Distribuzione mondiale dell’impiego lapideo

Con un’ulteriore espansione, dovuta soprattutto all’Asia, nel 2018 i consumi mondiali di marmi e pietre hanno continuato a progredire, raggiungendo 1.670 milioni di metri quadrati equivalenti, contro 1.200 del 2010 e 700 del Duemila, e consolidando un trend positivo di lungo periodo. Per dare un’idea sia pure approssimativa della dimensione, si tratta di una superficie pari ad oltre 200 mila volte quella di Piazza della Signoria, patrimonio fiorentino dell’umanità, con i suoi settemila metri di Pietra Serena. Le ricorrenti avvisaglie di ristagno sono state generalmente esorcizzate, quanto meno negli effetti quantitativi, grazie alla permanente crescita asiatica, ed in primo luogo a quella cinese, ma anche della Corea e soprattutto dell’India, che è diventata la prima esportatrice mondiale in volume. Dal canto suo, la quota destinata ai mercati domestici è aumentata, sebbene l’utilizzo di materiali posti in opera in Paesi diversi da quelli di estrazione e di trasformazione sia sempre maggioritario.

 

In cifra assoluta, il Paese con il massimo consumo è stata la Cina, con circa 500 milioni di metri, seguita da altri quattro (India, Stati Uniti, Corea del Sud e Brasile) in cui il volume ha raggiunto o superato i 50 milioni, e nel primo caso, superando largamente i cento. Questi “top five” hanno espresso, da soli, circa metà dell’intero impiego mondiale.

 

Il ragguaglio pro-capite è stato caratterizzato, a sua volta, da un consolidamento dell’incidenza pregressa, che è salita a 266 metri quadrati per mille abitanti, contro i 195 del 2010. Vi sono quattro Paesi in cui il consumo per abitante ha  superato la fatidica soglia del metro quadrato a testa: si tratta, nell’ordine, di Svizzera, Corea del Sud, Arabia Saudita e Belgio, mentre hanno regredito sensibilmente i vecchi leader, quali Grecia, Italia, Portogallo e Spagna.  Quanto ai maggiori costruttori mondiali, Stati Uniti e Giappone seguono nelle retrovie della graduatoria pro-capite, mentre Cina e India figurano in coda, con impieghi unitari inferiori alla media mondiale, ed assai lontani da quelli dei Paesi d’avanguardia. Ciò conferma che le strategie promozionali debbono essere affinate ma che esistono tuttora potenzialità di grande importanza.

 

La destinazione prevalente degli impieghi si conferma quella nell’edilizia, stimata in tre quarti del totale, mentre il resto è appannaggio dell’arredo urbano, della funeraria, ed in misura marginale, dell’oggettistica, senza tenere conto di un ampio utilizzo dei sottoprodotti ed in particolare dei granulati di varia dimensione, in opere strutturali come le banchine, le massicciate stradali, i marciapiedi. Nell’ambito dell’attività costruttiva, la maggioranza relativa riguarda i pavimenti ed i rivestimenti interni, ed è quella che deve confrontarsi in modo più stringente coi prodotti concorrenti, a cominciare dalla stessa pietra artificiale.

 

Il materiale lapideo può fruire di un ventaglio molto articolato di usi che costituisce un carattere indubbiamente competitivo, in grado di sottolineare la versatilità del marmo e della pietra, e la loro idoneità a soddisfare una clientela molto articolata, ma prima ancora, le doti di creatività e di fantasia tipiche del marmista.

 

In un’ottica di marketing motivazionale, questo carattere si traduce in un ventaglio di preferenze suffragato dalla struttura e dalla tecnica: quali altri materiali possono vantare l’impiego nei grandi rivestimenti esterni e nei masselli funerari ad alto spessore, accanto a quelli nei pavimenti sottili, nei pezzi fuori sagoma e nell’arte musiva? Tutto ciò non avviene per caso, ma perché marmi e pietre sono prodotti di natura, dotati di importanti requisiti di resistenza, durata e compattezza, che peraltro non escludono ottimi livelli di duttilità e di lavorabilità: fattori ormai entrati a far parte del patrimonio di conoscenze dei progettisti, dei costruttori edili e della stessa clientela finale. Proprio per questo, il lapideo può fronteggiare la congiuntura difficile meglio di altri materiali, ed i grandi numeri lo attestano con efficacia.

 

Marmo e pietre: un trentennio di mutazioni strategiche

Foto Ennevi

Il Rapporto sul settore lapideo nel mondo – comprensivo del suo indotto – che nel 2019 è giunto alla trentesima edizione, consente di fare il punto sulla congiuntura, sempre non facile, e nello stesso tempo, sulle modificazioni strutturali intervenute in misura accelerata e profondamente innovativa rispetto alle precedenti vischiosità, cambiando i vecchi rapporti di forza con escursioni di grande ampiezza, spesso irreversibili. E’ consuetudine valutare i dati nell’ambito del breve periodo, ma l’analisi di lungo termine assume importanza decisiva nel quadro di un esame politico-economico del comparto, della sua storia e delle sue prospettive.

