura standard di 1500×3365 mm con spessori calibrati da 12, 20 e 30 mm – e le elevatissime proprietà fisico-meccaniche si uniscono all’eleganza e naturalezza dei colori, per un risultato eccellente e capace di incontrare ogni gusto estetico e stilistico. Il Lapitec®, infatti, è scelto da architetti e arredatori come materiale per esprimere al meglio idee, intuizioni e innovazioni sia per gli ambienti interni sia per gli esterni.

Tecnologia all’avanguardia, per uno stile senza tempo. Classico e moderno. Retrò e futurista. Il Lapitec® supera i vincoli temporali e stilistici e si presta a qualsiasi realizzazione grazie alle molteplici soluzioni cromatiche ed estetiche, che ne fanno un’alternativa pregiata e versatile per il rivestimento di pareti, pavimenti, scale o nella realizzazione di piani cucina.

Le lastre di Lapitec® sono planari e dallo spessore omogeneo: queste caratteristiche semplificano notevolmente le attività di montaggio e conferiscono un risultato estetico perfettamente uniforme. Il variare del coefficiente di attrito delle diverse finiture rende questa pietra adatta a moltissime applicazioni, sia nell’arredamento che nell’architettura. Il Lapitec® non viene deteriorato dal tempo e dagli agenti atmosferici, è resistentissimo agli urti e completamente insensibile ai raggi UV e all’azione degradante delle piogge acide. Caratteristiche che lo rendono ideale per i rivestimenti esterni e interni di edifici di ogni tipo e dimensione, ma anche per i bordi e le pavimentazioni di piscine e spa. L’elevata resistenza alla flessione e la leggerezza – il peso specifico è di 2,4 kg/dm3 – permette di sfruttare questo materiale anche nell’applicazione di facciate ventilate, pavimentazioni sospese di grandi dimensioni, piani di lavoro e piani cucina. Per questi ultimi, in particolare, il Lapitec® è particolarmente congeniale poiché la sua superficie non assorbe, è antimacchia, antigraffio, facilissima da pulire e assolutamente incombustibile.

Tutte le collezioni sono realizzate con la tecnologia Bio-Care che fa del Lapitec® un prodotto autopulente e antibatterico grazie alle proprietà del biossido di titanio, un catalizzatore in grado di degradare per ossidazione numerosi composti organici. Bio-Care, inoltre, rende il Lapitec® particolarmente indicato per tutti gli usi in cui siano richiesti elevati standard di igiene, come nelle cucine, e protegge le pareti esterne dallo smog, dallo sporco, dalla polvere, vernici e spray.

Massima scelta fra colori e finiture. Sette le finiture, dodici colorazioni monocromatiche e tre venati, per una gamma di soluzioni che si prestano alla massima personalizzazione e lasciano grande spazio all’inventiva di ogni designer. I colori si ispirano alla natura: dai più chiari come il bianco polare, il bianco crema, l’avorio e il grigio cemento, passando per il sahara, il tabacco, il porfido rosso e l’ebano, fino al grigio piombo, al nero antracite e alle nuovissime nuances moca e artico. I venati, Michelangelo, perla e corallo conferiscono a ogni superficie un effetto ricercato.