 

Rispetto ai tempi del primo Rapporto (1990), la produzione mondiale in volume è aumentata di circa quattro volte, alla luce di una domanda in forte crescita, supportata da uno sviluppo tecnologico senza precedenti, ed ha ascritto un’espansione notevolmente superiore a quella del sistema economico considerato nel suo complesso. Il materiale estratto, al netto degli sfridi di cava, ha raggiunto un volume nell’ordine dei 60 milioni di metri cubi. Dal canto suo, l’interscambio, consolidando il carattere di struttura portante del settore, è pervenuto ad oltre 56 milioni di tonnellate, con un aumento di quasi sei volte.

 

Il Rapporto esprime valutazioni mondiali che possono compendiarsi nella permanenza di un discreto stato di salute, esteso alle tecnologie ed ai beni di consumo, pur dovendosi tenere conto delle differenze strutturali insiste nella loro domanda. Detto questo, e preso atto della crescita impetuosa fatta registrare dai Paesi in via di sviluppo e segnatamente dalla Cina – che oggi vanta una produzione superiore ai 48 milioni di tonnellate ed un’incidenza del 31 per cento sul totale mondiale contro il quattro per cento del 1989 – è naturale attirare attenzioni specifiche sulle condizioni dell’Italia, la cui vecchia leadership produttiva appartiene alla storia: ormai la sua estrazione è stata superata, prima dalla stessa Cina, e dopo anche da India, Turchia, Iran e Brasile.

 

L’Italia non è riuscita a conservare il livello produttivo del 1989, con circa sette milioni e mezzo di tonnellate, scendendo a sei, mentre il suo “share” è sceso da un terzo del totale all’odierno quattro per cento. Nell’export, il consuntivo italiano è conforme a quello della produzione: il volume del 2018, pari a 2,6 milioni di tonnellate, è sceso di un quarto rispetto a quello di venti anni prima, con un calo più accentuato negli ultimi anni. L’occupazione, invece, è dimezzata, attestandosi intorno alle 30 mila unità, confermando quale residuo punto di forza uno storico primato nella produttività del lavoro. Condizioni critiche ricorrenti, sebbene meno accentuate, riguardano anche le produzioni italiane di macchine e di beni strumentali per marmo e pietre, con flessioni talvolta notevoli delle rispettive quote di mercato.

 

Alcune fonti continuano a diffondere considerazioni quasi ottimistiche utilizzando qualche dato marginale, ma sta di fatto che l’export evidenzia condizioni maggiormente critiche nel prodotto finito, pur esprimendo un prezzo medio di 78 dollari per metro quadrato equivalente (allo spessore convenzionale di cm. 2) che figura al massimo mondiale. Ciò, senza dire che l’import di grezzi, proseguendo nella discesa in atto da tempo, ha perduto oltre metà del volume acquistato, traducendosi in minori attività proporzionali di segheria e laboratorio: in altri termini, la politica del valore aggiunto non esiste e la concorrenza estera continua ad acquisire quote di mercato persino nella domanda domestica del prodotto finito. In queste condizioni, parlare di ripresa significa creare inutili illusioni.

 

L’aggregato lapideo nazionale deve tuttora acquisire una consapevolezza critica più matura dei suoi limiti e delle sue opportunità, a cominciare da quelle in chiave di investimenti produttivi e promozionali. Il Rapporto, per quanto gli compete, intende portare un contributo costruttivo a questo processo di documentazione e comunicazione, più che mai necessario quale strumento di una possibile inversione di tendenza e di uno sviluppo ancora perseguibile.

Marmo e pietre: un trentennio di mutazioni strategiche

(Foto Ennevi)

Il Rapporto sul settore lapideo nel mondo – comprensivo del suo indotto – che nel 2019 giunge alla

trentesima edizione, consente di fare il punto sulla congiuntura sempre difficile, e nello stesso
tempo, sulle modificazioni strutturali intervenute in misura accelerata e profondamente innovativa
rispetto alle precedenti vischiosità, cambiando i vecchi rapporti di forza con escursioni di grande
ampiezza, spesso irreversibili. E’ consuetudine valutare i dati nell’ambito del breve periodo, ma
l’analisi di lungo termine assume importanza decisiva nel quadro di un esame politico-economico
del comparto, della sua storia e delle sue prospettive: compito prioritario del Rapporto di prossima
presentazione.
Rispetto ai tempi della prima edizione (1990) la produzione mondiale in volume è aumentata di
oltre quattro volte, alla luce di una domanda di qualità in forte crescita, supportata da uno sviluppo
tecnologico senza precedenti, ed ha ascritto un’espansione notevolmente superiore a quella del
sistema economico considerato nel suo complesso. Il materiale estratto, al netto degli sfridi di
cava, ha raggiunto un volume nell’ordine dei 60 milioni di metri cubi, mentre l’interscambio,
consolidando il carattere di struttura portante del settore, è pervenuto ad oltre 56 milioni di
tonnellate, quintuplicando il consuntivo iniziale.
Il Rapporto esprime valutazioni mondiali che possono compendiarsi nella permanenza di un trend
di crescita, sia pure con qualche momento critico dovuto a fattori esogeni. Lo sviluppo si è
naturalmente esteso alle tecnologie ed ai beni di consumo, pur dovendosi tenere conto delle
differenze strutturali insiste nella loro domanda. Detto questo, e preso atto della crescita impetuosa
fatta registrare dai Paesi in via di sviluppo e segnatamente dalla Cina e dall’India, è logico attirare
attenzioni specifiche sulle condizioni dell’Italia, la cui vecchia leadership produttiva appartiene alla
storia: ormai la sua estrazione è stata superata, prima dalla stessa Cina, e dopo anche dall’India
(ora nuova primatista dell’export quantitativo), dalla Turchia, dall’Iran e dal Brasile, scendendo al
sesto posto nella graduatoria planetaria.
L’Italia non è riuscita a conservare nemmeno il livello produttivo del 1989, quando la sua
estrazione pervenne ad oltre sette milioni di tonnellate, ma il suo “share” è sceso da un terzo del
totale al sette per cento di dieci anni orsono, ed al quattro per cento di oggi. Nell’export, il
consuntivo italiano è conforme a quello della produzione: il volume del 2018 ha iterato quello di 30
anni prima, ma evidenzia un forte calo nel corso dell’ultimo ventennio, pari al 26 per cento. Il
rovescio della medaglia è costituito dal valore medio per unità di prodotto, che nel 2019, per
quanto riguarda il prodotto finito esportato, ha raggiunto il nuovo massimo di 78 dollari per metro
quadrato equivalente (allo spessore convenzionale di cm. 2) ma l’aumento dei prezzi ha contribuito
in misura significativa a ridurre le vendite, e quindi, anche la produzione.
L’occupazione ha visto una perdita storica costante nel lungo periodo e stimabile nell’ordine di un
punto in ragione annua. pur confermando, quale residuo punto di forza, uno storico primato nella
produttività del lavoro. Condizioni critiche analoghe a quelle in essere per i materiali riguardano
anche le produzioni italiane di tecnologie per marmo e pietre, con flessioni notevoli delle rispettive
quote di mercato: basti dire che nel solo ambito europeo l’export marmo – meccanico del 2019 è
sceso al 57 per cento, contro i precedenti massimi di circa 75 punti.
L’aggregato lapideo nazionale deve tuttora acquisire una consapevolezza critica più matura dei
suoi limiti e delle sue opportunità, a cominciare da quelle in chiave di investimenti produttivi e
promozionali. Il Rapporto, per quanto gli compete, intende portare il tradizionale apporto costruttivo
a questo processo di documentazione e comunicazione, più che mai necessario quale strumento
di reale ripresa, ed in prospettiva, di uno sviluppo certamente perseguibile alla luce della domanda
internazionale e del progresso tecnologico

Il giro d’affari del lapideo nel 2017 ha raggiunto i 20 miliardi di dollari

Nel consuntivo mondiale per il 2017, gli scambi internazionali di marmi e pietre hanno interessato un giro d’affari per oltre 20 miliardi e mezzo di dollari sia nell’export che nell’import, con una flessione di 600 milioni rispetto all’anno precedente, e di oltre due miliardi nel ragguaglio al massimo storico del 2014: in altri termini, si sono registrate tre flessioni consecutive che costituiscono un fatto nuovo assoluto e rispecchiano l’esistenza di una congiuntura difficile anche in campo lapideo, e tanto più complessa, alla luce dei più recenti venti protezionisti in alcuni Stati leader.

Nei confronti del 2001, quando il fatturato lapideo mondiale aveva raggiunto 5,2 miliardi di dollari, il valore è comunque quadruplicato, confermando il crescente apprezzamento della progettazione e della clientela finale per il prodotto di natura, che proprio per questo ha sofferto meno di altri materiali concorrenti.