Le finiture. Fossil è delle sette collezioni la più materica, ideale per il rivestimento di pareti esterne e interne e per pavimentazioni antiscivolo. Alla vista ha l’aspetto della pietra spaccata, tipico dei fossili, e i colori assumono una tonalità leggermente più tenue rispetto alle altre linee, dovuta all’effetto sabbiato della finitura. Vesuvio ha una superficie leggermente strutturata, che evoca la forza e la vitalità del magma vulcanico durante la sua discesa dal cratere. L’aspetto di un granito fiammato riduce la scivolosità della superficie e impedisce che lo sporco si accumuli. Questa finitura si presta soprattutto al rivestimento di pareti esterne e interne. Satin, è la finitura morbida al tatto ed elegante come la seta. Con il suo aspetto satinato e l’impercettibile rugosità che la contraddistingue e la rende facile da pulire, è la collezione adatta per piani cucina e di lavoro, rivestimenti di pareti e pavimentazioni residenziali o commerciali. Lux, la superficie lucidata a specchio che, come suggerisce il nome, ha la particolare proprietà di riflettere ed esaltare la luminosità degli ambienti in cui è inserito, per un effetto di assoluta eleganza e raffinatezza. Arena è una finitura piana e sabbiata, con una grana regolare che dona un naturale dinamismo a tutta la lastra. Questa lavorazione della pietra sinterizzata dà un tono più chiaro ai colori, facendone risaltare tutta la ricchezza cromatica. Arena esprime al massimo il suo potenziale su applicazioni da esterno. Lithos è una superficie finemente rugosa. L’effetto cromatico è stupefacente, perché crea tonalità tenui e naturali. La lavorazione, con i suoi impercettibili avvallamenti, regala inoltre percezioni sempre nuove a ogni carezza. Lithos è versatile, vellutata, elegante: ottima per piani cucina, superfici, camminamenti esterni di yacht e piscine. Dune evoca la sabbia del deserto, dove il vento modella con delicatezza il panorama. È una finitura morbida al tatto, con vibrazioni cromatiche da scoprire a ogni riflesso di luce. L’effetto ottico è quello della pietra naturale spaccata, molto simile all’ardesia: una soluzione moderna ed elegante per piani cucina e rivestimenti di pareti.
Skyline, infine, è più che una finitura, perché è la soluzione che Lapitec® ha sviluppato per le pareti ventilate, ma anche per le grandi superfici piane. È una lastra strutturata, con una delicata ruvidezza tipo pergamena: una soluzione pronta per la posa, adatta a progetti, dove il valore estetico si sposa con un’attenta ottimizzazione dei costi.

L’Apuania Corsi vince il premio Innovative Design Technology Award

MF 5000 apuania corsiCARRARA. L’azienda carrarese Apuania Corsi ha vinto il  premio “Innovative Design Technology Award” di IMM per la macchina a filo diamantato MF 5000 che presenta notevoli novità per un settore in cui è oggettivamente difficile innovare.

La macchina, sviluppata interamente dall’azienda apuana, presenta quattro punti di forza che poi sono l’innovazione per il settore. A partire dall’eliminazione dei binari di scorrimento interamente sostituiti da un pianale con martinetti idraulici che ne permettono il trasporto sul piazzale di cava con forche o con appositi ganci.

La seconda innovazione è la possibilità della macchina di lavorare su un arco di 340° nel piazzale potendo così tagliare più blocchi disposti nel piazzale.

Per il filo diamantato Apuania Corsi ha sviluppato due nuove tecnologie. La prima è il recupero interno del filo che non avviene con l’arretramento sul binario ma con il recupero interno; e la seconda innovazione, collegata a questa, riguarda la sicurezza dal momento che viene esposto meno filo essendoci il riavvolgimento interno.

Questa la motivazione del premio:”Per aver introdotto una serie di innovazioni tecnologiche che mirano alla riduzione degli spazi di utilizzo e ad una riduzione notevole della parte scoperta del filo diamantato aumentando la sicurezza per gli operatori di cava“.

L.B.