Del resto, a fronte della flessione in valore, pari al 2,4 per cento nei confronti del 2016, l’ultimo esercizio ha visto una crescita dell’interscambio quantitativo nell’ordine degli otto punti percentuali, con un ex – import che ha bilanciato in 580 milioni di quintali (grezzi e lavorati) contro i 535 milioni dell’anno precedente, E’ di tutta evidenza che il valore medio delle operazioni commerciali ha subito una contrazione molto rilevante, superiore ai dieci punti: un buon tributo alla cosiddetta democratizzazione dell’impiego, ma nello stesso tempo, una nuova forte elisione della redditività.

I primi quattro Paesi nella graduatoria dell’esportazione in valore (Cina, Italia, India, Turchia) hanno espresso il 56,8 per cento del totale, pressoché invariato rispetto al 57 per cento del 2010, cosa che mette in luce la permanenza di una forte concentrazione. A livello disaggregato, Il dato più significativo riguarda il forte sviluppo asiatico, nel cui ambito il 2017 ha visto concretizzarsi il sorpasso dell’export quantitativo indiano, ai danni di quello cinese, che peraltro resta largamente avvantaggiato in valore, vista la forte prevalenza dei suoi prodotti finiti. Quanto all’Italia, è ulteriormente continuato il trend discendente della quota di mercato, che nel 2017 è scesa al 10,6 per cento contro il 30,6 per cento del 2001. Molto apprezzabile è stata invece la crescita della Turchia, partita da 200 milioni di dollari per giungere, nel volgere di sedici anni, ad oltre due miliardi.

L’importazione è più articolata: i primi quattro acquirenti del 2017, tutti extra-europei (Cina, Stati Uniti, Corea del Sud e Germania), hanno ricevuto il 43 per cento degli scambi quantitativi. Anche in questo caso, nel periodo lungo si sono registrati incrementi generalizzati, soprattutto nei Paesi asiatici, mentre hanno fatto eccezione gli Stati Uniti, dove gli ultimi esercizi hanno evidenziato una tendenza alla saturazione del mercato ben dimostrata dal fatto che permane tuttora un ritardo di circa 17 punti nei confronti del massimo storico conseguito dall’import nordamericano nell’ormai lontanissimo 2007, per un valore nell’ordine dei 3,9 miliardi di dollari contro gli attuali 3,2. Dal canto loro, sono risultati in forte ed ulteriore calo gli approvvigionamenti italiani di grezzi, ridotti di circa due terzi nel volgere di un decennio, a conferma di una crisi delle attività trasformatrici ormai strutturale.

In tutta sintesi, il panorama globale del settore propone un mondo lapideo a due velocità: da una parte, i Paesi in via di sviluppo che si sono distinti per crescite talvolta molto accentuate dell’export e talvolta dell’import, e dall’altra, le economie mature, dove al carattere selettivo del mercato si sono aggiunti gli effetti del ristagno. Ne derivano parecchi spunti di riflessione non effimera per le imprese, per le forze sociali, e soprattutto per la volontà politica.

Export lapideo 2017: sale il grezzo (+21%), calano i lavorati (-7,8%)

Foto Ennevi

La politica delle quantità che si va nuovamente affermando nel mondo lapideo, con particolare riguardo alla congiuntura dell’ultimo biennio, non è priva di eccezioni, tra cui emerge quella dell’Italia, il Paese che vanta le maggiori tradizioni di settore e che costituisce tuttora un modello di riferimento, almeno dal punto di vista della qualità, e delle potenzialità offerte dalle sue tecnologie. Del resto, le condizioni operative non sono uguali per tutti, con differenze talvolta decisive, indotte da collocazione geografica, dotazioni infrastrutturali, capacità di valorizzare le risorse, propensione all’investimento, qualificazione professionale, volontà politica.

In Italia, la gestione delle attività settoriali continua ad evolversi in modo disomogeneo: da un lato, la disponibilità di ampie riserve accertate, di una competenza straordinaria e di una produzione tecnologica oltremodo avanzata la pongono in condizioni potenziali di vantaggio, che peraltro vengono regolarmente elise da strozzature finanziarie, difficoltà di accesso al credito agevolato, massimalismo ecologista, ristagno dell’attività edilizia, carenze promozionali, limiti della politica d’intervento. Si tratta di una condizione evidentemente contraddittoria, con effetti conseguenti sull’economia del settore e sui risultati della sua gestione, a cominciare dall’interscambio: effetti positivi soltanto in parte, come attestano le cifre.

Nel 2017 l’esportazione italiana ha fatto registrare una crescita di oltre centomila tonnellate, con un progresso del 4,6 per cento, che diventa più apprezzabile a fronte delle diminuzioni ascritte nel triennio precedente, per un totale di circa 14 punti. D’altra parte, la crescita in parola si deve quasi esclusivamente ai grezzi calcarei, dove le spedizioni si sono incrementate nella misura di 250 mila tonnellate, raggiungendo il nuovo massimo storico e mettendo a segno un balzo del 21 per cento, mentre i lavorati hanno perduto oltre centomila tonnellate, con una contrazione del 7,8 per cento che nel ragguaglio ventennale ammonta addirittura alla metà, evidenziando un decremento pari a 1,4 milioni di tonnellate.