Macchine per le cave: le tagliatrici automatiche italiane

Pct 100 Dazzini Macchine

Il settore delle macchine tagliatrici di cava è contraddistinto da una forte concentrazione di mercato, superiore a quella rilevabile per gli impianti di segheria e laboratorio. Infatti, nel quadriennio compreso fra il 2011 ed il 2014 l’esportazione mondiale di queste tecnologie (in larghissima maggioranza automatiche) ha raggiunto un valore complessivo pari a 3,568 miliardi di dollari, con una media di circa 900 milioni in ragione annua.
Le relative spedizioni sono state effettuate in maggioranza assoluta dalla Germania, con il 62 per cento del totale, seguita dagli Stati Uniti con una quota di otto punti, ed in terza posizione dall’Italia con il 6,3 per cento, mentre il resto del mondo ha espresso lo “share” a saldo, con il Giappone sul quarto gradino ed una quota del 4,8 per cento.
In altri termini, quella delle tagliatrici di cava è una condizione macro-economica che si potrebbe definire di oligopolio imperfetto, in cui il ruolo dell’Italia è importante soprattutto dal punto di vista della qualità e del “know -how”. Nondimeno, dal punto di vista del mercato, il suo volume d’affari ha fatto registrare una brusca decelerazione nel 2014: dopo un export dell’anno precedente pari a circa 70 milioni di dollari, in notevole ascesa rispetto ai 60 milioni del 2012 ed ai 56 milioni del 2011, le vendite italiane all’estero sono scese a circa 39 milioni, con un regresso del 44 per cento.
I Paesi in cui l’Italia aveva esportato nel 2013 macchine tagliatrici per almeno un milione di dollari sono scesi da quattordici a sette, talvolta sino ad azzerare il volume di traffico, come nei casi di Canada ed Hong Kong, ovvero a ridurlo drasticamente, come in quelli di Algeria o Bahrein. Al contrario, i Paesi che hanno incrementato le proprie importazioni dall’Italia sono soltanto quattro (Cina, Arabia Saudita, Regno Unito e Turchia) mentre gli Stati Uniti hanno conservato il ruolo di maggiore acquirente, confermando i dieci milioni di dollari dell’anno precedente.
Ciò sembra sottolineare che anche nelle macchine di cava, al pari di quelle utilizzate nella trasformazione, esiste una situazione di volatilità dovuta al carattere non sistematico degli investimenti produttivi, tanto più tangibile dal momento in cui anche quelli nel momento estrattivo hanno assunto dimensioni molto importanti.
Una seconda considerazione riguarda la struttura dell’export mondiale quale appannaggio di pochi Paesi sviluppati, ed in primo luogo, come si diceva, della Germania. Gli altri restano ancora comprimari: basti pensare che la stessa Cina cresce in maniera assai vischiosa ed è riuscita a conseguire non oltre due punti percentuali del mercato, mentre preferisce chiaramente le merci di provenienza altrui, figurando in seconda posizione nella graduatoria delle vendite italiane, che almeno marginalmente hanno evidenziato i progressi più cospicui in Arabia Saudita ed in Turchia.
L’Italia può aspirare a fare di più, ed a mettere a frutto, al pari di quanto accade nelle altre macchine per il lapideo, una capacità progettuale e distributiva, ivi comprese le strategie di servizio, certamente ragguardevole. Per progredire in misura conforme alle prospettive ed alle attese del mercato mondiale servono, caso mai, sinergie più adeguate, a cominciare dai supporti istituzionali e finanziari, sempre più importanti in un contesto concorrenziale molto selettivo.

Una startup per stampare in 3D con gli scarti della produzione del marmo

dettaglioSi chiama TRIP Techniques Recovery Innovative Printable ed una soluzione sostenibile per il riciclo dei residui della lavorazione del marmo da utilizzare come materia prima per una nuova tecnica di stampa 3D.

L’idea nasce nel 2014 e prende forma nel 2015 grazie all’iniziativa di Arti Puglia per “Giovani Innovatori in Azienda”, il cui piano presentato dall’Arch. Claudia Marciano è stato accolto da un’azienda marmifera di Trani, la Inter Marmi Srl, azienda altamente qualificata nella lavorazione della pietra a livello nazionale e internazionale. Il piano co-progettato dal Geom. Costantino Forte si chiama “Re-cycle Dust / Arredi in Polvere”, e si pone diversi obiettivi notevoli sotto il profilo “eco”, in quanto è finalizzato al raggiungimento di un ciclo produttivo chiuso, in cui ogni distretto industriale riduca al minimo i materiali di risulta e la produzione di rifiuti da discarica evitando il processo di smaltimento complesso e dal costo elevato.