Il ruolo crescente assunto dal grezzo nell’export italiano diventa particolarmente chiaro nella scomposizione delle spedizioni per tipologia di prodotto in quantità ed in valore, dove quelle dei blocchi e delle lastre a piano sega di materiali calcarei sono pervenute alle quote massime proprio nel 2017, raggiungendo il 49 per cento nei volumi ed il 20,8 per cento nei flussi valutari (tav. 56), mentre sono specularmente diminuite al 42,4 per cento le vendite estere di lavorati con valore aggiunto, ed al 75,4 per cento quelle in valore, con regressi rispettivi di sei punti e mezzo, e di oltre quattro. Ne emerge una modificazione strategica che è pervenuta ad una preferenza più accentuata per la politica del grezzo: da una parte, per l’incremento della domanda estera di blocchi, e dall’altra, per la diminuzione di quella del prodotto finito, ma nello stesso tempo per la minore disponibilità agli investimenti nel processo di verticalizzazione.

I maggiori acquirenti del grezzo italiano, con largo vantaggio sugli altri, sono la Cina e l’India, che nel 2017 hanno alimentato il 68 per cento del totale esportato dall’Italia, con un’incidenza pressoché uguale in valore, mentre le spedizioni totali hanno raggiunto 452 mila tonnellate, con un aumento del 29,8 per cento rispetto al 2016, e del 21,3 per cento in valore. I prezzi medi sono cresciuti per quasi tutte le vendite, comprese quelle nei mercati minori (tav. 57) dando luogo, anche per questo aspetto, ad un vero e proprio “rally”.

Quanto all’import, l’andamento negativo è stato ancora più forte, con un regresso di 140 mila tonnellate nei confronti del 2016, pari al 12,4 per cento, che porta a sette quelli annuali consecutivi e registra un crollo del 63,5 per cento rispetto al massimo del 2006, a cui corrisponde una media annua nell’ordine dei sei punti (tav. 58): ciò, senza dire che gli approvvigionamenti italiani dall’estero, un tempo costituiti in larga maggioranza da grezzi, con riferimento prioritario a quelli silicei, sono pervenuti al 25,8 per cento di materiale lavorato, evidenziando un ulteriore elemento critico per quanto riguarda le attività di segheria e di ulteriore trasformazione del prodotto semilavorato.

Il rovescio della medaglia assume un’evidente visibilità nell’andamento dei valori medi, in specie del materiale finito, dove l’accelerazione si è fatta più cospicua proprio negli ultimi anni, tanto che nel 2017 il prezzo per unità di prodotto ha conseguito il nuovo massimo con oltre 63 euro al metro quadrato equivalente (tav. 59) speculare a quello in valuta extra-europea, di poco inferiore ai 72 dollari, come già evidenziato nel raffronto con le quotazioni altrui, che vede proprio l’Italia in posizione di leader. Questo valore medio esprime alcuni massimi per singole destinazioni largamente superiori ai cento dollari, come è avvenuto, nell’ordine, per Regno Unito, Russia, Stati Uniti e Canada, a conferma di un gradimento per il prodotto italiano ormai consolidato (tav. 60) ed esteso anche ai mercati più interessati a materiali correnti ed a formati standard, quali Germania, Arabia Saudita, Emirati e Kuwait.

Il consuntivo italiano del 2017, in conclusione, mette in evidenza una gestione prevalente finalizzata alla redditività, tipica delle politiche aziendali rivolte al beneficio immediato, che non appare allineata a quella di altri Paesi protagonisti e concorrenti, cominciando dall’India e dalla Cina, dove le opzioni prevalenti sono orientate in senso quantitativo: beninteso, senza pregiudizio degli equilibri globali di gestione, ma attraverso un profitto che riviene soprattutto dai maggiori volumi prodotti e venduti. In questo senso, le indicazioni già emerse negli esercizi precedenti circa la vocazione italiana a riconsiderare la strategia del valore aggiunto nell’ottica dei mercati di nicchia, e soprattutto a sviluppare le opzioni di mercato in favore del grezzo, ne traggono ulteriore conferma.

Export lapideo italiano: Continua la crescita della redditività in un mercato riflessivo

(Foto Daniele Canali)

I dati circa le spedizioni all’estero di marmi e pietre nei primi otto mesi dell’esercizio 2016 hanno confermato la precarietà della congiuntura già rilevata in precedenza, con qualche accentuazione nelle quantità vendute, ma nello stesso tempo, con un’ulteriore crescita della redditività, che sembra inserirsi in una tendenza generale già illustrata nel “XXVII Rapporto mondiale” del settore presentato alla Fiera di Verona.

 

A conti fatti, il valore medio per unità di prodotto dell’esportazione lapidea italiana è cresciuto del 3,8 per cento nei grezzi e del 5,5 per cento nel prodotto finito, con incrementi rispettivi da 718 a 745 euro per metro cubo, e da 53,8 a 56,8 euro per metro quadrato equivalente (nel ragguaglio allo spessore convenzionale di cm. 2). E’ l’altra faccia della medaglia: da una parte si sono cedute quote di mercato, ma dall’altra, chi è rimasto competitivo ha potuto conseguire risultati migliori di gestione.

 

Il fatto che questi consuntivi si riferiscano a due terzi dell’esercizio 2016, confrontati con lo stesso periodo dell’anno precedente, fa presumere che quelli finali possano essere sostanzialmente conformi. Tuttavia, sarà importante confrontarli soprattutto con i risultati conseguiti dagli altri maggiori Paesi lapidei, a cominciare dalla Cina, che nel 2015 aveva fatto registrare la crescita più alta della redditività.

 

Il comparto lapideo italiano, in buona sostanza, continua a perseguire una strategia qualitativa, supportata dal costante adeguamento tecnologico, che consente, se non altro, di trasferire sui prezzi le maggiorazioni dei costi produttivi, almeno da parte delle imprese capaci di investire in misura conforme alle esigenze del mercato. Quelle marginali, invece, possono sopravvivere all’insegna di una precarietà sempre più selettiva.

 

Lo stato di salute non ottimale del marmo e della pietra, quale emerge dall’analisi dell’interscambio italiano, ha trovato conferma nel ridimensionamento dell’import di materiale grezzo, espresso da consuntivi a due cifre. Ciò significa che la domanda interna continua a languire, con ovvie conseguenze per quanto riguarda le attività domestiche di trasformazione. In altri termini, il solo parametro in ascesa resta quello del valore medio all’export, significativamente più alto nel lavorato, con tanti saluti a chi continua a mettere in dubbio la validità delle politiche di valore aggiunto.

 

Una prima conclusione di tutta sintesi consente di porre in luce che il materiale lapideo, bene comune di forte impatto sociale, continua a svolgere un ruolo di promozione economica da tutelare e da valorizzare, in analogia a quanto stanno facendo i Paesi che hanno compreso le funzioni strategiche del comparto e la sua idoneità a supportare la tutela socio-economica dei comprensori interessati, ed in prospettiva, uno sviluppo consentito dall’apprezzamento per il prodotto di natura e dalle dimensioni della domanda mondiale.

Marmi e pietre nel mondo: Produzione, consumi e redditività in crescita globale

E’ stato rilevato in parecchie occasioni ufficiali come l’idoneità del settore lapideo a promuovere politiche di sviluppo dove ad altri non sarebbe strutturalmente possibile, sia fuori discussione, e come abbia acquisito alti riconoscimenti nelle sedi più qualificate, a cominciare dall’Organizzazione delle Nazioni Unite con la nota Dichiarazione del 1976. In precedenza, il IX Congresso dell’industria marmifera europea aveva già attirato l’attenzione dei Governi nazionali e regionali sul ruolo trainante della pietra anche in chiave sociale, auspicando l’adozione di opportuni incentivi capaci di valorizzare tale opportunità, ed aveva costituito la Federazione internazionale del settore (oggi Euroroc) con lo scopo di promuovere uno sviluppo più organico del comparto (1964).

 

Oramai, diversi Paesi hanno riconosciuto il ruolo strategico di marmi e pietre ed aggiornato la propria legislazione per quanto di conseguenza, inquadrando i prodotti lapidei nell’ambito dei materiali minerari di prima categoria. Ne sono scaturiti parecchi risultati economici e sociali di buona consistenza, soprattutto dal punto di vista delle crescite occupazionali, degli investimenti e del valore aggiunto. In ogni caso, sono parecchi i Paesi in cui la volontà politica nazionale ha preso atto del rilievo di marmi e pietre nell’ambito della programmazione, anche fra quelli di primaria importanza settoriale, come Brasile, Egitto, India, dove la linea del possibile ha cominciato a spostarsi in avanti, a fronte delle conseguenti opzioni promozionali che stanno diventando punti di riferimento anche per gli altri.

 

Il progresso lapideo è incontestabile, ad iniziare dal gradiente di sviluppo notevolmente superiore a quello dell’economia mondiale considerata nel suo complesso, avendo tratto largo vantaggio dalla diffusione sostanzialmente universale delle riserve, ed in misura altrettanto ampia, dal forte avanzamento tecnologico. Ciò, sebbene la politica di ricerca estrattiva sia tuttora limitata: soltanto in pochi casi la conoscenza del territorio è davvero esauriente, come in alcuni Stati europei, in Arabia Saudita, in altri Paesi del Golfo, in Palestina od in Turchia, facendo presumere che nuove importanti risorse possano essere condotte alla vista e quindi alla coltivazione.