Inter Marmi Srl ha provveduto alla messa in funzione di uno spazio all’interno dell’azienda destinandolo a laboratorio dove l’Arch. Claudia Marciano e il Geom. Costantino Forte hanno lavorato alla miscela e realizzato i primi test adattando una prusa i3, stampante 3d disponibile sul mercato in kit assemblabili.

Il “fango di scarto” torna nello stato solido con caratteristiche superiori, e questa “eco – miscela” oltre ad avere tutti i vantaggi della stampa 3D, costa meno di 1/3 della materia prima di partenza.

Il livello di qualità è stato certificato da un organismo nazionale di accreditamento.

trip websummitA settembre, in partnership con Inter Marmi Srl, nasce TRIP – Techniques Recovery Innovative Printable, StartUp Innovativa che punta all’innovazione a favore delle imprese che lavorano nell’ambito della lavorazione della pietra.

Il Territorio tranese. Il territorio pugliese ricade nei grandi bacini marmiferi italiani con la Pietra di Apricena, ubicata sulle pendici nord occidentali del Gargano, e la Pietra di Trani, ubicata sulle Murge Settentrionali.

Il progetto accende la luce sulla qualità dei materiali, sulla bellezza delle pietre ma anche sul rapporto tra cave e paesaggio, tra attività estrattive e ambiente.

Sono ben noti i problemi che insistono in questo settore e diverse sono le strade che si stanno intraprendendo per ridurre sensibilmente l’utilizzo delle discariche che sono ormai in fase di esaurimento, evitando il processo di smaltimento complesso e dal costo elevato.

Ridurre il prelievo di materie prime e l’impatto delle cave sul paesaggio è possibile e auspicabile e non solo a vantaggio del territorio: attraverso il riutilizzo dei fanghi di marmo si avvierebbe una nuova filiera green in grado di produrre nuovi posti di lavoro, valorizzare ricerca e innovazione, contribuire a ridurre le emissioni di gas di serra.

I primi riconoscimenti. Ad Ottobre TRIP – Techniques Recovery Innovative Printable è stata selezionata per fare parte della classe ALPHA 2015 dal 3 al 5 Novembre al Web Summit di Dublino conferenza annuale internazionale incentrata sulla tecnologia, dove ha presentato il progetto accanto alle migliori StartUp del firmamento tech.

I prossimi appuntamenti sono a Torino il 24 Novembre al Murazzi Student Zone per STARTUPPATO 2015, evento Sponsorizzato da i3P Incubatore Imprese Innovative del Politecnico di Torino, e a Milano il 14 Dicembre al Palazzo del Ghiaccio di Milano dove si terrà l’Open Summit di StartupItalia, primo Summit Italiano dedicato alle Startup.

Sorma presenta il disco EDLX 125

EDLX SormaSorma presenta il nuovo disco diamantato EDLX 125, ultima frontiera nel taglio e nella molatura di marmi e pietre calcaree.

Due anni di studi e test sul prodotto hanno portato ad un design innovativo che supera la geometria del predecessore EDLB e consente di raggiungere un livello di asportazione in molatura nettamente superiore.

La forme dei depositi di diamante sull’acciaio richiamano i meteoriti, ma il disco viene da mondi tutt’altro che lontani: è realizzato infatti interamente in Europa. Sistemi di automazione estremamente avanzati, uniti a processi virtuosi, hanno consentito di proporre al mercato un prodotto di alta qualità a un prezzo estremamente competitivo.

«Abbiamo lavorato a quattro mani con i nostri clienti in tutta Europa, realizzando test su tutti i tipi di marmo e pietre calcaree come il Blue Stone: i risultati sono stati sempre eccellenti – afferma Riccardo Galluzzi, A.D. Sorma – Con l’introduzione di EDLX, possiamo dire di aver centrato il nostro obiettivo di fornire soluzioni sempre nuove ai problemi di lavorazione più comuni: un unico disco per tagliare e molare, nessun cambio di utensile e livelli di asportazione in molatura senza precedenti».