 

In taluni casi, lo sviluppo è stato esponenziale. Del resto, negli ultimi 25 anni la produzione ed i consumi mondiali sono triplicati, mettendo a segno un progresso straordinariamente elevato anche nel campo qualitativo, con particolare riguardo alle lavorazioni speciali. Ciò, senza dire che le valutazioni storiche effettuate a livello scientifico hanno posto in evidenza che il volume dei marmi e delle pietre scavati nel mondo negli ultimi due terzi di secolo é stato superiore a quello di tutte le epoche precedenti, sin dall’antichità più remota. Chi si fosse ostinato a presumere che il settore svolge un ruolo di retroguardia, nel quadro di residue concessioni ad un prestigio retorico ed anacronistico, in qualche misura autoreferenziale, avrebbe commesso un errore macroscopico.

 

Per comprendere quanto siano ampie le odierne dimensioni del settore, basti sottolineare che la produzione mondiale del 2015, al netto degli scarti di cava, è stata pari a 140 milioni di tonnellate, destinate all’interscambio nella misura del 54 per cento. In effetti, il volume del commercio estero settoriale si è ridotto di alcuni punti, ma ciò non ha compromesso la continuità di crescita delle produzioni, sia pure con un tasso più contenuto, perché i mercati domestici hanno sopperito in modo adeguato al rallentamento dell’export, soprattutto nell’ambito extra-europeo, ed anzitutto in Cina.

 

Il progresso indotto dal settore lapideo, a parte quello economico e tecnologico, spazia in un contesto più ampio e nobile, a cominciare dal perseguimento della cosiddetta “qualità totale”. Non è un caso che la progettazione moderna abbia riscoperto gli utilizzi del marmo, del granito e delle altre pietre sia nell’edilizia di rappresentanza, sia in quelle civili ed economiche, grazie a caratteri funzionali ed espressivi di grande competitività, ed alla capacità di offrire manufatti ad altissimo valore aggiunto prodotti serialmente, come negli arredi per il bagno, nei piani da cucina, nelle lavorazioni a massello, in alcuni tipi di oggettistica, e via dicendo.

 

 

 

Vale la pena di ribadire che le economie di durata e di manutenzione sono tali da motivare ampiamente qualche maggiorazione di prezzo, che proprio negli ultimi esercizi ha permesso di ottimizzare i risultati della gestione industriale anche nei Paesi in via di sviluppo: ad esempio, nell’ultimo quinquennio il prezzo medio del manufatto lapideo cinese oggetto di esportazione è raddoppiato, raggiungendo il nuovo massimo di oltre 40 dollari per metro quadrato equivalente nel consuntivo per il 2015, ed ascrivendo un risultato di ovvia utilità anche per quanto riguarda l’autofinanziamento degli investimenti, tanto più importante in una congiuntura di oggettive difficoltà nell’accesso al credito, sia ordinario che agevolato, come quella odierna.

 

Il rapido progresso conseguito nel “modus vivendi” dell’uomo contemporaneo ha trovato un fondamento significativo nella democratizzazione d’impiego dei materiali più selettivi, come marmi e pietre: è un percorso che continua nonostante la scoperta della redditività crescente, perché lo sviluppo tecnologico ha continuato ad esercitare il suo ruolo tradizionale di contenimento dei costi, e quindi dei prezzi, in un ventaglio capace di soddisfare quote maggiori del mercato.

 

Ciò che un tempo era riservato ad una schiera piuttosto ristretta di fruitori ha finito per diventare accessibile ad una clientela più ampia: motivo ulteriore per sottolineare come il consumo medio per abitante, che nel mondo di oggi ammonta ad oltre 240 metri quadrati per mille (riferiti allo spessore convenzionale di cm. 2) con punte massime di oltre un metro pro-capite in Arabia Saudita, Corea del Sud, Belgio e Svizzera, sia destinato ad aumentare, potenziando un trend in ascesa che perdura da molti anni e che ha permesso di raddoppiare la quota del 2001, inferiore ai 120 metri quadrati.

 

L’esame dei parametri essenziali attesta che l’espansione lapidea globale è sempre in atto, come si conviene a materie prime quali marmi e pietre, capaci di esaltare i valori estetici della bellezza ma prima ancora quelli etici, a cominciare dalla pace.

 

Lapideo: confermate le diminuzione delle vendite nei primi 8 mesi del 2016

I dati relativi alle esportazioni ed importazioni di materiale lapideo, sia grezzo che lavorato, riferito ai primi otto mesi dell’anno in corso, confermano quanto avevamo già delineato nel consuntivo di fine anno 2015 e nei primi mesi del 2016.