Il nuovo disco nel diametro 125 mm è in promozione-prova fino al 18 dicembre, ma l’azienda guarda già al futuro e conta di lanciare il diametro 230 mm nel 2016, fiduciosa di raggiungere un risultato altrettanto soddisfacente.

Sezionatrice a filo diamantato Dazzini Mod. S 900 T

12060082_10153217741241545_1777384360_oLa sezionatrice a filo diamantato Mod. S 900 T è la massima espressione di tecnologia e efficacia per il taglio a filo diamantato su qualsiasi tipo di pietra, marmo o granito presente nel mercato; alcuni dettagli e accorgimenti tecnici la rendono assolutamente unica nel suo settore senza rivali dal punto di vista di prestazioni e rendimento. La sezionatrice a filo diamantato Mod. S 900 T può montare motori elettrici per il traino del filo diamantato fino a 100 HP ( 75 KW ). Il volano motrice del filo diamantato ha un diametro di 900 mm caratteristica che permette di aumentare la coppia trasmessa al filo rispetto ad un volano di 1000 mm di diametro e al tempo stesso consente di avere una superficie di contatto filo / volano superiore ad una puleggia di 800 mm di diametro; la rotazione del volano di 360° viene effettuata tramite una ralla idraulica; sempre idraulicamente posso effettuare i movimenti laterali del volano per poter effettuare tagli di ampiezza massima di 180 cm, senza movimentare la macchina. Sistema innovativo è l’utilizzo di due inverter controllato da PLC : uno per la regolazione della velocità periferica del volano e uno per l’arretramento della macchina; l’inverter di controllo della velocità del filo diamantato permette una regolazione unitaria in tempo reale da 0 a 45 mt. La sezionatrice a filo diamantato Mod. S 900 T è l’unica macchina a filo che monta un sistema brevettato a giunti cardanici per la trasmissione del movimento; questo sistema permette di evitare rotture sui riduttori o i componenti dell’avanzamento (durante fasi accidentali come la caduta da rotaia oppure il posizionamento della macchina) essendo tutto il gruppo di movimentazione all’interno della macchina stessa.

12041264_10153217741051545_36346875_oAl centro della progettazione della S 900 T è stato posto l’aspetto sicurezza; l’utilizzo di strumenti e accessori studiati per la prevenzione di incidenti o malfunzionamenti, pone la sezionatrice al vertice del settore. Sensore che segnala la rottura del filo diamantato, sensore che segnala la rottura della gomma all’interno del volano motrice, finecorsa a fine rotaia e sensore assenza acqua nel taglio sono solo alcuni dei dispositivi studiati per il corretto utilizzo durante le fasi di taglio. Sistemi di controllo per sovraccarichi o elevata temperatura completano la serie di dispositivi di salvaguardia della macchina insieme a un sistema di comunicazione gsm che può essere installato per avere sempre monitorato a portata di cellulare il lavoro della sezionatrice e per sapere gli eventuali guasti; non per ultimo è possibile un sistema di spegnimento del generatore nel caso di arresto della macchina.

12043813_10153217741641545_32933615_oL’aspetto sicurezza dell’operatore e la prevenzione degli incidenti è stato affrontato con il montaggio su braccetto mobile del nastro in kevlar e teflon a comando idraulico che copre tutto il percorso del filo diamantato evitando la proiezione dei componenti del filo diamantato dietro la macchina in caso di rottura filo e con il montaggio di uno scudo laterale di protezione del volano.

Un segnale acustico a inizio taglio e un lampeggiante a bordo macchina, crea i necessari avvisi acustico-visivi per segnalare a tutti gli operatori le fasi di taglio.

Caratteristica unica della sezionatrice a filo diamantato Mod. S 900 T è il sistema di controllo con radiocomando; con questo radiocomando si elimina il vincolo della prolunga dalla sezionatrice al quadro comandi e garantisce una posizione di sicurezza per l’operatore in qualsiasi circostanza. Tutte le funzioni della macchina sia di regolazione che di taglio possono essere comandate fino a una distanza di 200 metri da un solo operatore.

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