Le difficoltà si registrano sia per i quantitativi, che vedono perdite addirittura a due cifre percentuali, sia per i valori monetari. Il settore lapideo italiano sembrerebbe aver intrapreso una tendenza opposta rispetto a quella degli ultimi anni con variazioni negative che a questo punto possono ritenersi realistiche per l’intero arco dell’annualità corrente.

In queste brevi note, rimandando analisi più approfondite alle prossime scadenze, possiamo mettere in evidenza che, nei primi otto mesi del 2016, sono state esportate complessivamente dalle aziende italiane 1,8 milioni di tonnellate di materiale, sia grezzo che lavorato, in calo del -12,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando le tonnellate erano state superiori ai 2 milioni, per una contrazione che in valore assoluto è stato di circa 255 mila tonnellate.

Perdite nelle quantità ma pure nei valori monetari; infatti, nonostante si tratti di variazioni meno accentuate, si riscontrano diminuzioni nelle vendite del -4,4%, che assommano complessivamente a circa 1.275 milioni di euro, a fronte dei 1.333 milioni dell’anno 2015, per un calo pari a circa 58 milioni di euro.

Nella disamina per componenti osserviamo che le esportazioni italiane in quantità di materiale lapideo grezzo hanno toccato la quota di 815 mila tonnellate nei primi otto mesi dell’anno, un calo nettissimo, del -18,3%: quasi un quinto in meno rispetto all’anno precedente. Una simile contrazione (-15,3%) è stata riscontrata anche nei valori monetari delle vendite.

Come avevamo sottolineato nelle note precedente, preoccupa decisamente la forte frenata che ha riguardato la componente maggiormente rappresentativa, ovvero quella dei materiali calcarei grezzi, passati da 902 mila tonnellate dei primi otto mesi del 2015 alle 731 del 2016. Una diminuzione in valore assoluto di ben 171 mila tonnellate che si sono tradotte in una perdita in valore di circa 38 milioni di euro, mentre il calo dei silicei si è fermato a circa 2 milioni di euro. Le destinazione che hanno mostrato le peggiori dinamiche, rispetto all’anno precedente, sono stati alcuni paesi dell’Asia, quali l’India, ed i paesi del Medio Oriente (Arabia Saudita, Emirati Arabi).

Sempre in estrema sintesi osserviamo che anche dal lato delle vendite di materiale lapideo lavorato i risultati non sono stati soddisfacenti, se nei primi mesi dell’anno sembravano tenere quantomeno le vendite in termini di valore, per un +2,5%, a questo consuntivo si registra un calo del -1,6%, pari a meno 17 milioni di euro. Le quantità invece perdono il -6,8%, nel raffronto con il 2015, non raggiungendo la quota del milione di tonnellate vendute.

Nella distinzione per tipologie di materiale dobbiamo in ogni modo evidenziare che le perdite in valore sono state determinate prevalentemente dal granito, contraddistinto da un calo del -4,5%, a fronte della componente calcarea che ha mantenuto un livello sostanzialmente stabile.

Ulteriori indicazioni provengono anche dall’andamento delle importazioni di materiali lapidei, in questo caso possiamo evidenziare che i valori complessivi mostrano contrazioni a doppia cifra percentuale, sia per i valori monetari in euro (-10,8%), sia per le quantità (-10,2%). A dispetto di una simile contrazione per quanto riguarda la componente dei materiali grezzi, sia nei valori che nelle quantità, che rappresentano i 3/4 del totale dell’import, si segnala, all’opposto, come unico dato positivo quello dell’import di materiali lavorati, in aumento nei valori del +4,3%. Un risultato dovuto essenzialmente al trend favorevole dell’import di granito, in crescita del 14% in termini di valore (42 milioni) e dell’8,6% in quantità ( 85 mila tonnellate).

A conclusione di questa breve analisi possiamo confermare che i primi otto mesi del 2016 confermano le nostre valutazioni di fine 2015, mostrando una serie di difficoltà del settore lapideo italiano da non sottovalutare e da monitorare con attenzione alle prossime scadenze.

Esportazioni prodotti lapidei Gennaio-Agosto 2016

EXP2015

EXP2016

Diff. 2016-15

totale lavorati

Euro

1.067.933.160

1.050.415.329

-1,6

Kg

1.072.589.767

999.918.419

-6,8

totale grezzi

Euro

265.320.308

224.801.289

-15,3

Kg

997.819.834

814.843.114

-18,3

totale lapideo

Euro

1.333.253.468

1.275.216.618

-4,4

Kg

2.070.409.601

1.814.761.533

-12,3